Quali sono i veri trend dei videogiochi che ridisegneranno il mercato nel 2026? Non più solo grafiche fotorealistiche o budget da blockbuster hollywoodiano. Il 2025 ha dimostrato qualcosa di inaspettato: mentre i grandi studi licenziano migliaia di dipendenti e vedono crollare le vendite dei loro titoli più costosi, piccoli team indipendenti dominano classifiche e premi. Il cloud gaming promette di giocare ovunque senza possedere una console, la realtà virtuale cerca di diventare accessibile, e il crossplay ha abbattuto le barriere tra piattaforme.
Ma tutto questo fermento nasconde un dato di fatto piuttosto paradossale: ci sono troppi giochi. Sedicimila titoli pubblicati solo quest’anno, e la maggior parte affonda nell’invisibilità. Cosa ci aspetta il prossimo anno?
Il mercato che cerca una nuova direzione
Il mercato globale dei videogiochi raggiungerà i 522,5 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita annua del 7,25% che si estenderà fino al 2029. Numeri che sembrano rassicuranti, ma che nascondono tensioni profonde.
In Italia il settore vale 2,4 miliardi di euro, con un incremento del 3% rispetto al 2023. Il software cresce (+11%), il digitale vola (+20%), mentre il fisico crolla (-24%). I giocatori italiani sono 14 milioni, pari al 33% della popolazione tra 6 e 64 anni.
La trasformazione più evidente per il 2026 riguarda dove si gioca. Il 79% dei giocatori italiani usa smartphone, tablet o dispositivi ibridi, spesso integrando l’esperienza su console e PC. Il mobile non è più una categoria a parte: è il gaming. Fortnite, Genshin Impact e Call of Duty Mobile funzionano allo stesso modo su telefono, computer e console. Il crossplay ha eliminato le vecchie separazioni, creando comunità più ampie. E questo trend si consoliderà ulteriormente.
Cloud gaming: la svolta definitiva arriva nel 2026
Il cloud gaming sta compiendo quello che prometteva da anni: rendere i videogiochi accessibili senza hardware costoso. Grazie a connessioni sempre più veloci e stabili, l’esperienza in streaming diventa accessibile a un pubblico vasto, riducendo il peso delle barriere tecnologiche. Xbox Game Pass e GeForce NOW offrono cataloghi che un tempo avrebbero richiesto migliaia di euro in console e PC.
La differenza rispetto al passato è che ora funziona davvero. La latenza è scesa, i server si sono moltiplicati, le reti 5G hanno reso stabile anche il gaming mobile in streaming. Il 2026 sarà l’anno in cui il cloud smetterà di essere “il futuro” per diventare semplicemente il presente. Un po’ come quando Netflix ha smesso di essere “quel servizio che bufferizza” per diventare il modo in cui si guardano serie TV.
L’intelligenza artificiale che plasma il 2026
L’AI non è più relegata a nemici più furbi o dialoghi generati. I titoli di nuova generazione offrono esperienze narrative personalizzate, nemici reattivi e contenuti adattivi in base allo stile del giocatore. Il gioco osserva come ti muovi, impara dalle tue scelte, modifica la difficoltà e persino la trama. Oggi è in forma un po’ embrionale, nel 2026 diventerà standard.
C’è però un rovescio della medaglia. Più l’AI si integra nello sviluppo, più gli studi riducono il personale. Le tecnologie generative permettono di creare asset, dialoghi e livelli con meno persone. Il risultato? Nel 2025, come detto, sono stati pubblicati oltre 16.000 videogiochi completi: per la stragrande maggioranza di questi, sarà estremamente difficile raggiungere la notorietà. E nel 2026? Beh, potrebbero essere ancora di più.
Gli indie che ridefiniscono il successo
Il fenomeno più sorprendente del 2025 è stato il dominio degli indie, e tutto indica che il trend continuerà nel 2026. Mentre l’industria AAA si è trovata a fare molta fatica ottenendo valutazioni della critica e numeri delle vendite inferiori alle attese, tutti i principali exploit sono emersi da direzioni inaspettate. Ubisoft ha registrato uno dei peggiori lanci della storia di Assassin’s Creed con Shadows, Capcom non ha rispettato le proiezioni con Monster Hunter Wilds e altre piccole delusioni sparse qua e là.
Nel frattempo, giochi indie hanno conquistato premi, vendite e attenzione. Balatro è stato candidato al Game of the Year ai The Game Awards, un’impresa che solo tre indie avevano compiuto prima. La spiegazione è semplice: budget più bassi, rischi creativi più alti, prezzi accessibili. Quando un tripla-A costa 70 euro e richiede 200 ore per essere completato, molti preferiscono tre indie da 15 euro che offrono esperienze concentrate e originali.
Trend videogiochi: il paradosso che il 2026 dovrà affrontare
Più giochi escono, meno visibilità c’è per ognuno. In Italia oggi si contano oltre 200 imprese attive, con un incremento del 25% rispetto a due anni fa. Ma quante di queste sopravviveranno al 2026? Solo chi ha forza comunicativa, fortuna o un’idea davvero originale riesce a emergere.
Il gaming sta vivendo una fase contraddittoria: cresce come mercato, ma diventa più crudele come industria. Le tecnologie abbattono barriere, ma creano nuove difficoltà. I giocatori hanno più scelta che mai, ma meno tempo per tutto.
Forse il vero trend dei videogiochi per il 2026 è questo: imparare a scegliere cosa ignorare.