12.034,92 chilometri, questa la distanza tra il chirurgo e il paziente durante l’intervento robotico del 23 settembre 2025: è record mondiale certificato. Due ospedali, in Kuwait e Brasile, collegati da una rete con latenza media di 199 millisecondi e banda di 80 Mbps. Due interventi di chirurgia robotica completati: prima Kuwait opera su Brasile, poi il contrario. Entrambe riparazioni di ernia inguinale. Nessuna complicazione riportata.
La telechirurgia ha superato il precedente record, dimostrando che oceani e continenti non sono più barriere tecniche. I sistemi robotici funzionano, la rete regge. Non ci chiederemo più dove opera un chirurgo, perché potrà farlo ovunque.
La rete che ha reso possibile la chirurgia robotica intercontinentale
Il Jaber Al-Ahmad Hospital di Kuwait City e l’Hospital Cruz Vermelha di San Paolo non hanno semplicemente fatto una videoconferenza su Zoom: hanno costruito un’infrastruttura dedicata. Zain Omantel International ha progettato percorsi multipli di backup: Kuwait-Marsiglia-San Paolo, con ridondanza totale per evitare interruzioni durante un’operazione. Questo ha portato alle straordinarie performance registrate: latenza media 199 millisecondi, banda 80 Mbps. Sono dati più che sufficienti per movimenti precisi senza ritardo percepibile.
La tecnologia MPLS (Multiprotocol Label Switching) ha garantito stabilità. I bracci robotici, comandati dal Kuwait mentre tagliavano tessuti in Brasile, hanno eseguito suture millimetriche. Il Dr. Sulaiman Almazeedi e il suo team hanno operato su un paziente brasiliano. Poi è successo il contrario: il Dr. Marcelo Loureiro e i colleghi brasiliani hanno operato su un paziente kuwaitiano. Stessa procedura, riparazione ernia inguinale approccio transaddominale preperitoneale. Entrambi gli interventi completati senza complicazioni. Il comitato dei Guinness World Records ha certificato il primato in conferenza stampa: è acquisito.
Cifre da record: 12.034,92 km di distanza, latenza 199ms, banda 80 Mbps, packet loss 0,19%. Due interventi bidirezionali completati il 23 settembre 2025. Chirurghi: Dr. Sulaiman Almazeedi, Dr. Marcelo Loureiro, Dr. Mohannad Alhaddad, Dr. Ahmed Karim, Dr. Hmoud Alrashidi, Dr. Leandro Totti Cavazzola.
Perché 199 millisecondi cambiano tutto
Un quinto di secondo. Meno di un battito di ciglia. Eppure, in chirurgia robotica, la latenza decide se un’operazione è fattibile o catastrofica. Sotto i 200 millisecondi, il chirurgo percepisce i movimenti del robot come praticamente istantanei. I feedback visivi e tattili si sincronizzano. Sopra quella soglia, il ritardo diventa percepibile. Le mani del chirurgo e il bisturi robotico si disallineano. Il rischio sale.
Kuwait e Brasile hanno raggiunto 199ms attraversando due oceani. Un po’ come guidare un’auto da remoto: se il volante risponde mezzo secondo dopo, finisci fuori strada. Se risponde subito, guidi. La chirurgia robotica remota funziona con lo stesso principio. Sohail Qadir, CEO di Zain Omantel International, ha spiegato che la rete è stata progettata specificamente per “applicazioni latency-sensitive a scala globale”. Tradotto: costruita per non fallire quando ogni millisecondo conta.

Chirurgia robotica: cosa significa per le aree remote
Il record tecnico impressiona. Ma l’implicazione pratica conta di più. Metà del pianeta non ha accesso a chirurghi specializzati nel raggio di centinaia di chilometri. Zone rurali, isole remote, paesi in via di sviluppo: la geografia limita le cure. La telechirurgia elimina quel limite.
Un paziente in un ospedale locale può essere operato da uno specialista dall’altra parte del mondo. Senza trasferimenti costosi, senza ritardi logistici. Il sistema robotico porta il chirurgo al paziente attraverso cavi sottomarini invece che aerei. Ahmad Abdulwahab Al-Awadhi, Ministro della Salute kuwaitiano, l’ha definito “un messaggio chiaro che il sistema sanitario nazionale può stare in prima linea globalmente”.
Non solo retorica: Kuwait ha dimostrato che l’infrastruttura c’è, funziona, scala.
Certo, servono investimenti massicci. Reti 5G stabili, fibra ottica intercontinentale, robot chirurgici da milioni di dollari. Ma come abbiamo visto con la chirurgia robotica dentale, i costi si abbattono quando i volumi salgono. E la tecnologia matura velocemente.
I limiti attuali della chirurgia robotica remota
Funziona, sì. Ma non ovunque. Il 5G in Cina copre il 99% della popolazione. In molti altri paesi, buchi nella copertura renderebbero impossibile mantenere latenza sotto i 200ms. La chirurgia robotica remota richiede infrastrutture che la maggior parte del mondo non ha ancora.
Poi c’è il costo dei robot. Il sistema Da Vinci, il più diffuso, parte da diversi milioni di euro. La manutenzione costa centinaia di migliaia di euro all’anno. Gli strumenti chirurgici monouso aggiungono altri costi per intervento. Senza volumi alti di utilizzo (200+ operazioni annue), il ritorno sull’investimento non si materializza. Kuwait e Brasile hanno le risorse per affrontare questi investimenti. Mali, Bolivia, Filippine rurali no.
E c’è un paradosso: la telechirurgia potrebbe aiutare le aree remote, ma proprio quelle aree non possono permettersela.
Almeno per ora.
Quando e come ci cambierà la vita
Entro 5-10 anni, la chirurgia robotica remota potrebbe diventare routine per specialità complesse (neurochirurgia, cardiochirurgia). Scenario probabile: ospedali regionali dotati di robot, chirurghi super-specializzati che operano da centri hub globali.
Questo sviluppo può portare alla riduzione dei tempi di attesa del 30-40% per interventi ad alta complessità. Ma serve standardizzazione delle reti 5G/6G e abbattimento costi dei sistemi robotici.
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