I giochi difficili stanno per diventare facilissimi. O forse… inutili? Basta farli giocare a qualcun altro: la Sony ha depositato un brevetto per un “giocatore fantasma” che ti toglie il pad di mano. Proprio così: quando la frustrazione sale, l’intelligenza artificiale entra in campo e gioca al posto tuo.
La fine della frustrazione (e della gloria)
Chi è cresciuto negli anni ’90 sa di cosa parlo. Non c’era YouTube, non c’erano tutorial, e chiamare il numero a pagamento per i trucchi costava quanto una settimana di paghetta. C’eri tu e il livello delle moto di Battletoads. Oppure tu e il salto millimetrico nel livello della cascata di The Lion King. Certo che avevo una playlist proprio di merda, quando non giocavo al calcio, devo ammetterlo. Quei giochi difficili e bruttarelli non perdonavano: o imparavi (“git gud”, direbbero oggi con meno poesia), o spegnevi la console.
Se poi andiamo ancora più indietro, nelle sale giochi anni ’80, la situazione era puramente economica. Titoli come Ghosts ‘n Goblins o Dragon’s Lair erano progettati scientificamente per mangiare monetine. La difficoltà era il modello di business, la botta di culo e tanta costanza le uniche strategie possibili.
Oggi, Sony sembra voler ribaltare questo paradigma storico: la difficoltà diventa un ostacolo da rimuovere con un servizio premium, non una montagna da scalare.
Il nuovo brevetto descrive un sistema che monitora i tuoi fallimenti. Ti vede morire dieci volte nello stesso punto? Invece di lasciarti lanciare il controller contro la TV (un classico intramontabile e “tanto liberatorio”), ti propone un aiuto. Ma non un suggerimento: un vero e proprio “fantasma” digitale che prende il controllo del tuo personaggio.
Come l’AI addomestica i giochi difficili
L’idea tecnica dietro il brevetto è degna di nota: Il sistema non si limita a eseguire una macro pre-registrata, ma utilizza un’intelligenza artificiale addestrata su milioni di partite di altri giocatori. In pratica, il “fantasma” sa come superare quel livello perché ha visto migliaia di altri utenti farlo (o morire provandoci).
Scheda del brevetto
- Ente di ricerca: Sony Interactive Entertainment
- Oggetto: Brevetto “AI Generated Ghost Player”
- Anno deposito: 2024 (pubblicato a fine 2025)
- Fonte: United States Patent and Trademark Office
- TRL: 3-4 – Sviluppo concettuale avanzato (brevetto registrato)
Immaginate di essere bloccati in un moderno souls-like, gli eredi spirituali di quei giochi difficili di un tempo. Invece di studiare i comportamenti e gli schemi del boss per tre ore, premete un tasto. L’AI entra, schiva, colpisce, vince. E poi vi restituisce i comandi. Vi sentite sollevati? Forse. Vi sentite dei vincitori? Ne dubito fortemente.
Il prezzo dei nostri dati
C’è un dettaglio che merita attenzione. Per funzionare, questo sistema ha bisogno di dati. Tanti dati. E da dove arrivano? Da noi, ovviamente. Le clausole sui “contenuti generati dagli utenti” (UGC) nei termini di servizio PlayStation sono state aggiornate di recente e includono i dati del gameplay. Voilà. Sony ha “una licenza globale, perpetua e gratuita” per usare come giocate.
Ironico, no? Le nostre sofferenze collettive nei giochi difficili servono ad addestrare l’AI che poi ci venderanno per evitarci quelle stesse sofferenze. È un ciclo perfetto di creazione e soluzione del problema, tutto in casa. Elon Musk ne sarebbe fiero (e risparmierebbe un sacco di soldi in beta tester).
Siamo sicuri di voler eliminare i giochi difficili?
L’accessibilità è importante, sia chiaro. Permettere a tutti di godersi una storia senza barriere motorie o di riflessi è un obiettivo nobile. Ma qui siamo su un confine sottile. I giochi difficili esistono per creare quella specifica sensazione di trionfo che arriva solo dopo lo sforzo. Se togliamo lo sforzo, cosa resta? Un film interattivo molto costoso.
Forse il futuro del gaming è questo: un’esperienza fluida, senza intoppi, senza picchi di difficoltà, perfettamente levigata dall’intelligenza artificiale. Un’autostrada dritta senza curve. Comoda, certo. Ma chi si ricorda di un viaggio in autostrada?
Quando e come ci cambierà la vita
Probabilmente vedremo le prime implementazioni su PS6 o versioni “Pro” delle console attuali entro il 2027-28. Inizierà come opzione di “accessibilità assistita” nei titoli first-party Sony, per poi diventare uno standard nei servizi in abbonamento (PlayStation Plus Ultra?).
E forse cambierà il modo in cui percepiamo la “skill” nei videogiochi: non più un requisito, ma una scelta stilistica.
Approfondisci
Ti interessa come l’AI sta cambiando l’intrattenimento? Leggi come PlayStation AI vuole dare vita ai personaggi. Oppure scopri le nostre previsioni sui “giochi infiniti” generati dall’intelligenza artificiale.
Resta una domanda, mentre guardiamo il brevetto di questi fantasmi digitali pronti a salvarci dai giochi difficili e da tante imprecazioni (che pure ci farebbero bene). Se l’AI scrive la storia, genera la grafica, e ora gioca pure le partite… a noi cosa resta da fare? Forse solo pagare l’abbonamento e guardare. Che, a ben pensarci, è un po’ come tornare a guardare l’amico bravo giocare a casa sua nel 1994.
Solo che l’amico bravo, stavolta, è un algoritmo.