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Primi risultati degli impianti cerebrali della DARPA: migliorano la memoria

Secondo dichiarazioni della DARPA, il gruppo di volontari che si è sottoposto a impianti cerebrali sta sperimentando miglioramenti nella memoria. 

Il progetto, Restoring Active Memory (curiosamente l’acronimo è RAM, proprio come la memoria di un computer) può favorire il recupero mnemnonico e cognitivo di tutti i soggetti colpiti da trauma cerebrale. Il gruppo di volontari, sottoposto ad intervento chirurgico per il posizionamento degli impianti cerebrali attraverso elettrodi a ridosso delle regioni del cervello preposte allo sviluppo della memoria dichiarativa ottiene risultati migliori nei test cui è sottoposto.

La memoria dichiarativa può contenere sia le memorie di episodi della vita sia quelle relative al bagaglio generale dell’individuo, ed è la tipologia di memoria adoperata per ricordare elenchi e liste.

impianto cerebrale SUBNET

I ricercatori coinvolti nel progetto hanno monitorato i segnali cerebrali dei volontari durante un numero enorme di test, tracciando percorsi relativi alla formazione di un ricordo e al suo recupero: l’obiettivo finale è aumentare quantitativamente e qualitativamente questi processi attraverso un’appropriata stimolazione elettrica.

I risultati, davvero promettenti, rientrano nel progetto della DARPA denominato SUBNET, che punta a migliorare attraverso gli impianti cerebrali le condizioni di vita dei pazienti sottoposti a disturbo da stress post-traumatico e altri disagi neuropsichiatrici: gli ingegneri del Draper Laboratory hanno sviluppato degli elettrodi flessibili in grado di interfacciarsi con i neuroni per amplificare ed interpretare i segnali del cervello, fornendo il necessario supporto stimolativo.

Il primo test all’Università di San Francisco ha coinvolto 7 pazienti, che sono stati stimolati in una precisa area del cervello, ed hanno visto ridurre considerevolmente i livelli di ansia.

“Col miglioramento di questa tecnologia,” dice l’ing.Justin Sanchez, il ricercatore a capo del progetto, “saremo in grado di stimolare il cervello in modo molto più mirato e preciso, inviando impulsi a zone sempre più circoscritte. E’ una frontiera davvero difficile da raggiungere, ma stiamo facendo passi da gigante.”