La difesa planetaria ha un problema, ma non è tanto nello spazio quanto nei bilanci. La NASA sa dove sono circa 10.000 asteroidi di medie dimensioni sui 25.000 stimati. Gli altri 15.000, quelli che gli scienziati chiamano city-killer, “killer di città” perché larghi almeno 140 metri, orbitano da qualche parte senza che nessuno li tenga d’occhio.
La tecnologia per trovarli esiste: un telescopio a infrarossi, il NEO Surveyor, capace di scovare rocce spaziali nascoste nel bagliore del Sole. Costa 1,6 miliardi di dollari e doveva partire nel 2026. Partirà forse nel 2028, sempre se il Congresso USA non cambia idea di nuovo.
Sappiamo colpire, ma non possiamo guardare
Il paradosso della difesa planetaria si riassume in due date. Nel 2022 la missione DART ha centrato l’asteroide Dimorphos a 22.000 km/h, ne ha modificato l’orbita e ha dimostrato che sì, deviare un sasso cosmico è possibile. Costo dell’operazione: 324 milioni di dollari.
Poi è stato come provare che sai spegnere un incendio, e smontare l’idrante: perché oggi, febbraio 2026, la scienziata Nancy Chabot (che quella missione l’ha guidata) lo dice chiaro: non esiste un’altra sonda pronta a partire. Se domani uno di quei 15.000 asteroidi sconosciuti puntasse una città, la tecnologia per deviarlo resterebbe un ricordo, non un’opzione. La sonda Hera dell’ESA, partita nel 2024, arriverà su Dimorphos quest’anno per studiare i danni: utile, ma è archeologia dell’impatto, non prevenzione del prossimo.
Il telescopio della difesa planetaria che non parte
Il NEO Surveyor è il pezzo mancante. Un telescopio spaziale a infrarossi progettato per fare una cosa sola: trovare asteroidi pericolosi che i telescopi terrestri non vedono, quelli nascosti dalla luce del Sole o troppo scuri per riflettere abbastanza luce. Dal punto di Lagrange L1 (a 1,5 milioni di km dalla Terra) guarderebbe avanti e indietro lungo la nostra orbita, scovando in cinque anni i due terzi degli oggetti sopra i 140 metri.
Il Congresso americano ha chiesto alla NASA di catalogarne il 90% entro il 2020. Siamo al 40%, con sei anni di ritardo e il contatore fermo.
Difesa planetaria in numeri
- 25.000: asteroidi stimati sopra i 140 metri vicini alla Terra
- 40%: quelli trovati finora
- ~100 milioni $/anno: budget NASA per difesa planetaria (meno dell’1% del totale)
- 1,6 miliardi $: costo stimato del NEO Surveyor (era 1 miliardo nel 2022)
- 2027-2028: lancio previsto, già rinviato due volte
Il tempismo della paura
Ecco, il contesto. Kelly Fast, responsabile della difesa planetaria NASA, ha lanciato l’allarme alla conferenza AAAS di Phoenix pochi giorni fa. Quindicimila asteroidi non tracciati, nessuna sonda pronta, rischio regionale concreto: tutto vero.
Ma il tempismo merita una nota a margine: a maggio 2025 la Casa Bianca aveva proposto un taglio del 25% al budget NASA e del 47% alle missioni scientifiche. La Planetary Society l’ha definito il più grande taglio singolo nella storia dell’agenzia. Il Congresso ha respinto quasi tutto a gennaio 2026, salvando il NEO Surveyor con 300 milioni di dollari.
Ora si avvicina la richiesta di bilancio 2027, e le dichiarazioni allarmanti arrivano (puntuali) a ricordare che senza fondi la difesa planetaria resta un PowerPoint. Insomma: la minaccia è reale, il lobbying anche. Le due cose non si escludono.
Chi altro si muove nella difesa planetaria
Non c’è solo la NASA, ad ogni modo. La Cina ha annunciato un proprio test di impattore cinetico per il 2027. L’Osservatorio Vera Rubin in Cile, operativo da poco, sta già scoprendo migliaia di nuovi oggetti (ne ha trovati 2.000 in una sola notte). Le Nazioni Unite hanno designato il 2029 Anno Internazionale della Difesa Planetaria, in coincidenza col passaggio ravvicinato dell’asteroide Apophis: 350 metri di roccia che sfiorerà la Terra a 32.000 km, più vicino dei satelliti geostazionari. Tre sonde spaziali diverse lo aspettano.
Il quadro, se lo guardi da lontano, non è catastrofico. Le tecnologie ci sono, la cooperazione internazionale si sta costruendo e nessun impatto è previsto per il prossimo secolo. Il problema è sempre lo stesso (e non riguarda solo gli asteroidi): finanziare la prevenzione di qualcosa che probabilmente non succederà domani, sapendo che quando succederà sarà troppo tardi per rimediare.
I dinosauri, come ripetono gli scienziati della difesa planetaria, non avevano un’agenzia spaziale. Noi ce l’abbiamo. Solo che ogni anno devono convincere qualcuno a non chiuderla.
Quando e come ci cambierà la vita
Il NEO Surveyor, se parte nel 2027, entro il 2032 avrà mappato i due terzi degli asteroidi pericolosi. L’Osservatorio Vera Rubin porterà la percentuale nota dal 40% al 60% già nei prossimi anni.
Entro il 2035, potremmo conoscere e monitorare oltre il 90% delle minacce. Il costo complessivo della difesa planetaria (sorveglianza + capacità di deviazione) è inferiore a quello di una singola portaerei nucleare. Un’assicurazione planetaria a prezzo di saldo.
Approfondisci
Ti interessa la difesa planetaria? Leggi anche come la NASA ci avviserebbe in caso di asteroide in rotta di collisione. Oppure scopri perché il passaggio di Apophis nel 2029 sarà il vero banco di prova per le nostre strategie di difesa.