Il post su Truth Social è arrivato due ore prima dell’incontro con Xi Jinping. Niente convenevoli diplomatici, niente preparazione del terreno. Solo un annuncio secco: gli Stati Uniti riprenderanno i test nucleari “immediatamente”, dopo 33 anni di moratoria volontaria.
Donald Trump l’ha scritto dalla Corea del Sud, mentre i suoi consiglieri preparavano il tavolo per quello che doveva essere un vertice sulla riduzione delle tensioni commerciali. Invece, il presidente che poco tempo fa si congratulava con la vincitrice del Nobel per la pace ha appena ordinato al Pentagono di rispolverare i silos del Nevada. Il motivo? “Parità” con Russia e Cina, che secondo lui stanno testando armi nucleari. C’è solo un dettaglio: nessuno dei due Paesi ha fatto esplodere una testata atomica dagli anni ’90. E non è l’unica cosa dissonante tra quelle dette dal biondo leader americano.
Tutti i numeri che non tornano nel discorso di Trump
“Gli Stati Uniti hanno più armi nucleari di qualsiasi altro Paese”, ha scritto Trump. “La Russia è seconda, e la Cina è molto indietro al terzo posto”. Peccato che i dati del Bulletin of Atomic Scientists dicano esattamente il contrario: la Russia possiede 5.460 testate contro le 3.748 americane. La Cina ne ha circa 600, ma sta accelerando la produzione di 100 testate all’anno dal 2023, come riportato anche dal Stockholm International Peace Research Institute. Certo, tra 50 anni avrà pareggiato i conti.
Trump confonde i test di sistemi di consegna con le detonazioni nucleari vere e proprie. La Russia ha effettivamente testato il missile da crociera Burevestnik, che ha volato per 15 ore coprendo 14.000 chilometri, e il siluro a propulsione nucleare Poseidon. Ma nessuno dei due test ha previsto la detonazione di una testata atomica.
Gli ultimi test nucleari esplosivi risalgono a un po’ di tempo fa: era il 1992 quando George H.W. Bush impose una moratoria volontaria alla fine della Guerra Fredda. La Cina ha condotto il suo ultimo test nel 1996. Da allora, nessuna delle tre superpotenze nucleari ha fatto esplodere una testata. Nessuno al mondo li avrebbe fatto, se escludiamo la Corea del Nord (i più “cattivi” sospettano che faccia test nucleari conto terzi, ma servono prove).
Ad ogni modo, per riprendere i test nucleari negli USA serviranno tra i 24 e i 36 mesi, almeno secondo una stima del Congressional Research Service.
Dal Nobel alla bomba
La contraddizione è lampante. Trump ha passato mesi a costruire la sua immagine di “presidente della pace”, citando le Beatitudini e chiedendo a gran voce il Nobel. Ha persino telefonato alla dissidente venezuelana che l’ha “battuto” nella corsa all’ambito premio. Si è sportivamente congratulato, va detto: anche se si è lamentato pubblicamente della scelta del comitato di Oslo. E vabbè.
Ora però quella stessa persona ordina test nucleari per “raggiungere la parità” con Paesi che non fanno test da decenni. La sua giustificazione? “Con altri che fanno test, penso sia appropriato che lo facciamo anche noi”. Ma quali altri? Putin testa missili e siluri, non fa detonare testate.
La Cina costruisce silos e amplia l’arsenale, ma non fa esplodere bombe. Trump sembra non cogliere la differenza. O forse la coglie benissimo, ma ha deciso che la retorica della forza vende meglio della diplomazia.
Il timing peggiore possibile
L’annuncio, come vi scrivevo all’inizio, è arrivato due ore prima dell’incontro con Xi Jinping in Corea del Sud. Un vertice che doveva ridurre le tensioni commerciali e stabilizzare i rapporti tra le due superpotenze economiche. Invece Trump ha scelto di “mostrare i muscoli” proprio nel momento in cui avrebbe dovuto negoziare.
La Cina ha risposto con freddezza: “Speriamo che gli USA mantengano l’impegno a sospendere i test nucleari e prendano azioni concrete per salvaguardare il regime internazionale di disarmo e non proliferazione nucleare”. Gli esperti di controllo degli armamenti hanno definito l’annuncio “inutile e destabilizzante”. Il Trattato New START tra USA e Russia, che limita il numero di testate strategiche, scade a febbraio 2026.
Riprendere i test ora complica qualsiasi negoziato futuro. La moratoria del 1992 ha retto per 33 anni. Trump l’ha cancellata con un post. Forse a Oslo non avevano tutti i torti.