San Rafael, in California, sta affondando. La città è già un metro sotto il livello del mare e sprofonda di oltre un centimetro l’anno. Non è l’unica: entro metà secolo 300 milioni di persone nel mondo potrebbero affrontare inondazioni regolari. Le soluzioni tradizionali (dighe, muri, argini) costano centinaia di miliardi: come la mettiamo? La mettiamo col terraforming. Ora vi dico.
Una startup di San Francisco propone un’alternativa che suona quasi assurda: sollevare le città invece di proteggerle. Terranova, questo il nome dell’azienda, ha sviluppato robot autonomi che iniettano nel sottosuolo una mistura di scarti di legno. Il materiale si consolida in due ore e solleva il terreno in modo permanente. Il costo? Un decimo delle soluzioni convenzionali. Questo tipo di terraforming urbano potrebbe cambiare il modo in cui affrontiamo la subsidenza e l’innalzamento dei mari.
Come funziona il terraforming urbano di Terranova
Il processo è più semplice di quanto sembri. I robot cingolati di Terranova perforano pozzi fino a 18 metri di profondità, poi pompano una mistura di trucioli di legno, acqua e agenti addensanti proprietari. Il legno, se mantenuto umido, non si decompone. La pressione della mistura crea fratture nel sottosuolo e solleva gradualmente la superficie. In due ore il materiale si consolida, stabilizzando il terreno sollevato.
E poi c’è il software. Quello sviluppato dalla startup è la parte meno visibile ma più sofisticata: combina dati geografici pubblici e campioni di roccia provenienti dai pozzi idrici della California per mappare il sottosuolo. Un algoritmo calcola i punti di iniezione ottimali, che gli operatori possono modificare con un’interfaccia che sembra (giuro) quella di SimCity. I robot eseguono autonomamente il piano, perforando, iniettando e spostandosi al punto successivo senza intervento umano continuo.
Come riporta TechCrunch, Terranova ha recentemente chiuso un turno di finanziamento da 7 milioni di dollari guidato da Congruent Ventures e Outlander, con la partecipazione di GoAhead Ventures, Gothams e Ponderosa. La valutazione della startup è di 25,1 milioni.
San Rafael: il caso di studio del terraforming urbano
Il Canal District di San Rafael è “davvero molto sotto il livello del mare”, spiega Laurence Allen, co-fondatore e CEO di Terranova, nonché cittadino di San Rafael (mai sottovalutare le motivazioni personali). La città ha lavorato con consulenti per trovare soluzioni, e la risposta è stata sempre la stessa: servono dighe da 500 a 900 milioni di dollari. “Se sei di San Rafael, sai che non possono permetterselo”, dice Allen.
Terranova stima di poter sollevare di 1,22 metri la bellezza di 97 ettari di suolo ad un costo di 92 milioni di dollari.
L’intervento richiederebbe l’iniezione di circa 1,13 milioni di metri cubi di materiale. Per mantenere l’integrità del terreno sollevato nel tempo, la città dovrebbe iniettare altri 14.800 metri cubi di materiale all’anno, per un costo di circa 1,5 milioni di dollari annui.
Il progetto prevede anche la vendita di crediti di carbonio per compensare i costi. Gli scarti di legno che finiscono sottoterra sequestrano carbonio invece di decomporsi in discarica o essere inceneriti. I crediti potrebbero dimezzare il costo finale per i contribuenti.
Terranova stima che la società di smaltimento locale, Marin Sanitary, potrebbe fornire circa 123.000 metri cubi di trucioli di legno all’anno per dieci anni.
Come riporta Inside Climate News, Terranova ha mappato il sottosuolo della California usando modelli di machine learning su 700.000 set di dati. Le proiezioni geografiche a 40 anni mostrano che l’intero centro di San Rafael e l’area del Canal saranno allagati se non si interviene.
Subsidenza: il problema globale che nessuno vede
La subsidenza è lo sprofondamento graduale del terreno. Può essere naturale (processi geologici) o antropica (estrazione di acqua, petrolio, gas dal sottosuolo). Uno studio pubblicato su Nature stima che 1,2 miliardi di persone (un quinto della popolazione mondiale) vivano in zone a rischio subsidenza. Il fenomeno è concentrato nel Sud-est asiatico, nei delta fluviali e nelle pianure costiere. Nelle zone soggette a subsidenza, l’innalzamento relativo del livello del mare può essere quattro volte maggiore della media globale: tra 7,8 e 9,9 millimetri l’anno invece di 2,5 millimetri.
In Cina, uno studio su Science ha analizzato 82 città con quasi 700 milioni di abitanti. Il 45% delle aree urbane studiate sta sprofondando, con il 16% che affonda a un ritmo di 10 millimetri l’anno o più. Shanghai è affondata di tre metri nell’ultimo secolo e continua. Pechino e Tianjin sono tra i punti critici. Negli Stati Uniti, uno studio recente su Nature Cities mostra che 28 grandi città americane stanno sprofondando tra 2 e 10 millimetri l’anno. New York affonda di almeno 2 millimetri l’anno in media, ma in alcuni quartieri il ritmo è doppio.
Come vi scrivevo 5 anni fa, l’innalzamento del livello del mare sta già seguendo le proiezioni dello scenario climatico peggiore. La Groenlandia e l’Antartide hanno perso 6,4 trilioni di tonnellate di ghiaccio dal 1990 al 2017. Il livello globale del mare è aumentato di 1,8 centimetri in questo lasso di tempo, ma il 50% di questo innalzamento si è verificato solo negli ultimi 10 anni del periodo considerato: tra il 2007 e il 2017.
La combinazione di subsidenza e innalzamento dei mari, per dirla in breve, crea una “tempesta perfetta” per le città costiere.
Le perplessità degli esperti
Non tutti sono convinti della bontà di questa idea. Alcuni esperti hanno sollevato dubbi sul fatto che il legno consolidato sottoterra possa influenzare il comportamento sismico. Allen sostiene che rischi simili esistono anche con le alternative tradizionali. “Pensiamo che possa aiutare rispetto a dighe e argini.”
Intanto, anche Kate Hagermann, responsabile pianificazione climatica e resilienza per la città di San Rafael, ha espresso riserve sulla strategia di Terranova. Pur riconoscendo che è economicamente vantaggiosa, si chiede se l’ingegneria assistita da AI sia davvero la strada migliore. E si pone delle domande secondo me legittime:
“Se dovessimo sollevare questo edificio, come si connetterà alla strada? Come si connetterà, ad esempio, una strada ai binari del treno? Come passerà un treno su un terreno che era coperto d’acqua?”
Terranova ha testato robot e software in un sito pilota per oltre un anno. Il modello di business prevede la divisione dei ricavi con i contractor. La startup spera che i costi contenuti rendano l’approccio attraente per progetti oltre le città, incluso il ripristino di zone umide che stanno scomparendo per subsidenza o innalzamento del mare. Trip Allen, presidente esecutivo di Terranova, ha un nome per la diffidenza che la startup sta incontrando: “sindrome del non inventato qui”.
“Sicuramente è meglio portare gente dai Paesi Bassi. Come potrebbe essere vero che la migliore soluzione alle inondazioni viene proprio da San Rafael?”
Come dire: nemo profeta in patria, mio caro.
Terraforming: no, sul serio, funziona?
Il termine terraforming evoca immagini di pianeti alieni resi abitabili. Qui parliamo di sollevare porzioni di Terra per mantenerle abitabili. L’urgenza è reale. Le città che le attuali stime danno per spacciate non possono aspettare decenni di dibattiti su soluzioni da miliardi di dollari.
Terranova offre un metodo che può essere testato, implementato rapidamente e scalato. Datevi una mossa! Se funziona a San Rafael, potrebbe funzionare in centinaia di altre città costiere. Se non funziona, avrete sprecato solo 92 milioni invece di 900.
Le alternative al terraforming sono costose, lente, o inesistenti. Iniettare legno tritato nel sottosuolo suona strano fino a quando non consideri che pompare cemento sotto le fondamenta per stabilizzarle è pratica comune da decenni. Terranova sta solo replicando il concetto in altre forme. E se Allen riuscisse davvero a salvare la sua città natale, e poi altre nel mondo?
Non sarebbe male come eredità.