Le mutande intelligenti esistono, e non servono a regolare la temperatura o a monitorare la postura. Servono a contare le scoregge. L’Università del Maryland ha sviluppato un sensore elettrochimico grande quanto un’unghia che si aggancia alla biancheria intima e traccia l’idrogeno prodotto dal microbioma intestinale, 24 ore su 24. Il risultato dello studio pubblicato su Biosensors and Bioelectronics: X, ribalta un dato medico consolidato: non produciamo in media 14 flatulenze al giorno, ma 32. Con punte di 59.
Ecco, lo so: non è esattamente l’argomento che si porta a tavola. La buonanima del nonno non faceva mistero di queste “esecuzioni”, ma resta qualcosa di un po’ cringe, come direbbe la mia piccola Diana. Il fatto è questo: per decenni i medici (lo sapevate?) hanno chiesto ai pazienti di contare le proprie flatulenze e riportarle onestamente. Ma è un po’ come chiedere a qualcuno di contare quante volte sbadiglia in un giorno: non funziona.
Mutande intelligenti: come funziona il sensore
Il dispositivo si chiama Smart Underwear ed è stato sviluppato dal team di Brantley Hall, biologo molecolare del Dipartimento di Biologia Cellulare e Genetica Molecolare dell’Università del Maryland, insieme al ricercatore Santiago Botasini. Il sensore si aggancia con una clip in plastica alla biancheria intima (qualsiasi modello, precisano con una serietà ammirevole) e rileva l’idrogeno presente nei gas intestinali tramite sensori elettrochimici. Nell’immagine di copertina potete trovare un esempio di applicazione (si, arriva dall’Università, non l’ho fatta io con l’AI).
L’idrogeno è il marcatore chiave: lo producono esclusivamente i microbi intestinali quando fermentano il cibo. Tracciarlo in continuo equivale a osservare il microbioma al lavoro, in diretta. “Un po’ come un glucometro continuo, ma per i gas intestinali”, spiega Hall. Il dispositivo ha individuato l’aumento di idrogeno dopo assunzione di inulina (una fibra prebiotica) con una sensibilità del 94,7%.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: University of Maryland, Dipartimento di Biologia Cellulare e Genetica Molecolare
- Ricercatori principali: Botasini S., Hall B. et al.
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: Biosensors and Bioelectronics: X
- DOI: 10.1016/j.biosx.2025.100699
- TRL (Technology Readiness Level): 5 – Validazione in ambiente rilevante (test su volontari in vita quotidiana)
- Link fonte: University of Maryland, comunicato ufficiale
Diciannove volontari hanno indossato le mutande intelligenti per sette giorni durante le normali attività quotidiane, tenendole addosso in media 11 ore al giorno. Il 95% non ha riportato alcun disagio (il che, dato il contesto, ha il suo fascino). Altri 38 partecipanti hanno seguito una dieta controllata a bassa fibra per quattro giorni, con supplemento di fibra il quarto giorno: il sensore ha colto perfettamente la differenza. Insomma: funziona.
32 flatulenze al giorno: il dato che nessuno osava misurare
Il numero ufficiale nelle pubblicazioni mediche era 14 flatulenze al giorno (più o meno 6). Un dato che, con il senno di poi, somigliava più a una dichiarazione dei redditi che a una misurazione scientifica. Le mutande intelligenti hanno corretto il tiro: la media reale è 32, con variazioni individuali che vanno da 4 a 59. C’è chi è uno “Zen Digester” (molta fibra, poche emissioni) e chi è un “Hydrogen Hyperproducer” (insomma, uno che le fa spesso, spero non in ascensore).
Approfondisci
Il microbioma intestinale è uno dei temi più studiati della medicina contemporanea: se ti interessa, leggi anche come una pillola high-tech esplora il microbioma dell’intestino, oppure scopri come i ricercatori stanno imparando a guidare i batteri buoni del microbioma verso le nicchie giuste. E se vuoi un quadro più ampio sui wearable che curano, ne abbiamo parlato di recente.
Come nota il gastroenterologo Michael Levitt (soprannominato “il Re delle Scoregge”, e non sto scherzando): documentare oggettivamente l’eccesso di gas intestinali è sempre stato “virtualmente impossibile”. Il problema non era la tecnologia, ma il pudore. E la notte: nessuno si sveglia per annotare una flatulenza su un diario.
Ecco perché Hall e Botasini hanno lanciato lo Human Flatus Atlas: il primo atlante della flatulenza umana. E su, non ridete, è già piuttosto umiliante per me dare notizie di questo genere: sto cercando di offrire un punto di vista su un cambiamento potenzialmente positivo. Ripeto: un atlante delle scoreggie. Recluteranno centinaia di volontari negli Stati Uniti per misurare i gas intestinali giorno e notte, correlandoli con dieta e composizione del microbioma. I dispositivi verranno spediti a casa. L’iscrizione è aperta su flatus.info (sì, l’indirizzo è quello).
La scienza, ogni tanto, ha bisogno di guardare dove nessuno vuole guardare. Il microbioma intestinale governa digestione, immunità, perfino l’umore: eppure l’unico modo per osservarlo in tempo reale, fino a ieri, era un tubo rettale. Ora c’è un sensore che si aggancia alle mutande. Non è elegante, non è poetico, e probabilmente non lo racconterete agli amici al bar (o forse si?).
Ma è esattamente il tipo di imbarazzo da cui nasce la scienza migliore.