In nanomacchina verso il futuro


Non è la prima e non sarà l’ultima. Gli scienziati dell’Università di Groningen (Olanda,) e del centro di ricerca Empa (Svizzera), hanno creato un sistema di trasporto nanometrico dotato di quattro unità motorie (traduzione: una “namomacchina”). E’ elettrica, lunga quattro nanometri e ogni mezzo giro delle ruote deve fare il pieno… Funziona grazie ad un microscopio a scansione a effetto tunnel posizionato sopra di lei, che trasmette una minuscola carica elettrica che causa dei cambiamenti strutturali riversibili nelle ruote (traduzione: le fa girare).

Per chi volesse approfondire, ecco il paper, su Nature, e un riassunto sull’ottimo KurzweilAI .

A cosa serve, esattamente, un’automobile del genere? Assolutamente a niente. A cosa servono esperimenti del genere? Assolutamente a tutto… La nanotecnologia molecolare è la costruzione di dispositivi atomo per atomo, molecola per molecola. Oggi è un settore ancora in incubazione nei laboratori di ricerca internazionale, ma in un prossimo futuro potrebbe rivelarsi un’autentica tecnologia trasformativa con un impatto sulla nostra vita da far impallidire quello di computer, internet e telefonino…

Per me tutto cominciò (per quanto riguarda la nanotecnologia) con Engines of Creation, di Eric Drexler (che ho in seguito pubblicato, in versione italiana, su Estropico: Motori di creazione). Uscito nel lontano 1986, me lo ritrovai tra le mani nei primissimi anni ’90 e causò un autentico cambiamento copernicano nel mio modo di vedere il mondo. Gli stralci di futuro presentati da Drexler puntano ad un livello di controllo senza precedenti sulla materia. Ecco come l’autore apre l’opera:  “Carbone e diamanti, sabbia e circuiti integrati, tessuti sani e cancerosi: nel corso di tutta la storia, le variazioni nelle disposizioni di atomi hanno fatto la differenza fra scadente e pregiato, fra malato e sano. Disposti in una certa maniera, gli atomi formano suolo, aria, acqua; disposti in un’altra maniera diventano fragole mature. Disposti in un modo sono case ed aria fresca; in un altro, diventano cenere e fumo.”

Il che conferisce alla nanotecnologia molecolare una serie di potenziali conseguenze da capogiro: da livelli di ricchezza diffusa senza precedenti (si veda il capitolo Motori di abbondanza), alla cura dell’invecchiamento(Motori di guarigione e Longevità in un mondo aperto), fino al santo Graal del pensiero transumanista, nientemeno che la sconfitta della morte (Una porta sul futuro). Ma come dice quel profondo filosofo che è l’Uomo Ragno, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, il che ci porta ai capitoli Motori di distruzione e Strategie e sopravvivenza, nei quali Drexler prende in considerazione gli scenari più pessimisti e il come evitarli.

Un quarto di secolo fa, quando Engines of Creation fu pubblicato, le nanotecnologie erano poco più di un tema per futurologi. Oggi il settore dei nanomateriali è stimato a più di un miliardo di dollari l’anno, ma la robotica molecolare prevista da Drexler è ancora in fasce, come dimostrato dalla ‘nanomacchina’. Da allora Drexler ha pubblicato Nanosystems, un testo tecnico, e Engines of Creation 2.0, un aggiornamento in occasione del ventennale della pubblicazione. Ed è incoraggiante notare che il più spettacolare rischio nanotecnologico descritto in Motori di creazione, quello della cosiddetta “grey goo” (letteralmente: poltiglia grigia), sia stato declassato da Drexler e altri: è ora visto come estremamante improbabile che un’orda di nanorobot impazziti divorino tutto quanto incontrino, replicando se stessi fino a trasformare la biosfera in un’oceanica poltiglia grigia composta di altri nanorobot. Il fatto è che un nanorobot autoreplicante non è indispensabile per mantenere le straordinarie promesse della nanotecnologia molecolare.

Un approccio molto più semplice (relativamente parlando!) e infinitamente più sicuro è quello della “nanofabbrica” e dato che un’immagine vale mille parole, lascio la spiegazione di questo concetto al video qui sotto, intitolato ‘Productive Nanosystems: From molecules to superproducts’. E se sono riuscito a destare il vostro interesse per le prospettive aperte da questa tecnologia emergente, vi farà piacere sapere che Drexler ha recentemente annunciato l’arrivo di un suo nuovo libro su questi temi nel 2012: Radical Abundance.

Immagine: la nanomacchina molecolare su una superficie di atomi di rame (credit: Empa).

Fabio "Estropico" Albertario si interessa di longevismo dalla fine degli anni '80, e di nanotecnologie e di transumanismo da quando ha letto Motori di creazione e si è imbattuto nel concetto di extropy, nei primi anni '90. Dal 2001 gestisce Estropico, un'enorme collezione di materiale "dedicato all'impatto delle tecnologie avanzate sulla condizione umana, al prossimo incontro e fusione fra intelligenza biologica e non-biologica, al nostro potenziale futuro postumano ed alle strategie per arrivarvi". Fabio è uno dei fondatori del Network dei Transumanisti Italiani.