L’anno prossimo l’iPhone compirà vent’anni e molti, comprensibilmente, lo considerano il primo smartphone della storia. Non lo è. Più di un decennio prima che Steve Jobs salisse su quel palco a Cupertino, un ingegnere IBM di nome Frank Canova aveva già messo un computer dentro un telefono: si chiamava Simon, pesava mezzo chilo, durava un’ora con una carica e costava 900 dollari. Venne presentato al COMDEX di Las Vegas nel 1992, messo in vendita nel 1994 e ritirato dal mercato sei mesi dopo. Cinquantamila unità vendute, poi il silenzio. La storia del primo smartphone è, prima di tutto, la storia di un’idea arrivata troppo presto.
Un computer in un telefono (non il contrario)
Canova lavorava sui touchscreen per i PC di nuova generazione quando l’intuizione lo colpì: perché non infilare le funzioni di un computer dentro il cellulare che già si portava in tasca? I vertici IBM ci credettero al punto da accelerare la presentazione a poche settimane dal COMDEX. Una corsa contro il tempo per mostrare un prodotto che il mercato non avrebbe capito per altri tredici anni.
Il primo smartphone aveva uno schermo LCD tattile (monocromatico, 160×293 pixel), si comandava con un pennino e girava su una versione di DOS. Niente tastiera fisica, si, esatto: niente tastiera fisica ben prima di iPhone. Dentro c’erano calendario, rubrica, calcolatrice, blocco note, client email, fax e persino un gioco preinstallato: Scramble, il gioco del quindici. Il primo videogioco mai installato su un telefono cellulare. Niente di esaltante, ma era il 1992.
Scheda prodotto
- Nome: IBM Simon Personal Communicator
- Produttore: IBM (assemblato da Mitsubishi Electric)
- Distributore: BellSouth
- Presentazione: COMDEX, Las Vegas, 23 novembre 1992
- Commercializzazione: 16 agosto 1994
- Prezzo: 899 $ con contratto biennale, 1.099 $ senza
- Display: LCD monocromatico 4,5″, touchscreen resistivo
- Processore: 16 MHz
- RAM: 1 MB
- Batteria: circa 60 minuti di autonomia
- Peso: 510 grammi
- Unità vendute: ~50.000

Il problema di avere ragione troppo presto
In breve: Simon faceva cose che nessun telefono avrebbe fatto fino al 2007. Email, touchscreen, applicazioni. Ma nel 1994 internet era ancora una cosa per appassionati, la gente stava scoprendo cos’era un browser e il telefono serviva a telefonare (possibilmente senza fili, già quello era un lusso). Un po’ come portare il sushi a una festa dove tutti vogliono la pizza: il prodotto era giusto, il momento no.
La batteria da un’ora non aiutava. I 510 grammi nemmeno. Per dare un’idea: l’iPhone originale del 2007 pesava 135 grammi, era alto 11,5 centimetri contro i 20 del Simon e aveva uno spessore di 1,2 cm contro i 3,8. Insomma: il primo smartphone era grosso, pesante e si scaricava prima che tu finissi di capire come funzionava.
BellSouth lo vendette in 15 stati americani per sei mesi, poi chiuse i battenti. IBM non sviluppò mai un successore. Canova, l’ingegnere che aveva inventato lo smartphone senza che esistesse ancora la parola “smartphone” (il termine lo coniò Ericsson solo nel 1997 con il GS 88), finì a lavorare alla Palm, dove contribuì a creare il Palm Pilot. Un altro dispositivo che anticipava il futuro, ma almeno quello ebbe il tempo di essere capito.
La lezione che nessuno impara mai
Ecco, la storia del Simon dice qualcosa che la Silicon Valley continua a dimenticare: avere l’idea giusta conta, ma averla nel momento giusto conta di più. IBM mise un computer in un telefono quando la gente non sapeva ancora cosa farsene di un computer portatile. Tredici anni dopo, Jobs fece la stessa cosa in un mondo che nel frattempo aveva imparato a vivere online: email, social network, musica digitale. Il terreno era pronto e l’iPhone ci piantò una bandiera.
Il primo smartphone non fallì perché era sbagliato. Fallì perché era giusto, ma troppo presto. Una distinzione sottile, ma che vale qualche centinaio di miliardi di dollari di differenza.
La prossima volta che qualcuno vi dice che l’iPhone ha inventato lo smartphone, rispondetegli che no: lo smartphone lo inventò un ingegnere IBM con un mattone da mezzo chilo e un’ora di batteria. L’iPhone ha inventato il momento in cui eravamo pronti a volerlo.
Approfondisci
La storia del Simon è un caso perfetto di tecnologia che precorre i tempi: un tema che ritorna spesso quando si parla di dispositivi mobili. Su Futuro Prossimo abbiamo raccontato come Apple stessa stia già preparando il “dopo iPhone”, un futuro dove lo smartphone potrebbe diventare obsoleto nel giro di un decennio. E se ti interessa capire dove sta andando il mercato, vale la pena leggere l’analisi sugli smartphone GenAI, la nuova categoria di dispositivi con intelligenza artificiale integrata.
