Gli agenti AI hanno smesso di essere una promessa da conferenza e sono diventati un problema da bilancio. In poche settimane, le azioni delle principali aziende software al mondo (Salesforce, Oracle, Thomson Reuters, Monday.com) hanno perso tra il 25 e il 40%. Il detonatore: Anthropic ha rilasciato una serie di plugin per Claude Cowork che automatizzano interi flussi di lavoro in ambito legale, vendite e marketing. Costo per l’utente: una frazione di quello che costava il software tradizionale.
Wall Street ha fatto i conti e non le sono tornati. Il termine che gira tra i trader è SaaSpocalypse: e non è detto che sia un’esagerazione.
Il plugin che ha fatto crollare tutto
Il 31 gennaio 2026, Anthropic pubblica su GitHub il codice di undici plugin open source per agenti AI. Uno di questi è pensato per il settore legale: revisione contrattuale automatizzata, analisi di clausole critiche, gestione della compliance, generazione di documenti. Il sistema fa in pochi minuti quello che uno studio legale fa (e fattura) in ore. Nessun comunicato stampa, nessuna conferenza: solo delle righe di codice aperte a tutti.
Qualcuno a Wall Street se ne accorge, e inizia a vendere. Tra il 3 e il 4 febbraio, il Nasdaq 100 registra la peggior perdita in due giorni da ottobre: oltre 550 miliardi di dollari evaporati. I venditori allo scoperto, nel frattempo, si portano a casa 24 miliardi di guadagni teorici.
E qui entra in scena un dettaglio che spiega tutto meglio di qualsiasi analisi: un software legale come LexisNexis costa dai 3.000 ai 10.000 euro all’anno per utente. Claude di Anthropic? Circa 300 euro. Non serve una laurea in economia per capire dove si va a finire.
Agenti AI, non chatbot con ambizioni
Guardate, conviene chiarire una cosa: gli agenti AI non sono dei “chatbot che rispondono alle domande”. Sono software autonomi che prendono decisioni, eseguono compiti e interagiscono con altri sistemi senza supervisione continua. Un po’ come un collega che lavora di notte senza lamentarsi e senza chiedere aumenti. OpenAI ha comprato (non trovo parole migliori) il creatore di OpenClaw, un agente open source che qualcuno ha già paragonato a Jarvis dei film Marvel: negozia contratti via email, gestisce calendari, apre pull request su GitHub.
Un utente ha raccontato che il suo agente ha ottenuto 4.200 dollari di sconto sull’acquisto di un’auto mentre lui dormiva (e Zoff, come ricorderete, ha segnato direttamente da calcio d’angolo). Che sia vero o meno, il punto è che la gente ci crede: OpenClaw ha superato le 145.000 stelle su GitHub in poche settimane.
I numeri della SaaSpocalypse
- 550 miliardi di dollari bruciati dal Nasdaq 100 in 48 ore
- Il rapporto Prezzo/Utili del settore software è passato da 51x a 27x in un anno
- L’indice software di Goldman Sachs ha perso il 15% in sette giorni consecutivi
- Microsoft, nonostante investa in AI, ha perso il 18% da inizio 2026
Panico o selezione naturale?
La sintesi secca, poi avremo tempo per parlarne ed informarci: il mercato sta decidendo che se dieci agenti AI fanno il lavoro di cento venditori, ma in ogni caso non serviranno più cento licenze Salesforce. Il parallelo che Goldman Sachs tira fuori è quello con i quotidiani nei primi anni 2000: internet rese l’informazione gratuita e ubiqua, distruggendo il monopolio della pubblicità su carta. Le azioni dei gruppi editoriali persero in media il 95% tra il 2002 e il 2009. Oggi gli agenti AI minacciano di fare lo stesso, e in molto meno tempo, con il software basato su licenze “per utente”.
Certo, non tutti sono d’accordo. Jensen Huang di Nvidia ha definito “illogica” la tesi che gli agenti AI sostituiranno il software: secondo lui, i sistemi intelligenti continueranno a usare i tool esistenti, non a riscriverli da zero. L’analista Tyler Radke di Citi ritiene che il crollo stia toccando il fondo, e che Microsoft (in sconto rispetto all’S&P 500 per la prima volta in un decennio) sia un’opportunità.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: non tutto il software morirà, ma quello che vende funzioni commodity a prezzi premium ha un problema serio.
Il fatto che anche il Fondo Monetario Internazionale e la Bank of England abbiano avvertito del rischio di una “mini-bolla” concentrata sui titoli ai margini della catena del valore dell’AI la dice lunga: le aspettative di crollo superano le evidenze sui ricavi.
Ma questo non significa che la direzione sia sbagliata. Significa che il mercato, come al solito, sta correndo più veloce della realtà.
Approfondisci
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Mi chiedo una cosa, alla fine, e mi perdonassero quelli che sono “tecno ottimisti senza se e senza ma”, perché sto per usare un “se”: SE il software che usiamo ogni giorno diventa un costo inutile, chi paga i programmatori che lo scrivevano?
Perché i 550 miliardi bruciati in borsa non sono numeri astratti: sono stipendi, uffici, carriere. La SaaSpocalypse è un nome da meme, ma i licenziamenti che seguiranno non lo saranno. Gli agenti AI stanno cancellando le vecchie regole del mercato tech: il problema è che nessuno ha ancora scritto quelle nuove.