Un ragazzo entra in una sala buia: si siede e allaccia la cintura. Davanti a lui, un volante vero, in pelle, dalla linea classica: diciamo anni 90. Sotto i piedi, tre pedali. Poi, si accende lo schermo: e appare Milano, nell’ora di punta, con la pioggia. L’obiettivo è attraversare Corso Buenos Aires senza l’autopilota: una “missione” che costa 80 euro l’ora, ma ne vale la pena. Sorride nervoso, le mani sudano. Parte. In un’altra stanza, una donna di 35 anni traccia lettere in corsivo su carta vera: ogni curva è un’avventura. Il corso di calligrafia costa 200 euro al mese. Nel 2025 suona assurdo. Nel 2050 sarà normale. I lavori di oggi stanno diventando gli hobby di domani. E alcuni non aspettano nemmeno queste mie piccole previsioni del futuro.
Quando scrivere diventa una professione
Il Friuli Venezia Giulia ha fatto una cosa che suona bizzarra: ha creato il Tecnico del segno. È la prima qualifica professionale italiana dedicata all’insegnamento della calligrafia nelle scuole. E, altro che nostalgia, amici: questa, checché se ne dica, è praticamente una necessità. I casi di disgrafia sono aumentati del 163% negli ultimi dieci anni. I bambini non sanno più tenere in mano una penna. Nel Regno Unito, solo uno su dieci scrive a mano ogni giorno. Quattordici anni fa era il 50%.
La Fondazione Scriptorium Foroiuliense forma professionisti che insegnano a tracciare segni su carta, come si formavano i fabbri nel 1850. O i riparatori di orologi meccanici negli anni Settanta. Un po’ come se assumessero esperti per insegnare ad allacciarsi le scarpe. Ma funziona: le neuroscienze dimostrano che scrivere a mano sviluppa aree cerebrali che la tastiera ignora. Memoria, coordinazione, organizzazione del pensiero. Tutti processi che stiamo delegando agli schermi.
Nel 2025 in Italia sono state presentate due proposte di legge: una settimana nazionale della scrittura a mano e un’ora obbligatoria di calligrafia nelle scuole primarie.
Piccole previsioni facili? La calligrafia potrebbe diventare patrimonio UNESCO come le tecniche di forgiatura tradizionale, l’arte del pizzaiuolo napoletano o la lavorazione del vetro di Murano.
Guidare sarà uno sport estremo
A San Francisco circolano già migliaia di robotaxi Waymo. A Wuhan, in Cina, i taxi senza conducente hanno licenza dal 2022. Entro il 2030, Goldman Sachs prevede 632.000 robotaxi solo in Cina. Le auto a guida autonoma sono uscite dalla fantasia e sono entrate a tutta birra nella logistica. E quando la logistica prende il sopravvento, l’esperienza umana diventa… Un lusso.
Piccole previsioni: una città dove guidare manualmente è illegale, per la forza della statistica, e perché i veicoli autonomi riducono gli incidenti dell’85%. I sistemi AI non si distraggono, non bevono, non guardano il telefono. Dopo qualche anno di dati certi, i governi inizieranno a vietare il controllo umano nelle aree urbane. Prima nei centri storici. Poi nelle zone ad alta densità. Poi ovunque.
E a quel punto? Nasceranno circuiti privati. Piste dove pagare per guidare in un traffico simulato. Non gare di velocità, ma di normalità. Attraversare un incrocio con semaforo rosso e pedoni distratti. Parcheggiare in seconda fila sotto casa. Imprecare contro un motorino che taglia la strada. Tutte esperienze che oggi fanno parte della routine quotidiana e che tra venti, trent’anni saranno ricordi d’infanzia. Come accendere il fuoco con i fiammiferi o sviluppare una pellicola fotografica.
Programmazione vintage e altri cosplay professionali
C’è già chi organizza competizioni di programmazione con regole precise: solo librerie rilasciate prima del 2015. Niente assistenza AI, niente autocompletamenti, niente di niente. Solo editor di testo, documentazione cartacea e cervello. Un po’ come i tornei di scacchi che vietano i motori di analisi. O le gare di calcolo mentale che escludono le calcolatrici.
Il World Economic Forum prevede che il 70% delle professioni che esisteranno nel 2035 non esiste ancora. Il settanta percento. Però parla poco di quello che succede alle professioni che esistono oggi. Dove andranno? Scompariranno davvero tutte, per sempre? No. Alcune si trasformeranno in esperienza. In autenticità. In competenza rara. Perfino in divertimento.
Piccole previsioni: fare il project manager diventerà un cosplay professionale. Come simulare riunioni Zoom con connessioni instabili e colleghi in muto. O compilare fogli Excel senza formule automatiche. Oppure, ancora, scrivere email formali senza suggerimenti AI.
Tutte attività che oggi sono lavoro quotidiano e che domani saranno hobby di nicchia. Oggi alcuni appassionati ricostruiscono uffici anni Cinquanta completi di macchine da scrivere e telefoni a disco. È vero o no? E allora vedete che ho ragione?
Una risposta sopra le righe alla domanda sbagliata
Quando parliamo di automazione, la domanda è sempre la stessa: cosa faremo se i robot ci toglieranno il lavoro? È una domanda che presuppone disoccupazione, magari reddito universale, e tante (troppe) crisi esistenziali. Ma una parte della tragedia diventa farsa: per questo le mie piccole previsioni non sono campate in aria, per quanto l’ironia sembri feroce. Si: faremo gli stessi lavori. Solo che li chiameremo hobby e pagheremo per farli.
Ogni tecnologia che rende obsoleta una competenza crea automaticamente una nicchia di appassionati che la preservano. La fotografia analogica anche dopo l’avvento del digitale. I giradischi in vinile vendono più di vent’anni fa. Le macchine da scrivere meccaniche hanno un mercato fiorente su eBay.
È il bisogno umano di mantenere il controllo su processi strutturati e complessi. Di sentire la resistenza del mondo fisico, di tracciare una linea tra intenzione ed esecuzione senza mediazioni digitali. Quando tutto diventa facile, il difficile diventa prezioso.
Gli esperti di simulazione virtuale stanno già progettando ambienti dove le persone possono imparare competenze obsolete in modo immersivo. Realtà virtuale per simulare uffici del 2020. Visori per guidare auto manuali in città ricostruite digitalmente. Software per scrivere codice senza assistenza AI in linguaggi dimenticati.
Tre tendenze già in atto
La calligrafia è già diventata professione specializzata. Il Tecnico del segno esiste. I corsi costano centinaia di euro. Le scuole stanno reintroducendo l’ora obbligatoria di scrittura a mano.
La guida autonoma è realtà in decine di città. La Cina prevede 632.000 robotaxi entro il 2030. Quando diventerà obbligatoria, il controllo manuale sarà ricordo nostalgico.
Le competizioni di programmazione vintage esistono già. Sviluppatori che si sfidano usando solo tecnologie pre-2015. Come i forgiatori che ricostruiscono spade medievali con tecniche d’epoca.
Sono piccole previsioni. Di nicchia. Che non cambieranno il mondo, ma dicono qualcosa su come il mondo stia cambiando. Sul valore che diamo alle competenze quando diventano rare. Sull’ironia di pagare per fare quello che i nostri nonni facevano gratis. E sulla possibilità che la risposta alla domanda “cosa faremo quando i robot ci sostituiranno” sia semplicemente: quello che facevamo prima. Solo per divertimento.
Finché qualcuno, da qualche parte, non inizierà a organizzare competizioni di riunioni aziendali simulate. E lì, forse, ci saremo spinti troppo in là. E io comunque passo.