500 milioni di anni. Tanto ha la subcorteccia, la parte del cervello che regola fame, paura, piacere. Identica nei pesci, nei rettili, nei mammiferi. Mai cambiata. Sempre un po’ snobbata dalla neuroscienza, che per decenni ha puntato tutto sulla neocorteccia: sei strati di cellule, linguaggio, memoria, ragionamento. Il posto “ovvio” dove cercare la coscienza animale. Peter Coppola di Cambridge ha riletto cent’anni di studi. Risultato: bambini senza corteccia che sono coscienti, animali decortecati che continuano a vivere normalmente, stimolazioni della subcorteccia che “spengono” topi o “riaccendono” scimmie anestetizzate. La coscienza potrebbe nascere dove l’evoluzione l’ha messa la prima volta: in fondo, dove tutto comincia. Dove fame e dolore diventano esperienza.
Le teorie classiche puntavano altrove
Per decenni le neuroscienze hanno trattato la subcorteccia come l’elettricità per un televisore: necessaria, ma insufficiente. Il cervello antico alimenta il sistema, poi la neocorteccia fa il lavoro vero. Un po’ come dire che il motore serve solo ad accendere la macchina, ma guidare lo fa il volante. Le teorie sulla coscienza animale seguivano lo stesso schema.
Le teorie dominanti (teoria dello spazio di lavoro globale, teoria dell’informazione integrata) concordavano su un punto: serve almeno una parte della neocorteccia per avere esperienza cosciente. Coppola ha verificato. Non torna.
Stimolazioni elettriche mostrano chi comanda
Quando i ricercatori stimolano la neocorteccia cambiano la percezione di sé, provocano allucinazioni, alterano il giudizio. Ma stimolare la subcorteccia produce effetti estremi: risveglia una scimmia sotto anestesia, stende un topo sveglio. Acceso, spento. Binario.
Persino il cervelletto (considerato irrilevante per la coscienza) mostra effetti quando stimolato. Coppola ha raccolto questi dati da esperimenti su umani e animali: ogni regione del cervello può alterare la coscienza, ma solo la subcorteccia può accenderla o spegnerla del tutto.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: University of Cambridge, Consciousness and Cognition lab
- Ricercatore principale: Peter Coppola
- Anno pubblicazione: 2025 (agosto)
- Rivista: Neuroscience and Biobehavioral Reviews
- DOI: 10.1016/j.neubiorev.2025.106333
- TRL: 3 – Proof of concept validato con dati neuropsicologici
Bambini nati senza corteccia, ma coscienti
I casi più eclatanti vengono dalla clinica. Bambini con idranencefalia (nati senza gran parte della neocorteccia) dovrebbero essere in stato vegetativo permanente. I manuali medici lo dicono. La realtà no: alcuni giocano, riconoscono persone, mostrano emozioni davanti alla musica.
Nei mammiferi (dai ratti alle scimmie) rimuovere la neocorteccia non elimina la coscienza. Gli animali continuano a giocare, esprimere emozioni, perfino apprendere. Resta una forma di esperienza. Basica, ma presente. La subcorteccia regola stati primari: dolore, piacere, paura, fame. Queste sensazioni (chiamate “affetti primari”) guidano il comportamento senza bisogno di linguaggio o memoria episodica. Un pesce prova dolore allo stesso modo di base? Forse sì.
Evoluzione condivisa, pesci inclusi
La subcorteccia ha 500 milioni di anni. Comune a vertebrati e alcuni invertebrati. Non è cambiata molto: le strutture che regolano la fame in un pesce funzionano come quelle di un topo. Sistema reticolare attivatore, talamo, ipotalamo: hardware identico tra specie diverse.
La neocorteccia è arrivata dopo (circa 200 milioni di anni fa nei mammiferi). Ha aggiunto strati: linguaggio, pianificazione, autocoscienza narrativa. Ma potrebbe aver raffinato qualcosa che già esisteva, non creato da zero. Questo allarga il campo della coscienza animale: se serve solo la subcorteccia, anche rettili, anfibi e pesci potrebbero avere esperienze soggettive. Non pensieri complessi, ma sensazioni prime. Semplici, ma reali.
Implicazioni mediche immediate
Se la subcorteccia è sufficiente per la coscienza, i medici dovrebbero valutarla con più attenzione nei pazienti con danni cerebrali. Oggi l’attenzione si concentra sull’attività corticale. Uno studio del 2024 ha rivelato che il 40% dei pazienti apparentemente in stato vegetativo mostra segni di coscienza nascosta.
Le decisioni di fine vita potrebbero cambiare. Non basta guardare la corteccia danneggiata: serve verificare l’integrità della subcorteccia. Un cambio di prospettiva che potrebbe correggere diagnosi sbagliate.
Questione etica: coscienza animale e diritti
Se pesci, rettili e anfibi condividono le basi neurali della coscienza animale, le conseguenze etiche sono immediate. Non parliamo di metafore o antropomorfismi: parliamo di substrati cerebrali identici che producono esperienze soggettive. Dolore incluso. La Dichiarazione di New York sulla Coscienza Animale (2024) aveva già esteso il riconoscimento di stati coscienti a invertebrati come insetti e cefalopodi. Lo studio di Coppola fornisce la base anatomica: la subcorteccia antica basta. Non serve aspettare l’arrivo della neocorteccia per avere esperienza.
Questo complica un bel po’ le cose, sul piano “ideologico”, diciamo. L’industria ittica gestisce miliardi di pesci ogni anno. L’agricoltura usa milioni di anfibi in laboratori. Se questi animali provano sensazioni primarie attraverso circuiti subcorticali funzionanti, il trattamento attuale regge? La domanda è scomoda, e non conosco la risposta: oppure la conosco, e la conoscete anche voi.
Coppola comunque non si spinge a conclusioni normative. Presenta dati: la subcorteccia è sufficiente per comportamenti che suggeriscono esperienza cosciente basica. Il resto spetta ad altri. Filosofi, legislatori, società. Chi deve decidere dove tracciare linee, in ogni caso, non può più ignorare questi risultati.
Approfondisci
Ti interessa la coscienza animale? Leggi anche come 100 scienziati hanno esteso la coscienza agli insetti. Oppure scopri il viaggio nella neuroetica degli invertebrati per capire cosa significa riconoscere esperienza soggettiva anche nelle api.
La revisione di Coppola non chiude la questione. Apre dubbi. La subcorteccia è sufficiente, ma in cervelli sviluppati normalmente corteccia e subcorteccia lavorano insieme. Separare i contributi è complesso. Resta il fatto: cent’anni di neuroscienze hanno cercato la coscienza nel posto sbagliato. O almeno, non nell’unico posto giusto. Il cervello antico fa più di quanto pensavamo. Il cervello moderno, meno. E quel pesce che guarda dal suo acquario potrebbe condividere con te più di quanto entrambi sappiate.