I piccioni cyborg esistono. O almeno questo sostiene Neiry, startup russa di neurotecnologie che il 3 mesi fa ha annunciato i primi test di volo a Mosca. Elettrodi impiantati nel cervello, un GPS montato sulla schiena, pannelli solari per l’alimentazione: la tecnologia si chiama PJN-1 e trasforma uccelli comuni in “biodroni” controllabili da remoto. Finanziamento: oltre 10 milioni di euro da fondi legati al Cremlino e al miliardario Vladimir Potanin (eh? Il nome mi ricorda qualcuno). Il fondatore Alexander Panov parla di “ricablare le persone”. Gli scienziati internazionali aspettano ancora dati verificabili. E io sento ancora puzza di bufala.
Ecco, adesso possiamo dirlo: non ha stato Putin a rendere reale la teoria del complotto. Perché “Birds Aren’t Real”, quella campagna satirica che sosteneva che gli uccelli fossero droni governativi camuffati, era nata negli USA (e come parodia). Certo, a Mosca si è trasformata in comunicato stampa. Per ora.
Piccioni cyborg: la tecnologia che (forse) funziona
Allora, sospendo un secondo l’incredulità per darvi conto di quanto letto tra i vari comunicati. Gli uccelli vengono sottoposti a chirurgia stereotassica: elettrodi microscopici attraversano il cranio e si posizionano in aree specifiche del cervello. Sopra, uno zaino elettronico delle dimensioni di una scatola di fiammiferi. Dentro: controller, GPS, pannelli solari, videocamera. Il tutto alimentato dal sole e controllato da remoto tramite stimoli neurali diretti. Neiry sostiene che il piccione non viene “pilotato” come un drone meccanico, ma “orientato” tramite impulsi elettrici che suggeriscono direzioni preferenziali. Un po’ come quando il navigatore ti dice di svoltare ma tecnicamente potresti anche non farlo. Solo che qui il navigatore è cablato direttamente nella corteccia cerebrale.
La teoria, almeno sulla carta, ha un senso. I piccioni volano fino a 500 chilometri al giorno senza ricaricare batterie, e passano inosservati in ambiente urbano. Costano molto meno di un drone Reaper, e non vengono abbattuti dai sistemi antiaerei perché nessun radar li rileva come minaccia. Applicazioni dichiarate: monitoraggio infrastrutture critiche, ispezioni industriali, ricerca e soccorso. Applicazioni non dichiarate: tutto il resto, tranne giocare a scacchi, per chi capisce cosa intendo.
Scheda Progetto PJN-1
- Azienda: Neiry Group (fondata 2017, 250+ dipendenti)
- Fondatore: Alexander Panov
- Primo test pubblico: 25 novembre 2025, Mosca
- Finanziamenti totali: ~1 miliardo rubli (10+ milioni euro)
- Investitori: Fondi governativi russi, Vladimir Potanin
- Affiliazioni accademiche: Università Statale Mosca (Istituto IA diretto da Katerina Tikhonova)
- Pubblicazioni peer-reviewed: Nessuna
- Verifiche scientifiche indipendenti: Zero
- Fonte: dichiarazioni dell’azienda
Il problema delle prove
Eccoci al punto. Se la Russia avesse davvero piccioni cyborg funzionanti, li avrebbe annunciati pubblicamente? La logica suggerirebbe di no. Un sistema di sorveglianza invisibile funziona meglio se nessuno sa che esiste. Eppure Neiry ha rilasciato comunicati stampa, interviste, dichiarazioni roboanti. Panov ha parlato apertamente di “ricablare le persone” e neurotecnologie come “strumento di superiorità culturale”. Che in gergo diplomatico suona come “abbiamo una cosa che voi non avete e ve lo stiamo dicendo”. Mi sembra una presa per il tubo.
Il problema è che mancano completamente i dati. Zero pubblicazioni su riviste scientifiche peer-reviewed. Zero test verificati da enti terzi. Zero filmati che dimostrino controllo effettivo in condizioni complesse. La comunità scientifica internazionale usa un’espressione tecnica per descrivere questa situazione: ottimismo forzato. Ovvero quando il marketing tecnologico gonfia risultati preliminari per attrarre investimenti o consenso politico.
Un po’ come quando Theranos (ve la ricordate?) prometteva di fare le analisi del sangue con una goccia e poi invece faceva le analisi normali di nascosto, e le sbagliava pure.
Etica, geopolitica e teoria del complotto
Mentre gli esperti aspettano prove concrete, i bioeticisti sollevano questioni più scomode. Nita Farahany, professoressa alla Duke University, ha commentato per Bloomberg:
“Ogni volta che usiamo impianti neurali per controllare una specie come burattini, la cosa fa impressione”.
C’è poi il tema del benessere animale. Neiry sostiene che i piccioni cyborg hanno sopravvivenza garantita al 100% dopo l’impianto e comportamento naturale preservato. Ma di nuovo: chi lo verifica?
E poi c’è il contesto geopolitico. Parliamo di presunti finanziamenti dal Cremlino durante la guerra in Ucraina, di collaborazioni con l’università diretta dalla figlia di Putin. Dichiarazioni propagandistiche su superiorità tecnologica. Tutto questo rende difficile separare scienza da narrazione mediatica. E qui arriviamo al paradosso finale: viviamo in un’epoca in cui distinguere notizie reali da teorie del complotto richiede più fatica che studiare fisica quantistica.
Si, ma quindi i piccioni cyborg esistono?
Chissà: magari sì, ma non saprei in qualche forma. Funzionano come Neiry sostiene? Difficile dirlo senza dati indipendenti. Verranno usati per sorveglianza di massa invisibile? Se funzionano davvero, sarebbe strano il contrario. Nel frattempo, la prossima volta che un piccione vi fissa dalla finestra, potete sempre chiedervi: ha stato Putin, o è solo un uccello annoiato?
La differenza, di questi tempi, non è sempre ovvia.
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