Oggi Helion Energy annuncia di aver raggiunto 150 milioni di gradi Celsius nel suo reattore Polaris. Antò, fa caldo. Per dare un’idea: il nucleo del Sole si ferma a 15 milioni. Insomma, dieci volte più caldo del Sole, e non è tutto: l’azienda è diventata la prima privata a testare la fusione nucleare con il tritio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno che complica parecchio la gestione ma avvicina al mix di carburante commerciale.
David Kirtley, CEO di Helion, la mette così: “Abbiamo una lunga storia di prototipi. Ogni volta spingiamo i confini un po’ più in là”. Un po’ come chi scala una montagna senza vedere ancora la vetta, ma sa che ogni campo base conta.
Il problema della fusione nucleare
La fusione nucleare è semplice da spiegare, complicatissima da realizzare. Serve plasma più caldo del Sole, densissimo, e poi bisogna tenerlo lì abbastanza a lungo. Il tutto deve essere efficiente: l’energia che metti dentro dev’essere meno di quella che tiri fuori. Il Sole ci riesce perché ha un bel po’ di gravità e miliardi di anni. Noi qui sulla Terra no.
Nessuno finora ha raggiunto l’energia netta positiva in modo commercialmente sostenibile. Né in accademia, né nell’industria. E molti pensano che manchi ancora parecchio tempo.
Magnetico, pulsato, e incasinato
Helion usa un approccio chiamato “magneto-inertial, pulsed operation, field-reversed configuration”. Tradotto: manda impulsi di energia nel reattore, campi magnetici comprimono il plasma, e avviene la fusione. Quando il plasma spinge contro il campo magnetico, genera corrente elettrica che rientra nel sistema.
Tipo un motore a scoppio, ma invece di benzina hai idrogeno super-compresso a temperature stellari. E invece di pistoni hai campi magnetici invisibili: facile, no? Che ci vuole.
I numeri chiave
- Temperatura raggiunta: 150 milioni °C (record precedente Helion: 100 milioni °C)
- Obiettivo finale Polaris: 200 milioni °C
- Carburante testato: Deuterio + Tritio (radioattivo)
- Carburante commerciale futuro: Deuterio + Elio-3 (più efficiente per elettricità)
- Impianto commerciale: Washington orientale, operativo previsto 2028
- Lunghezza reattore Polaris: 18 metri
Tritio: primo passo verso l’elio-3
Helion ha testato la fusione nucleare con tritio, come vi dicevo: è una cosa che la maggior parte delle aziende evita. Perchè il tritio è radioattivo, e anche difficile da gestire. Ma serve come banco di prova per l’elio-3, il carburante che Helion userà nelle centrali commerciali.
L’elio-3 richiede temperature più alte per innescare la fusione (ecco perché servono quei 200 milioni di gradi), ma è più efficiente nella produzione di elettricità. E soprattutto: non produce neutroni ad alta energia, che negli altri approcci alla fusione nucleare distruggono i materiali del reattore. Kirtley dice che i test con il tritio sono serviti per raccogliere informazioni su come si comporterà l’elio-3. E hanno dimostrato che il sistema può gestire carburante radioattivo lungo tutto il ciclo. Non è poco.
La fusione nucleare ‘vista’ da Helion: tra scettici (me compreso) e sostenitori
Helion pubblica poca ricerca peer-reviewed, ma ha condiviso i dati recenti con esperti selezionati. Jean Paul Allain, direttore associato per le Scienze della Fusione al Dipartimento dell’Energia USA, sembra favorevolmente impressionato. Il suo commento:
“Vedere temperature record e guadagni dal mix di carburante indica progressi solidi”.
Ryan McBride, professore di ingegneria nucleare all’Università del Michigan, gli fa eco definendo addirittura “eccitante” l’evidenza dei due traguardi. Ma ha anche aggiunto: “Aspetto di vedere più progressi”. Tradotto: bravi, ma non cantiamo vittoria.
2028: ambizioso o impossibile?
L’estate scorsa Helion ha avviato i lavori per un impianto commerciale a Washington orientale. Obiettivo: iniziare a produrre energia dalla fusione nucleare nel 2028. È una data che fa sorridere molti esperti del settore.
La fusione nucleare è notoriamente “a 30 anni di distanza” da sempre. Negli anni ’50 dicevano 30 anni. Negli anni ’80 pure. Nel 2020 idem. Ora Helion dice 4 anni. Coraggiosi o incoscienti? Dipende da come la metti.
Kirtley è ottimista: “Abbiamo dimostrato di poter costruire prototipi progressivamente migliori. I risultati che abbiamo visto finora ci rendono molto ottimisti sul raggiungere i 200 milioni di gradi”. Non lo sta annunciando oggi, ma lascia intendere che sia questione di tempo.
Non solo Helion: il settore si scalda (letteralmente)
Questa settimana la startup Inertia ha annunciato 450 milioni di dollari di finanziamenti. Il mese scorso General Fusion (Canada) ha dichiarato l’intenzione di quotarsi in borsa tramite SPAC da 1 miliardo. Soldi che arrivano perché le Big Tech e l’industria hanno disperato bisogno di energia pulita per data center, trasporti, produzione.
Per decenni l’energia a basso costo e la domanda elettrica piatta hanno soffocato lo sviluppo della fusione nucleare. Ora la situazione è ribaltata: la domanda esplode, le rinnovabili non bastano, il nucleare tradizionale ha tempi biblici.
“Sono entusiasta che ci sia così tanto entusiasmo sulla fusione”, dice Kirtley. “E questo ci spinge avanti”.
Quando e come ci cambierà la vita
Se Helion mantiene la promessa del 2028, potremmo vedere le prime centrali a fusione nucleare commerciali prima del 2030. Questo significa energia abbondante, pulita, senza scorie radioattive a lungo termine. Data center, fabbriche, città intere alimentate da reattori delle dimensioni di un capannone industriale. Ma “se” resta la parola chiave. La fusione ha deluso aspettative per 70 anni. Questa volta potrebbe essere diverso. O forse no.
Approfondisci
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La fusione nucleare continua a promettere di risolvere i problemi energetici dell’umanità. Ogni tanto si avvicina. Ogni tanto si allontana. Helion dice che questa volta è diverso. I 150 milioni di gradi sono reali. Il tritio funziona. Il 2028 è scritto sul calendario. Tra quattro anni sapremo se avevano ragione o se la fusione resta “a 30 anni di distanza”. Nel frattempo, il plasma continua a bruciare a temperature che non dovrebbero esistere sulla Terra.
E ogni grado in più conta.