I defibrillatori potrebbero presto diventare un servizio in abbonamento. Lifeaz, startup parigina fondata nel 2015, ha appena raccolto 13 milioni di euro per espandere in Europa il suo modello: noleggio mensile, manutenzione da remoto, formazione inclusa. Il dispositivo si chiama Clark, pesa 1,3 kg, e costa 35 euro al mese in affitto. Si “autocontrolla” ogni giorno via 4G e avvisa se serve sostituire batteria o elettrodi: in dieci anni ha salvato 100 vite, da un bebè di 11 mesi a una donna di 96 anni. Prossimo obiettivo: 1000 vite salvate entro il 2031.
Il problema che nessuno vede
In Francia un terzo dei defibrillatori pubblici non funziona. Batterie scadute, elettrodi da cambiare, nessuno che controlla. Il dispositivo resta appeso al muro per anni, poi quando serve davvero non si accende. Johann Kalchman, CEO di Lifeaz, viene dal mondo dei pacemaker impiantabili. Conosce la tecnologia che protegge chi ha già avuto problemi cardiaci. Il salto mentale è stato capire che serviva anche per tutti gli altri.
Ogni anno in Italia 60.000 persone hanno un arresto cardiaco. Il 70% succede in casa o al lavoro. Il tasso di sopravvivenza è del 5% perché i soccorsi impiegano 15 minuti ad arrivare, ma servono 4 minuti per evitare danni permanenti. I defibrillatori pubblici aiutano, quando funzionano. Quelli domestici costavano troppo e richiedevano manutenzione manuale. Lifeaz ha capovolto il modello.
Defibrillatori a noleggio, la strada che promette bene
Il round di finanziamenti da 13 milioni è stato guidato da BNP Paribas Développement e Go Capital, con Mirova (Natixis) e l’investitore storico Mutuelles Impact. Porta il totale raccolto a oltre 20 milioni in dieci anni. I fondi serviranno per assumere 20 persone nel 2026 e aprire canali diretti in alcuni paesi europei. Lifeaz è già presente tramite distributori in Italia, Germania, Spagna, Ungheria e Irlanda.
Il modello Lifeaz:
- Noleggio mensile: 35€/mese per privati, tariffe aziendali scalabili
- Autotest quotidiano via 4G: batteria, elettrodi, software
- Sostituzione automatica consumabili quando scadono
- Formazione online e in presenza inclusa
- Produzione francese: progettato a Parigi, assemblato a Honfleur
La maggior parte dei clienti sceglie il noleggio invece dell’acquisto. Johann Kalchman la definisce “una piccola rivoluzione” nel settore dei dispositivi medici. Il mercato era strutturato sulla vendita: equipaggiamento installato, poi manutenzione periodica affidata al cliente. Con i defibrillatori connessi questo schema salta. Il dispositivo comunica ogni giorno il suo stato, anticipa i problemi ed elimina il rischio che qualcuno dimentichi di controllarlo.
Seattle docet
Lifeaz si ispira al modello di Seattle, città americana dove il tasso di sopravvivenza agli arresti cardiaci raggiunge il 60% contro il 5% francese. La differenza? Formazione capillare della popolazione, defibrillatori ovunque, cultura dell’intervento immediato. Anche Piacenza in Italia ha ottenuto risultati simili con un programma di cardioprotezione diffusa.
Clark è semiautomatico: analizza il ritmo cardiaco, decide se serve la scarica, guida l’utente passo dopo passo con istruzioni vocali. Pesa quanto un laptop, sta in una borsa, funziona su adulti e bambini con gli stessi elettrodi. Dal 2015 Lifeaz ha installato 25.000 dispositivi e formato 55.000 persone ai gesti salvavita. L’azienda, come detto, punta a moltiplicare per dieci queste cifre entro il 2031.
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Il passaggio da prodotto a servizio cambia le regole: con una soluzione come questa, i defibrillatori smettono di essere oggetti dimenticati in un armadio e diventano strumenti sempre pronti. La scommessa è che tra cinque anni avere un Clark in casa o in ufficio sarà normale quanto avere un estintore. Sperando, per entrambi, di non doverli mai usare.