Arianna Arienzo è figlia di due pneumologi. Da bambina, racconta, li vedeva fare diagnosi al telefono: bastava il suono di un respiro, il ritmo di una tosse, e i suoi genitori sapevano già cosa cercare. Anni dopo, quell’orecchio esperto è diventato un algoritmo: la startup che ha fondato nel 2020, VoiceMed, ha appena raggiunto 1 milione di euro di finanziamenti complessivi e lanciato un pilota di sei mesi con Chiesi Group per testare la diagnosi vocale delle malattie respiratorie croniche. Inclusa la BPCO, una malattia cronica dei polmoni in cui i bronchi sono “stretti” e l’aria fa fatica a entrare e uscire rendendo il respiro corto e faticoso, terza causa di morte al mondo con 3,5 milioni di decessi l’anno.
La diagnosi vocale di VoiceMed funziona registrando brevi campioni di respiro e voce dal microfono dello smartphone. Niente spirometri, niente appuntamenti in ospedale, niente dispositivi aggiuntivi. Il software analizza i biomarcatori vocali (variazioni nel tono, nel ritmo, nei suoni respiratori) e li confronta con modelli di machine learning addestrati su migliaia di campioni. Ne esce un punteggio di rischio che può segnalare alterazioni prima che diventino sintomi conclamati.
Un milione e un pilota
Il round da 1 milione di euro arriva da un mix di fondi pubblici e privati: Invitalia (l’agenzia nazionale per lo sviluppo), GCM Group, Padda Health e 28Digital (ex EIT Digital). Non è una cifra da capogiro, ma per una startup di salute digitale con sede a Roma e 10 dipendenti, è il segnale che serviva: qualcuno ci crede abbastanza da metterci soldi veri.
Il progetto pilota è la parte più interessante. Sei mesi per testare se la diagnosi vocale da smartphone riesce davvero a intercettare i segnali precoci della BPCO in contesti reali (non in laboratorio, non su campioni selezionati). Il progetto misurerà anche l’impatto sulla qualità della vita dei pazienti e verificherà se il monitoraggio remoto riduce gli accessi al pronto soccorso. Chiesi, per chi non la conoscesse, è un colosso farmaceutico di Parma con 7.500 dipendenti e sei centri di ricerca nel mondo: le malattie respiratorie sono il suo pane quotidiano (produce, tra gli altri, il Clenil usato da una vita per aerosol e altro).
La BPCO in numeri: colpisce circa 400 milioni di persone nel mondo. In Italia sono 3,5 milioni, il 5,6% degli adulti. È responsabile del 55% dei decessi per malattie respiratorie nel paese e i casi potrebbero salire a 600 milioni entro il 2050.
Il problema più grande? È massicciamente sotto-diagnosticata: spesso i sintomi vengono confusi con la “tosse del fumatore” per anni prima che qualcuno pensi a fare un esame.
Cosa manca ancora alla diagnosi vocale
Ecco la parte scomoda: un milione di euro è poco. La diagnosi vocale è una tecnologia promettente (ne abbiamo parlato per il diabete e per lo screening dell’ansia), ma siamo ancora nella fase in cui bisogna dimostrare che funziona fuori dalle condizioni controllate. L’accuratezza attuale di VoiceMed si aggira sull’80-85%: buona per uno screening iniziale, ma onestamente insufficiente per una diagnosi autonoma. E poi c’è il tema regolatorio: trasformare un’app di wellness in un dispositivo medico certificato richiede tempo, dati e soldi. Come detto, molti più soldi di un milione.
La direzione, però, è quella giusta.
Il telefono come stetoscopio
La BPCO viene diagnosticata tardi perché richiede una spirometria, e la spirometria richiede che tu vada dal medico, e andare dal medico richiede che tu sospetti di avere un problema. Un circolo vizioso che la diagnosi vocale potrebbe spezzare: se basta aprire un’app e respirare nel telefono, la soglia di accesso si abbassa drasticamente. Un po’ come misurare la pressione al polso invece di andare in farmacia: non sostituisce il cardiologo, ma ti dice quando è ora di chiamarlo.
VoiceMed è nata dall’intuizione che i polmoni parlano prima dei sintomi. Adesso deve dimostrare che qualcuno (oltre ai figli di pneumologi) è in grado di ascoltarli.
Approfondisci
Ti interessa la diagnosi vocale? Leggi anche come l’analisi della voce può individuare il diabete. Oppure scopri come l’IA rileva l’ansia dai biomarcatori vocali per capire quanto è ampio il campo di applicazione.