Un gruppo di ricerca guidato dalla Michigan State University ha silenziato il gene LAZY1 nel susino europeo, ottenendo alberi OGM con rami più aperti, chiome meno dense e una crescita laterale stabile nel tempo. I risultati, pubblicati su Horticulture Research ad aprile 2025, mostrano che la modifica non compromette né la resistenza dei rami né la formazione dei frutti.
È la prima dimostrazione su larga scala che l’architettura di un albero da frutto può essere ridisegnata geneticamente, riducendo potatura, legature e trattamenti chimici.
Alberi OGM: il problema è la verticalità
Gli alberi da frutto crescono verso l’alto per istinto: è la risposta alla gravità mediata dall’auxina, un ormone che indirizza la crescita apicale. Per un albero selvatico ha senso: più altezza, più luce, più competizione vinta. Per un frutteto moderno è un guaio: chiome compatte significano meno luce sui frutti, più umidità (e quindi più funghi), e soprattutto un lavoro costante di contenimento. Potatura, piegatura dei rami con legature e tiranti, trattamenti con regolatori di crescita: tutto per convincere l’albero a fare quello che geneticamente non vuole fare.
Il team guidato da Andrea R. Kohler e Chris Dardick dell’USDA Agricultural Research Service ha scelto un approccio diverso: invece di combattere la forma dall’esterno, riscriverla dall’interno.
Il gene che dice “stai dritto”
LAZY1 è un gene conservato in moltissime specie vegetali. Il suo compito è semplice: orienta la crescita dei rami verso l’alto, in risposta alla gravità. Silenziarlo produce l’effetto opposto: i rami si aprono verso l’esterno, seguono traiettorie “vagabonde” (i ricercatori usano proprio il termine wandering), e la chioma si allarga naturalmente.
Scheda studio
- Titolo: Working smarter, not harder: silencing LAZY1 in Prunus domestica causes outward, wandering branch orientations with commercial and ornamental applications
- Autori: Andrea R. Kohler, Courtney A. Hollender, Doug Raines, Mark Demuth, Lisa Tang, Macarena Farcuh, Chris Dardick
- Istituzioni: Michigan State University, USDA Agricultural Research Service, University of Maryland
- Rivista: Horticulture Research, aprile 2025
- DOI: 10.1093/hr/uhaf106
Lo studio è durato oltre dodici anni: un tempo che da solo racconta quanto sia diverso lavorare con gli alberi OGM rispetto alle colture annuali. I ricercatori hanno generato più linee transgeniche di susino europeo (Prunus domestica) riuscendo a ridurre l’espressione di LAZY1 senza toccare i geni imparentati coinvolti nell’orientamento delle radici.

I numeri dello studio
- I susini modificati mostrano angoli dei rami significativamente più ampi rispetto ai controlli
- La modifica è rimasta stabile negli anni, su portainnesti diversi e in ambienti differenti
- La resistenza meccanica dei rami non è diminuita
- Fioritura e fruttificazione sono rimaste nella norma
- Alcune linee hanno mostrato clorosi stagionale delle foglie e ridotta fotosintesi
Il controsenso dell’albero OGM “facile”
Se c’è un dettaglio che impedisce di chiudere la storia con un fiocco, si chiama “clorosi”. Cos’è? Semplice. Alcune linee di questi alberi OGM producono foglie che ingialliscono stagionalmente, segno che LAZY1 potrebbe avere ruoli ancora inesplorati nel metabolismo della clorofilla. Un po’ come scoprire che il gene della postura influenza anche la digestione: biologicamente plausibile, praticamente scomodo.
I ricercatori lo ammettono senza giri di parole: ci sono compromessi fisiologici da risolvere prima di pensare a un frutteto commerciale interamente basato su alberi OGM con LAZY1 silenziato. Ma il principio funziona, e funziona bene: alberi più facili da gestire nei sistemi a spalliera e a fuso, con meno necessità di intervento umano.
Insomma: abbiamo alberi OGM che crescono “storti” perché qualcuno ha spento il gene che li teneva dritti. Funzionano meglio nei frutteti moderni, ma ogni tanto le foglie ingialliscono senza un motivo chiaro.
La natura, evidentemente, non gradisce che le si dica da che parte crescere.
Approfondisci
L’editing genetico applicato all’agricoltura sta producendo risultati concreti su più fronti: dai maiali resistenti alle malattie grazie a CRISPR alle banane che non si ossidano, fino al grano senza glutine ancora in fase sperimentale. Il caso dei susini OGM aggiunge un tassello nuovo: non si tratta di rendere una pianta resistente a qualcosa, ma di riprogettarne la forma stessa.