Quante donne controllano la tiroide durante la gravidanza? E quante lo fanno a ogni trimestre, invece che solo all’inizio? Uno studio israeliano appena pubblicato mostra un legame tra tiroide e autismo: per essere precisi, dimostra che monitorare gli ormoni tiroidei materni per tutti i nove mesi può fare la differenza tra un neurosviluppo normale e un rischio di autismo quasi triplicato.
L’ipotiroidismo cronico ben trattato non aumenta le probabilità di autismo nei figli. Ma lo squilibrio ormonale persistente sì, e in modo dose-dipendente: più trimestri passano senza correzione, più il rischio cresce. Il cervello fetale dipende dagli ormoni materni per svilupparsi correttamente, e se questi mancano nelle fasi critiche, le conseguenze possono durare una vita.
Tiroide e autismo: lo studio che cambia la prospettiva
Il team guidato da Idan Menashe dell’Università Ben-Gurion del Negev ha seguito 51.296 nascite tra il 2011 e il 2017 presso il Soroka University Medical Center in Israele. I dati, pubblicati a novembre 2025 su The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, mostrano che l’8,6% delle madri presentava disfunzioni tiroidee. Di queste, 1.161 avevano ipotiroidismo cronico, 1.600 ipotiroidismo gestazionale, 1.054 entrambe le condizioni.
Il follow-up è durato fino a gennaio 2021, con diagnosi di disturbo dello spettro autistico effettuate a un’età mediana di 4,6 anni secondo i criteri del DSM-5. Risultato: l’ipotiroidismo cronico da solo, se trattato adeguatamente, non comportava alcun aumento di rischio. Ma la combinazione di ipotiroidismo cronico e gestazionale portava a un rischio maggiore.
Un po’ come lasciare un motore senza olio per mesi: prima o poi qualcosa si rompe.

Il pattern dose-risposta: più trimestri, più rischio
La scoperta più rilevante, come detto, riguarda l’effetto cumulativo. L’analisi trimestre per trimestre ha mostrato un chiaro pattern dose-risposta: ipotiroidismo in un solo trimestre portava a un hazard ratio di 1,69. Due trimestri: 2,39. Tre trimestri: 3,25. Più a lungo dura lo squilibrio ormonale, più sale il rischio.
Gli ormoni tiroidei materni sono essenziali per la migrazione neuronale fetale, soprattutto durante il secondo e terzo trimestre. Quando mancano, i neuroni non raggiungono le aree cerebrali corrette, le sinapsi si formano in modo atipico, e il rischio di sviluppo neurologico alterato aumenta. Non è teoria: è fisiologia documentata da decenni di ricerca.
“Abbiamo scoperto che l’ipotiroidismo cronico trattato adeguatamente non era associato a un aumento del rischio autismo nei figli, ma lo squilibrio ormonale persistente attraverso più trimestri sì”, spiega Menashe.
“Questi risultati sottolineano la necessità di monitoraggio routinario e aggiustamento tempestivo della terapia per mantenere normali i livelli di ormone tiroideo durante tutta la gravidanza.”
Prevenzione possibile, screening necessario
La buona notizia è che la soluzione esiste ed è banale: controlli regolari della funzione tiroidea durante tutti e tre i trimestri. Non solo all’inizio, quando molte donne fanno il primo esame. Il problema è che troppo spesso lo screening si ferma lì, e gli squilibri che emergono nei mesi successivi passano inosservati.
Il costo di un dosaggio degli ormoni tiroidei è irrisorio rispetto al costo sociale ed economico dell’autismo. Eppure, in molti protocolli ostetrico-ginecologici italiani, il controllo della tiroide non è previsto come standard a ogni trimestre.
Cosa succede quando gli ormoni mancano
De Controllano la migrazione neuronale, la formazione delle sinapsi, la mielinizzazione delle fibre nervose. Quando sono insufficienti, i neuroni non arrivano dove dovrebbero. Le aree cerebrali deputate alla comunicazione sociale, al linguaggio e alla regolazione comportamentale si sviluppano in modo atipico.
Uno studio olandese del 2013 aveva già documentato che madri con grave carenza di T4 durante il primo trimestre avevano una probabilità 3,89 volte maggiore di avere figli autistici. La ricerca israeliana conferma e amplia questi dati, dimostrando che il rischio aumenta con la durata dell’esposizione allo squilibrio ormonale.
Scheda dello studio:
Ente: Ben-Gurion University of the Negev, Soroka University Medical Center
Anno: 2025
DOI: 10.1210/clinem/dgaf596
Campione: 51.296 nascite (2011-2017)
TRL: Livello 7 (dimostrazione in ambiente operativo)
Tiroide e autismo, la domanda che resta
Se bastano tre esami del sangue in nove mesi per ridurre drasticamente il rischio autismo in relazione alla tiroide materna, perché non li facciamo?
La risposta non è tecnica, è organizzativa. Serve che i protocolli nazionali di sorveglianza della gravidanza includano lo screening tiroideo trimestrale come standard. Serve che i medici di base e i ginecologi siano formati a riconoscere i segni di ipotiroidismo subclinico. E serve che le donne sappiano che controllare la tiroide in gravidanza non è un optional.
Il legame tra tiroide materna e autismo non è più un’ipotesi. È un dato. Finché continueremo a trattarlo come una curiosità scientifica invece che come un’indicazione clinica, continueremo a perdere occasioni di prevenzione.
E i bambini continueranno a pagare il prezzo di uno squilibrio ormonale che si poteva correggere con pochi euro di esami.