L’artrosi al ginocchio non ha una cura: è scritto su tutti i manuali di ortopedia, e lo sanno i 365 milioni di persone che ci convivono in tutto il mondo. Tre laboratori americani, finanziati con decine di milioni di dollari, hanno deciso che questa cosa va riscritta: hanno rigenerato cartilagine e osso in ginocchia artrosiche. Per ora su animali. Fra 18 mesi, i primi test sull’uomo.
Artrosi al ginocchio: il programma che vuole cancellarla
Il progetto si chiama NITRO (Novel Innovations for Tissue Regeneration in Osteoarthritis) ed è il primo programma lanciato da ARPA-H, l’agenzia federale americana per la ricerca biomedica ad alto rischio, creata nel 2022 sotto il Dipartimento della Salute. L’obiettivo dichiarato è sviluppare terapie rigenerative minimamente invasive che riportino le articolazioni allo stato sano. Avete letto bene: non parlano di gestione del dolore o di protesi in titanio. Dicono proprio “rigenerazione”.
Bene: proprio questa settimana ARPA-H ha annunciato che ben tre dei team finanziati hanno superato la prima fase preclinica e passano alla seconda: Duke University, University of Colorado Boulder e Columbia University. In due anni, tutti e tre hanno dimostrato di poter invertire l’artrosi al ginocchio in modelli animali. Il passo successivo sono gli studi necessari per ottenere il via libera della FDA ai trial clinici sull’uomo, previsti entro la fine del 2027.
Un’iniezione che rigenera il ginocchio in settimane
Il team del Colorado, guidato da Stephanie Bryant (ingegneria chimica e biologica, CU Boulder), ha sviluppato due approcci che funzionano da soli o in tandem. Il primo riutilizza un farmaco già approvato dalla FDA, veicolandolo con un sistema brevettato di microparticelle: una singola iniezione nell’articolazione rilascia dosi intermittenti per mesi. Il secondo è un cocktail di proteine ingegnerizzate che viene iniettato per via artroscopica e “si fissa” nella lesione, reclutando le cellule progenitrici del corpo per riparare il danno.
I risultati? Negli animali trattati, le articolazioni artrosiche sono tornate allo stato sano in quattro-otto settimane. Le strutture della cartilagine e dell’osso si sono rigenerate completamente. Su cellule umane prelevate da pazienti sottoposti a sostituzione articolare, le terapie hanno mostrato un effetto rigenerativo chiaro.
“Il nostro obiettivo non è trattare il dolore o rallentare la progressione: è porre fine a questa malattia.”
Per la commercializzazione è già nata Renovare Therapeutics Inc., con un finanziamento fino a 33,5 milioni di dollari (condizionato ai risultati).
Un ginocchio “vivo” stampato in 3D
L’approccio della Columbia University è diverso e punta ai casi più gravi: quelli che oggi finiscono sotto i ferri per una protesi totale. Il team guidato da Nadeen Chahine e Clark Hung ha costruito un ginocchio biologico stampato in 3D su una struttura biodegradabile, infusa con cellule staminali adulte (prelevate dal grasso addominale del paziente o da staminali pluripotenti indotte). Dopo l’impianto, le cellule rigenerano cartilagine e osso naturali via via che la struttura, tecnicamente chiamata “scaffold”, si dissolve.
Il design replica la struttura delle protesi attuali in metallo e plastica, solo che il ginocchio è “vivo”: i chirurghi possono impiantarlo con le stesse tecniche che già conoscono. Ecco, questo è il dettaglio che fa la differenza tra una scoperta da laboratorio e qualcosa che potrebbe davvero arrivare in sala operatoria. Per portarlo sul mercato è stata fondata NOVAJoint Orthopedics.
La Duke University, terzo team in corsa, ha sviluppato due formulazioni iniettabili a rilascio controllato che stimolano la rigenerazione simultanea di osso e cartilagine, più una formulazione endovenosa per i pazienti con artrosi al ginocchio in più articolazioni. Una sola visita clinica, non più di una volta l’anno.
Artrosi al ginocchio, i numeri che pesano
32 milioni di americani soffrono di artrosi. Il costo annuo per il sistema sanitario USA supera i 132 miliardi di dollari. Ogni anno negli Stati Uniti si eseguono quasi 800.000 sostituzioni del ginocchio, e le proiezioni dicono 2 milioni entro il 2030. Protesi che durano 15-20 anni, il che significa che chi le riceve a 55 anni probabilmente dovrà rifarlo. In Europa il problema ha un impatto molto rilevante anche sui sistemi sanitari nazionali: solo in Italia le persone colpite sono stimate in oltre 4 milioni.
Cautela obbligatoria (e un po’ di speranza)
Come detto, siamo ancora nella fase dei test sugli animali. I trial clinici di Fase 1 sono previsti tra 18 mesi, il che significa che qualsiasi terapia approvata è lontana anni. ARPA-H impone standard rigorosi: oltre il 50% dei partecipanti ai trial dovrà essere composto da donne, e i campioni dovranno riflettere le popolazioni più colpite dalla malattia.
La notizia, però, è eclatante: per la prima volta, tre gruppi indipendenti hanno dimostrato che rigenerare (ripeto, non semplicemente riparare) un’articolazione artrosica è possibile. Che poi funzioni anche nelle ginocchia umane è un altro paio di maniche.
Ma il ginocchio in titanio, per chi ha meno di sessant’anni, potrebbe iniziare a sembrare una soluzione un po’ vintage.
Approfondisci
La ricerca sulla rigenerazione articolare ha una storia lunga e piena di svolte: nel 2022 proprio la Duke University aveva sviluppato una cartilagine sintetica più resistente di quella umana, che nel 2023 è approdata ai primi test clinici sull’uomo. Sul fronte europeo, il progetto ENCANTO studia la possibilità di rigenerare il ginocchio con cartilagine coltivata dal naso, mentre alla Northwestern University le cosiddette “molecole danzanti” hanno dimostrato di rigenerare cartilagine in soli tre giorni in laboratorio.