Il Pentagono prosegue coi suoi piani di reattori nucleari portatili

Gianluca Riccio

Militare

Piccoli reattori nucleari portatili per alimentare continuativamente mezzi e installazioni senza connetterli alle reti: il piano del Pentagono decolla.

Il Dipartimento della Difesa USA sta procedendo col suo sforzo per sviluppare piccoli reattori nucleari portatili. I concept selezionati dal Government Accountability Office mostrano potenziali idee per il trasporto e la distribuzione.

Il Pentagono ha puntato su due società per portare avanti lo sviluppo di reattori nucleari portatili per uso militare sul campo, e forse in futuro civili.

BWXT Advanced Technologies e X-energy LLC sono le società in America scelte da Washington per proseguire con il progetto Pele.

Cos’è il progetto Pele

È il piano del Pentagono che mira a sviluppare un reattore da uno a cinque megawatt che possa durare almeno tre anni a piena potenza. Il significato di questi propositi da parte dell’edificio pentagonale americano è facilmente comprensibile. Tra le specifiche, i reattori devono essere progettati per funzionare entro tre giorni dalla consegna e per essere rimossi in sicurezza in appena sette giorni, se necessario.

Reattori nucleari portatili

Il progetto finale dei mini reattori nucleari portatili sarà presentato nel 2022. A quel punto il dipartimento deciderà se andare avanti con i test effettivi dei sistemi.

“Siamo entusiasti dei progressi compiuti dai nostri partner industriali sui loro progetti”, dice Jeff Waksman, responsabile del programma Project Pele, in una dichiarazione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. “Siamo fiduciosi che entro l’inizio del 2022 avremo progetti a uno stato sufficiente per la possibile costruzione”. Un obiettivo che il Pentagono persegue con determinazione. Fa parte di un pacchetto di finanziamenti importanti, che comprendono anche programmi anti terrorismo per città importanti come New York.

Il pentagono e il nucleare

Nel destino del pentagono il nucleare compare fin dalla sua creazione. Tra le cose curiose che forse non sapete su questo caratteristico edificio dalla forma pentagonale, ce n’è una in particolare sul nucleare. La costruzione del pentagono americano fu affidata nell’agosto del 1941 al colonnello Leslie Groves, un ufficiale del corpo di ingegneri dell’esercito. Groves aveva l’abitudine di lavorare 6 giorni a settimana nel suo ufficio di Washington, e di ispezionare i vari progetti nel settimo giorno. Ebbene, Groves diresse sia la costruzione del Pentagono che il Progetto Manhattan, lo sforzo americano di costruire una bomba atomica.

Reattori nucleari per evitare problemi

Il Pentagono USA ha da tempo considerato l’energia nucleare come un potenziale modo per ridurre sia il suo costo energetico che la sua dipendenza alle reti energetiche. Secondo un comunicato stampa, il Dipartimento della Difesa utilizza “circa 30 Terawattora di elettricità all’anno e quasi 38 milioni di litri di carburante al giorno”.

Secondo un rapporto tecnico dell’ottobre 2018 dell’Istituto per l’energia nucleare, il 90% delle installazioni militari ha “un consumo energetico medio annuo che può essere soddisfatto da una capacità installata di energia nucleare” di 40 MWe (megawatt elettrici) o meno.

Reattori nucleari portatili: riporteranno in auge il nucleare?

Se l’energia nucleare si rivelerà una via da seguire o meno può dipendere dal fatto che il tabù intorno all’energia nucleare possa essere attenuato. Per quanto mi riguarda, se cerco in giro “nucleare portatile” trovo wikipedia e la “bomba nucleare da zaino“.

Ad ogni modo, non dovremo aspettare a lungo per saperlo: la deadline per questi reattori nucleari portatili è il 2027, e il Pentagono non è solo una figura geometrica.