Un laboratorio McGill ha stampato strutture 3D più sottili di un globulo bianco usando il pungiglione di una zanzara morta: e ha prodotto linee da 20 micron, metà di quanto riescano a fare gli ugelli in metallo da 80 dollari. Il progetto si chiama necroprinting, ogni ugello biologico costa meno di un dollaro, e funziona una meraviglia.
L’affare del micron: quando piccolo diventa prezioso
La stampa 3D ad alta risoluzione vive di un paradosso. Più il dettaglio è fine, più il sistema costa. Gli ugelli commerciali che scendono sotto i 40 micron sono fatti di vetro o metallo lavorato al laser, costano quanto un buon smartphone, si intasano e non sono biodegradabili.
I ricercatori della McGill University e della Drexel University hanno cercato un’alternativa. Hanno guardato pungiglioni di insetti, zanne di serpenti, vasi xilematici di piante. Alla fine si sono fermati sul proboscide della zanzara femmina Aedes aegypti. È un microcanale naturale, dritto, col diametro interno di 20 micron: esattamente quello che serve per la microstampa.
Il team ha verificato che il proboscide resiste a pressioni interne di circa 60 kilopascal: abbastanza per usarlo con bioinchiostri commerciali senza rompersi. Il processo di assemblaggio richiede un microscopio, una punta in plastica standard e una goccia di resina. Il costo totale? Meno di un dollaro, e il tempo di montaggio è di qualche minuto.
Necroprinting, o come usare materiale biologico morto per fare ingegneria
Il termine “necroprinting” arriva dalla necrobotica, un campo che ricicla parti animali in componenti tecnologici. Zampe di ragno come pinze robotiche, esoscheletri come attuatori. In questo caso, il proboscide diventa l’ugello finale di un sistema di deposizione a scrittura diretta.
Il team ha montato l’ugello biologico su un setup di stampa 3D personalizzato. Hanno testato geometrie complesse: nidi d’ape, foglie d’acero, bioscaffold con cellule tumorali e globuli rossi incapsulati. Le linee stampate misuravano tra i 18 e i 28 micron. Gli ugelli commerciali, considerati ultra-fini, arrivano al massimo a 40 micron. Il margine è del 100%.
Il proboscide non è solo sottile. È anche uniforme. Il diametro interno varia di pochissimo lungo tutta la lunghezza. Gli ugelli fabbricati mostrano variazioni che possono compromettere la precisione. Serve calibrazione. Con il biologico, la natura ha già fatto il lavoro: mamma biomimetica, grazie sempre!

Applicazioni concrete: dalla stampa di cellule ai chip semiconduttori
Il bioprinting è il campo più ovvio. I ricercatori hanno dimostrato che l’ugello può depositare gel carichi di cellule mantenendo la vitalità cellulare sopra il 90%. Questo significa scaffold per ingegneria tessutale, modelli di organoidi, microstrutture per test farmacologici.
Ma le applicazioni vanno oltre la medicina. La microstampa serve anche per trasferire componenti microelettronici delicati, per depositare materiali funzionali su superfici precise, per creare pattern su scala sub-cellulare. Come nel caso del bioprinting veloce sviluppato alla Penn State, la risoluzione conta quando si lavora con strutture che misurano decine di micron.
Changhong Cao, professore associato alla McGill e co-autore dello studio, ha spiegato che il proboscide può essere riutilizzato più volte.
Con la giusta gestione della pressione e una pulizia adeguata, l’ugello sopravvive a cicli ripetuti di stampa. Conservato correttamente, dura mesi.
Il problema dei materiali usa e getta nella stampa 3D
Gli ugelli di precisione sono consumabili. I laboratori ne usano centinaia all’anno. Metallo, plastica, vetro. Nessuno di loro è biodegradabile. Il proboscide della zanzara sì, invece. Si decompone. Costa quasi nulla allevare le zanzare in colonie controllate: le università ne tengono già per ricerca biologica.
Il team ha prelevato i proboscidi da zanzare eutanasiate provenienti da colonie eticamente approvate alla Drexel University. Ogni insetto fornisce un ugello. L’assemblaggio è manuale ma scalabile. Non servono macchine sofisticate. Serve precisione, ma non più di quella richiesta da altri protocolli microbiologici.
Jianyu Li, altro co-autore e Canada Research Chair in riparazione tessutale, ha sottolineato che l’introduzione di materiali biotici come sostituti di componenti ingegneristici complessi apre prospettive per la manifattura sostenibile e l’ingegneria su microscala.
Quando la biologia batte l’ingegneria al suo stesso gioco
L’evoluzione ha ottimizzato il proboscide per penetrare la pelle e aspirare fluidi con efficienza massima. La geometria interna riduce l’attrito. La struttura resiste alla flessione. Il diametro è calibrato per evitare coagulazione troppo rapida del sangue.
Tutte queste caratteristiche si traducono in vantaggi per la stampa 3D. Meno intasamenti. Meno accumuli di pressione. Deposizione più uniforme. Il team ha misurato le proprietà meccaniche del proboscide e le ha confrontate con ugelli fabbricati. Il biologico tiene.
Justin Puma, studente laureato che ha guidato il lavoro, aveva già esplorato usi biomimetici dell’anatomia delle zanzare in ricerche precedenti. Le discussioni con i colleghi di Drexel su un altro progetto legato alle zanzare hanno innescato l’idea di testare i proboscidi come strumenti di stampa.
Approfondisci
Sei interessato alle tecnologie di micro-fabbricazione? Leggi anche come il bioprinting 3D sta diventando 10 volte più veloce grazie ai cluster cellulari. Oppure scopri come una mini stampante 3D può riparare le corde vocali dall’interno.
Scheda dello Studio
- Enti di ricerca: McGill University, Drexel University
- Ricercatori principali: Justin Puma, Changhong Cao, Jianyu Li, Megan Creighton, Ali Afify
- Anno: 2025
- Rivista: Science Advances
- DOI: 10.1126/sciadv.adw9953
- TRL: 3-4 – Prova di concetto funzionante in ambiente di laboratorio controllato
Il proboscide della zanzara ha battuto gli ugelli in metallo, costa quasi nulla e si biodegrada. In sintesi, funziona meglio. Succede spesso che la natura sia più brava di noi a fare cose piccole: era ora che qualcuno se ne accorgesse.