Un team texano ha inventato un sistema per catturare il 99% della CO2 industriale usando solo acqua fredda e pressione. Si chiama PICC (Pressure Induced Carbon Capture) e funziona come una bibita frizzante: sotto pressione l’anidride carbonica si dissolve nell’acqua, quando riduci la pressione torna fuori scoppiettando. Costo? 26 dollari a tonnellata, contro i 50-100 delle tecnologie attuali.
Lo studio dell’Università Texas A&M è del 13 novembre 2025 e promette di rendere economicamente sostenibile la decarbonizzazione di centrali elettriche, acciaierie, cementifici. La parte migliore? Niente chimica degradabile, solo fisica elementare.
Cattura CO2 con acqua: il problema delle ammine
I sistemi tradizionali per catturare CO2 con acqua (o meglio, con soluzioni chimiche) si affidano alle ammine, composti che “legano” l’anidride carbonica dai gas di scarico. Funzionano, certo. Ma hanno tre difetti fastidiosi: costano parecchio, si degradano quando vengono esposte ai fumi caldi delle ciminiere, e non riescono mai a catturare più del 90% della CO2. Quel 10% che scappa nell’atmosfera è un problema serio, soprattutto ora che gli obiettivi di decarbonizzazione diventano stringenti. Mark Holtzapple, professore di ingegneria chimica a Texas A&M e co-inventore del PICC, spiega che
“permettere al 10% di CO2 di tornare nell’ambiente non è più accettabile”.
Il PICC aggira il problema usando l’assorbimento fisico invece di quello chimico. Nessun legame molecolare da rompere, solo CO2 che entra ed esce dall’acqua in base alla pressione. Un po’ come quando apri una Coca-Cola frizzante e vedi le bollicine: tutti sanno che ad alta pressione l’anidride carbonica si dissolve nell’acqua, e quando apri la bottiglia la vedi tornare fuori.
Come funziona il PICC
Il processo parte dai gas di scarico. Che vengano da una centrale a carbone, a gas naturale o da biomasse, prima vengono raffreddati e compressi. Poi entrati in una colonna di assorbimento dove l’acqua fredda scende dall’alto mentre il gas sale dal basso, passando attraverso strutture che massimizzano il contatto tra i due.
Man mano che il gas quasi pulito raggiunge la cima della colonna, incontra acqua fresca che “cattura” anche le ultime tracce di CO2. Il gas ripulito esce nell’atmosfera. L’acqua frizzante (riformulo: carica di anidride carbonica) viene portata in serbatoi a pressione progressivamente più bassa. A ogni stadio, altra CO2 scoppietta fuori, pronta per essere compressa e stoccata in formazioni geologiche sotterranee.
Le analisi economiche mostrano che il PICC può catturare e comprimere il 99% delle emissioni di CO2 per 26 dollari a tonnellata. Aggiungendo una piccola quantità di calce all’acqua, si arriva al 100% di cattura per meno di 28 dollari.

Scala industriale: serve che funzioni
Holtzapple e il co-inventore Jonathan Feinstein di ExcelThermic Enterprises hanno già depositato i brevetti per licenziare la “frizzante tecnologia” a centrali elettriche, impianti di produzione di idrogeno, forni per cemento, altiforni per acciaio e altri grandi emettitori industriali in tutto il mondo. La promessa è allettante:
“Senza aggiungere CO2 all’atmosfera, il PICC ci permette di usare i combustibili fossili abbondanti su cui si basa la nostra civiltà. E accoppiando il PICC alla combustione di biomasse, possiamo rimuovere CO2 dall’atmosfera in modo economicamente sostenibile”.
Il punto critico, come sempre, è il passaggio dal laboratorio alla scala planetaria. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che al 2025 la capacità operativa globale di cattura e stoccaggio raggiunga poco più di 50 milioni di tonnellate all’anno. Per i percorsi net-zero ne servono 1.300 milioni. Il PICC, con i suoi costi ridotti e l’efficienza al 99%, potrebbe accelerare parecchio le cose. Ma servono investimenti, infrastrutture, e soprattutto la certezza che funzioni davvero quando lo metti su un altoforno o su una ciminiera che sputa fumi a 800 gradi. In altre parole: funzionerà davvero come promesso, o finirà nella lunga lista di “soluzioni brillanti sulla carta” per catturare la CO2?
In attesa della risposta vale la pena di brindare con moderazione: magari con acqua frizzante.