Mentre il mese scorso le testate occidentali si baloccavano (per modo di dire) su inflazione e tassi d’interesse, dall’altra parte del mondo è successo qualcosa. Niente annunci roboanti, niente conferenze stampa globali. Solo una rete che si accendeva, collegando diversi paesi BRICS attraverso un sistema di pagamenti che non ha bisogno del dollaro americano per funzionare. Si chiama CIPS, Cross-Border Interbank Payment System, ed è gestito dalla Cina.
Nel 2024 ha processato 175 trilioni di yuan, il 43% in più dell’anno precedente. E ora? La maggior parte degli analisti finanziari occidentali ne ha parlato come di un dettaglio tecnico. Ma quando 185 paesi possono commerciare aggirando completamente il dollaro, forse non è più un dettaglio, e minimizzare è un atto che si avvicina più alla propaganda che all’analisi.
Serve fare un passo indietro: come funziona (davvero) il denaro internazionale
Quando un’azienda keniana (faccio un esempio) vuole comprare macchinari dalla Germania, non prende i soldi da un cassetto e li consegna a mano. Serve un sistema che dica alle banche dove mandare il denaro, quanto, quando. Dal 1973 questo sistema si chiama SWIFT, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication. Non è una banca: è una rete di messaggistica. Pensate a WhatsApp, ma per le banche. Quando si preme “invia” su un bonifico internazionale, la nostra banca manda un messaggio SWIFT alla banca di destinazione con tutte le istruzioni. Poi si muove il denaro, ma prima i messaggi passano sempre di lì.
Il nodo cruciale? SWIFT è controllato dall’Occidente. Ha sede in Belgio, e ha i server negli Stati Uniti e in Europa. E quando un paese fa qualcosa che non piace a Washington o Bruxelles, può essere semplicemente tagliato fuori. È successo all’Iran, è successo alla Russia nel 2022. Un interruttore che spegne l’intera economia di una nazione. Comodo per chi lo controlla, molto meno per tutti gli altri.
Quello che è successo mentre i nostri media “non guardavano”
La Cina ha fatto due conti. Se domani tocca a noi? Se Washington decide che Taiwan è una linea rossa e preme il pulsante? Così ha costruito CIPS, lanciato nel 2015 ma rimasto nell’ombra per anni. Fino a ora.
I dati del 2024 raccontano una storia precisa su questo sistema di pagamenti BRICS: 175 trilioni di yuan processati (circa 24,5 trilioni di dollari), 1.690 istituzioni finanziarie collegate in 121 paesi, 8,2 milioni di transazioni gestite. La crescita rispetto al 2023? +43%. Non è un esperimento: è un’infrastruttura operativa che muove quantità di denaro paragonabili al PIL di alcuni continenti.
Il commercio tra Cina e Russia viaggia ormai al 95% in valute locali. Zero dollari, da tre anni. Kenya, Angola, Etiopia stanno convertendo i loro debiti da dollari a yuan. L’Indonesia ha emesso obbligazioni in yuan per 842 milioni di dollari: domanda tripla rispetto all’offerta. Perfino la Corea del Sud, alleato storico di Washington, ha firmato uno swap valutario da 49 miliardi di dollari con Pechino. Ognuno di questi accordi è un mattoncino che si aggiunge alla struttura alternativa.
Perché i pagamenti BRICS non sono solo una questione cinese
Il CIPS non è un capriccio di Pechino. È una risposta a domande che molti paesi si fanno da anni: perché devo chiedere il permesso a Washington per commerciare con i miei vicini? Perché devo tenere riserve enormi in dollari, esponendomi alle fluttuazioni decise dalla Federal Reserve? Perché devo pagare commissioni di conversione ogni volta che compro petrolio o vendo soia?
Per decenni non c’era alternativa. Oggi sì. E l’alternativa non chiede nemmeno di schierarsi. Si possono usare CIPS e SWIFT insieme, si può pagare in yuan per un affare e in dollari per un altro. Ma il semplice fatto che l’alternativa esista cambia gli equilibri. Un po’ come quando nella tua città apre un secondo supermercato: improvvisamente il primo diventa più “gentile” coi prezzi (o entrambi fanno cartello, ma non so se questo è il caso).
I numeri che raccontano il cambiamento
Il dollaro mantiene ancora il 47% delle transazioni SWIFT. Lo yuan? Oscilla tra il 2,9% e il 3,7%, a seconda del mese. Sembra una vittoria schiacciante per Washington. Ma c’è un dettaglio: una quota crescente di commercio globale non passa proprio più da SWIFT. I flussi Sud-Sud, gli export cinesi verso l’Africa, i pagamenti in Medio Oriente stanno costruendo circuiti paralleli. Le statistiche ufficiali li identificano male, se e quando li identificano.
Nel 2010, l’83% del commercio cinese usava dollari. Nel 2024, quella percentuale è scesa al 43%. Il resto? Yuan e valute locali. Non è un collasso per il dollaro, ma è di certo un’erosione progressiva. Come il latino nel Medioevo, se mi passate il paragone: nei documenti era ancora la lingua ufficiale, ma a casa nessuno lo parlava più.
Gli Stati Uniti rappresentano il 12% del commercio globale effettivo, ma il dollaro pesa per quasi la metà dei pagamenti internazionali. Questo scarto è potere puro: ogni transazione in dollari passa sotto lo sguardo di Washington. Ora quel potere ha un’alternativa. Non uguale, non ancora. Ma reale.
Pagamenti BRICS, cosa significa davvero
Il rischio non è che il dollaro sparisca domani mattina. Il rischio è la frammentazione. Due sistemi che crescono separati, due logiche che si allontanano. Il mondo ha funzionato per 50 anni con un’unica autostrada finanziaria. Ora ne sta costruendo una seconda, e non si sa bene come i due tracciati si incroceranno.
Per molti paesi, avere questa alternativa significa respirare. Commerciare senza temere il giorno in cui Washington potrebbe decidere che sei un problema. Per gli Stati Uniti, significa che lo strumento di politica estera più potente degli ultimi decenni sta perdendo efficacia. Le sanzioni funzionano solo se non puoi aggirare il sistema: ma quando 185 paesi possono usare sistemi di pagamenti diversi, le regole del gioco cambiano.
Il CIPS processa ancora cifre molto più basse di SWIFT: 60 miliardi di dollari al giorno contro 1.800 miliardi. Ma cinque anni fa non esisteva praticamente. Tra cinque anni, dove sarà?
Chi sa cogliere le avvisaglie sa cosa significa tutto questo. Chi legge la storia con superficialità, continuerà ad ignorare (finché non potrà evitare di farlo). Quanto vale un monopolio quando smette di essere un monopolio?