Lo scudo termico della capsula Orion ha un problema: ai è crepato durante il rientro di Artemis I nel 2022, lasciando delle crepe nel rivestimento Avcoat che avrebbe dovuto carbonizzarsi e staccarsi in modo uniforme, e invece non è successo.
Quella era una missione senza equipaggio: Artemis II, che riporterà l’uomo in orbita lunare, l’equipaggio ce l’ha. E quattro astronauti partiranno a febbraio 2026 con lo scudo praticamente identico. La NASA ha investigato, ha fatto modellazioni e test di ogni genere, e dice di aver risolto il problema. Cambiando lo scudo? No. Cambiando la traiettoria di rientro.
L’idea è esporlo a temperature più alte per un paio di minuti, convinti che questo riduca le crepe. Alcuni ex-astronauti pensano sia una follia: altri, dopo aver visto i dati, si sono convinti. E dunque, il lancio è confermato.
Cosa è andato storto
Il rivestimento Avcoat è progettato per ablarsi, cioè carbonizzarsi e staccarsi a strati portando via il calore. Durante il rientro di Artemis I, invece di comportarsi come previsto, ha lasciato parti irregolari. Non si è staccato uniformemente. La capsula è rientrata sana, ma il pattern di danneggiamento ha acceso un campanello d’allarme. È un po’ come scoprire che i freni dell’auto funzionano, ma solo perché non freni abbastanza forte.
La NASA ha passato mesi a studiare il fenomeno. Test termici, modellazioni computazionali, analisi del materiale. La conclusione? Il problema non era il materiale in sé, ma il profilo di rientro. La traiettoria usata per Artemis I aveva esposto lo scudo termico a temperature elevate per un tempo troppo lungo, causando un’ablazione irregolare. La soluzione proposta è controintuitiva: invece di ridurre il carico termico, lo aumentano. Solo, per un tempo più breve.
La soluzione NASA
Jared Isaacman, nuovo amministratore NASA, ha dichiarato piena fiducia nella capsula Orion e nel suo scudo termico. Secondo l’agenzia, la nuova traiettoria di rientro prevede un’esposizione a calore più intenso ma concentrato.
L’idea è che un picco termico più alto per un paio di minuti produca meno stress sul materiale rispetto a un riscaldamento prolungato ma meno intenso. I test in galleria del vento sembrano confermare questa teoria.
Qualche dato per voi
Temperatura di rientro: 2.760°C
Velocità capsula: 40.000 km/h
Durata fase critica: ~10 minuti
Materiale scudo: Avcoat (resina epossidica ablativa)
Lancio Artemis II: Non prima del 6 febbraio 2026
Danny Olivas, ex-astronauta che ha fatto parte del team di revisione indipendente, inizialmente era scettico. Dopo aver esaminato i dati e i nuovi test, ha cambiato opinione. “Non è lo scudo termico che avrei voluto per gli astronauti,” aveva detto. Ora sostiene che la NASA abbia gestito bene il problema. Un cambio di rotta significativo, considerando il suo ruolo nel team di investigazione.
Il dissenso degli esperti
Charlie Camarda non è convinto. Ex-specialista di missione con tre lauree in ingegneria, ha volato sullo shuttle Discovery nel 2005. Interpellato da CNN, ha definito la decisione “una follia”. Secondo Camarda, la NASA continua a (cito testuali parole) “calciare il barattolo lungo la strada” invece di affrontare il problema alla radice. Sostituire lo scudo, non aggiustare la traiettoria.
Il disaccordo tra esperti non è insolito in contesti ingegneristici complessi, ma qui si parla di vite umane. Quattro astronauti saliranno su quella capsula. La tensione non è solo tecnica, è etica. Quanto rischio è accettabile quando hai alternative? La NASA sostiene di non avere alternative migliori nei tempi richiesti, considerati anche i precedenti rinvii. Camarda pensa che i tempi siano il problema, non la soluzione.
Febbraio 2026
Il lancio di Artemis II è previsto non prima del 6 febbraio 2026. Sarà la prima missione con equipaggio attorno alla Luna dal 1972, un passaggio simbolico e tecnico verso il ritorno permanente sulla superficie lunare con Artemis III. La pressione è altissima. Politica, scientifica, mediatica. E adesso anche ingegneristica.
La capsula Orion ha già dimostrato di poter completare la missione. Il problema non è se tornerà, ma come. Con quale margine di sicurezza. Con quanta certezza che il rivestimento Avcoat si comporterà come previsto, questa volta. La NASA ha modelli, test, dati. Camarda ha esperienza, scetticismo, memoria di cosa può andare storto quando si sottovalutano dettagli.
Fra poche settimane sapremo chi aveva ragione. O meglio: lo scopriremo durante il rientro, quando la capsula attraverserà l’atmosfera a 40.000 chilometri orari e il suo scudo termico dovrà dimostrare che i calcoli della NASA erano giusti.
Nel frattempo, quattro astronauti si preparano fidandosi dei dati, della fisica, e di un rivestimento che una volta si è già crepato, ma ha retto.