Quanto costa un operaio che non dorme mai? Walker S2 conosce la risposta: è il primo robot umanoide al mondo capace di cambiare le proprie batterie senza aiuto. UBTECH lo ha portato dalla fase prototipale alla produzione di massa in meno di un anno.
Centinaia di unità già consegnate. BYD lo usa per montare pannelli carrozzeria. Foxconn per assemblare iPhone. SF Express per la logistica. Gli ordini: 113 milioni di dollari. Le previsioni: 500 unità entro fine anno, 1.000 nel 2025. E gli operai umani? Quelli che hanno bisogno di dormire, mangiare, riposare? Domande scomode per risposte sempre più complicate.
La svolta che cambia tutto
Il problema dell’autonomia ha sempre frenato i robot industriali. Batterie che durano poche ore, ricariche che richiedono supervisione, tempi morti che annullano i vantaggi dell’automazione. Walker S2 risolve tutto questo con un sistema che sembra banale, ma non lo è: due vani batteria sul dorso e la capacità di sostituirle in autonomia.
Quando l’energia finisce, il robot raggiunge una stazione di scambio e usa un mini set di attrezzi integrato nei polsi per rimuovere il modulo scarico e inserire quello carico. Tre minuti, nessun intervento umano. È come avere un’auto elettrica che va al distributore da sola, si ricarica e torna a lavorare. Solo che invece dell’auto, è un operaio alto 1,75 metri che solleva 15 chili e non chiede mai una pausa caffè.
Michael Tam, Chief Brand Officer di UBTECH, lo chiama “il sistema di batterie scambiabili a caldo leader a livello mondiale”. Tradotto: nessun altro robot umanoide sul mercato può farlo. È un vantaggio competitivo che vale miliardi.

Walker S2, tutti i numeri dell’invasione silenziosa
UBTECH ha raccolto ordini per 800 milioni di yuan nel 2024. Sono circa 113 milioni di dollari. I contratti più grossi? 250 milioni di yuan da un’azienda a settembre, 159 milioni di yuan da una società nel Sichuan a novembre. Il fondatore Zhou Jian prevede di distribuire oltre 500 Walker S2 entro dicembre, con una capacità produttiva di 1.000 unità all’anno. Non sono numeri da startup entusiasta. Sono numeri da industria che scala.
Il costo? Tra 68.000 e 100.000 dollari a unità. Sembra tanto. Poi fai i conti: un operaio specializzato costa circa 30 euro l’ora. In un anno, se consideri turni H24, fanno circa 260.000 euro. Walker S2 si ripaga in meno di due anni. E dopo lavora gratis. Per sempre.
Chi li sta già usando
Come vi scrivevo, il colosso cinese dell’automotive elettrico BYD li usa nelle linee di assemblaggio. Geely Auto pure. FAW Volkswagen e Dongfeng Liuzhou Motor hanno già firmato. Foxconn, che produce gli iPhone, ne ha ordinati per la logistica. SF Express, gigante delle consegne, li sta impiegando nei magazzini. Non sono esperimenti, ma vere e proprie implementazioni operative.
Come abbiamo raccontato per altri robot umanoidi, la Cina sta trasformando le fabbriche in ecosistemi dove umani e macchine coesistono. Solo che la coesistenza, per ora, significa soprattutto sostituzione.
Il video promozionale di UBTECH mostra centinaia di Walker S2 che marciano verso i container. Sincronizzati, identici, inarrestabili. Qualcuno ha notato che la sincronia è troppo perfetta per essere reale. Probabile. Ma il messaggio è chiaro anche senza effetti speciali: questi robot esistono, funzionano, e stanno per invadere le fabbriche.
Walker S2, il cervello che coordina lo sciame
Walker S2 non lavora da solo. UBTECH ha sviluppato Co-Agent, il primo “agente industriale” per robot umanoidi. È un sistema di intelligenza artificiale che guida i robot nelle attività di linea. Li fa collaborare, li coordina, decide se è meglio ricaricare o sostituire la batteria in base alle priorità operative. È un capo turno digitale che non si distrae mai e ottimizza ogni secondo.
Il sistema si basa su BrainNet 2.0, un’architettura che unisce un “super cervello” cloud per le decisioni strategiche e un “sub-cervello” locale per il controllo in tempo reale.
I Walker S2 esplorano, mappano, decidono. Capiscono quando fermarsi, quando accelerare, quando passare a modalità batteria singola per risparmiare energia. Non sono automi programmati per un unico compito. Sono sistemi adattivi che imparano dall’ambiente.
Il mercato che esploderà
Goldman Sachs prevede che il mercato dei robot umanoidi raggiungerà 38 miliardi di dollari entro il 2035. UBS è più ottimista: stima 2 milioni di unità operative entro il 2035 e 300 milioni entro il 2050. Il valore del settore potrebbe esplodere tra 1.400 e 1.700 miliardi di dollari a metà secolo. Sono numeri che fanno girare la testa agli investitori. E che fanno tremare i sindacati.
Il titolo UBTECH, quotato a Hong Kong, è salito del 150% nel 2024. Gli analisti di Citi e JPMorgan lo raccomandano ancora come “buy”, con target sopra i 170 dollari di Hong Kong. Il mercato ha capito: Walker S2 non è un esperimento. È l’inizio di una trasformazione industriale che cambierà il modo in cui produciamo, distribuiamo, lavoriamo.
La domanda scomoda
La disoccupazione giovanile in Cina supera già il 18%: cosa succederà con l’arrivo di robot che lavorano 24 ore su 24, non si ammalano, non scioperano, non chiedono aumenti? Come sottolineano alcuni analisti, la promessa di efficienza nasconde una domanda più profonda: quanto siamo pronti a delegare interi settori del lavoro a macchine autonome?
La retorica dell’innovazione rischia di coprire l’erosione progressiva delle mansioni umane. Il lavoratore diventa supervisore di sistemi automatizzati, spesso senza le competenze per intervenire quando qualcosa va storto.
Il World Economic Forum prevede che a fronte di 75 milioni di posti eliminati dall’automazione, ne nasceranno 133 milioni in nuovi settori. Il problema? I lavori che spariscono sono accessibili senza formazione avanzata. Quelli che emergono richiedono competenze specializzate. Per molti, il passaggio da mansioni manuali a ruoli tecnici è quasi impossibile.
Walker S2 è solo l’ultimo capitolo di una storia già scritta. Abbiamo già visto Figure AI raccogliere 675 milioni, Boston Dynamics perfezionare Atlas, Tesla promettere Optimus per il 2025. La differenza? UBTECH sta consegnando davvero. Non sono render. Non sono video patinati.
Sono robot che lavorano, oggi, in fabbriche vere, e sostituiranno milioni di esseri umani. Ci siamo arrivati, siamo in quel punto lì: ma ora cosa succede?