670 giorni. Questo il tempo cumulativo che tre persone hanno trascorso col cervello connesso a un computer, controllando cursori, software CAD, videogiochi solo col pensiero. Nessuna mano, nessuna voce, nessun movimento. Pensiero puro convertito in azione digitale.
Nelle stesse settimane, un laboratorio texano ha prodotto 34 topi geneticamente modificati con pelliccia da mammut lanoso: il primo passo verso la resurrezione di una specie estinta 10.000 anni fa. Un ospedale di Philadelphia, invece, assembla bioreattori che simulano uteri, pronti per l’approvazione FDA sui neonati prematuri.
Queste 5 tecnologie future non bussano più alla porta: sono già entrate, si sono sedute, hanno acceso il computer. E tre paralizzati, un pachiderma estinto e migliaia di neonati a rischio stanno per scoprire cosa significa vivere in un’epoca che fino a poco tempo fa pensavamo fosse impossibile.
1 – Chip nel cervello: tre persone lo usano già da un anno
Gennaio 2024: Noland Arbaugh diventa il primo essere umano a ricevere un impianto Neuralink. Tetraplegico dopo un incidente in piscina, oggi controlla dispositivi digitali col pensiero.
Oggi tre volontari (Noland, Alex, Brad) hanno accumulato 4.900 ore di utilizzo. Media giornaliera: 6,5 ore di controllo mentale indipendente. Alex usa Adobe Illustrator per creare grafiche. Brad, affetto da SLA avanzata, comunica senza tracciatore oculare in qualsiasi condizione di luce.
Il dispositivo Link è grande come una moneta, invisibile dall’esterno, con 1.024 elettrodi flessibili che leggono segnali neurali. Si ricarica wireless. Nessun cavo, nessuna apertura permanente sul cranio. Cosa vedremo tra pochi anni?
2 – Mammut lanoso: torna nel 2027
Colossal Biosciences non scherza. Ha raccolto 225 milioni di dollari, prodotto 34 topi con pelliccia lanosa, e ha identificato i geni per la resistenza al freddo artico. L’obiettivo lo conoscerete tutti: un embrione ibrido elefante-mammut entro il 2027.
Perché il mammut? Beh, perché condivide il 99,6% del DNA con l’elefante asiatico. CRISPR modifica le cellule, inserisce geni per pelo folto, strati di grasso isolante, capacità di sopravvivere a -40°C. L’embrione crescerà in un elefante africano (surrogato più grande) o, dicono, in un utero artificiale.
Per farci cosa? No, non per metterlo in uno zoo. Per (ri)metterlo nell’Artico. I mammut pascolavano sollevando neve e stimolando crescita vegetale: senza di loro, molte piante hanno perso capacità di assorbire CO2 in climi gelidi. Colossal li chiama “difensori vitali della terra”. Funzionerà? Lo scopriremo tra tre anni.
3 – Uteri artificiali: FDA decide ora
Il sistema EXTEND (Extra-uterine Environment for Newborn Development) del Children’s Hospital of Philadelphia sembra una sacca amniotica potenziata. Liquido, placenta artificiale, ossigeno, nutrienti. Un meccanismo per neonati prematuri estremi, sotto 28 settimane.
Non è ectogenesi completa (gravidanza intera fuori corpo). È un ponte salvavita per chi nasce troppo presto. La startup Vitara Biomedical ha raccolto 100 milioni di dollari. La FDA americana ha discusso della sua approvazione nel settembre 2023. I test umani potrebbero partire quest’anno: anzi, nascere.
Timeline di queste tecnologie future:
- Gennaio 2024: primo impianto Neuralink su umano
- Marzo 2025: topi geneticamente modificati con tratti mammut
- 2026-27: possibile test FDA uteri artificiali su neonati
- 2027: target Colossal per primo embrione mammut-elefante
4 – Protesi bioniche che sentono
Università dello Utah e MIT hanno dimostrato protesi con feedback tattile. Non solo movimento controllato dalla mente, ma sensazioni vere e proprie, grazie all’interpretazione AI dei segnali neurali. Nei test, un volontario distingue tessuto morbido da metallo duro attraverso delle dita artificiali.
Con la stampa 3D, un sistema personalizza il suo design in poche ore: certo, il costo è ancora alto, ma calerà velocemente. Perdere un arto potrebbe diventare un inconveniente temporaneo, non più una tragedia permanente. Diciamo tra dieci anni, forse meno.
5 – Ascensori spaziali: grafene cambia tutto
Ok, lo ammetto: qui siamo un po’ oltre il campo dell’orizzonte attuale. Si parla di ascensori spaziali da decenni e decenni, e i progressi visibili non sembrano tanti. Però voglio pensarci un po’ su.
Grafene e nanotubi di carbonio hanno fatto progressi enormi nell’ultimo decennio. È partita la produzione commerciale, la resistenza meccanica è stata verificata. Gli ascensori spaziali sono passati da “impossibile fisicamente” a “molto costoso, ma teoricamente fattibile”.
Non uno solo, all’equatore: migliaia di piccoli ascensori, dal costo di decine di milioni ciascuno dopo produzione di massa. Per trasportare materiali, non turisti. E per rendere l’orbita, o la Luna più accessibili a costi ridicoli rispetto a razzi. Quanto potrebbe volerci? 10 o 20 anni? Non saprei: ma tutto è già iniziato, e succederà.
Approfondisci
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La differenza tra magia e tecnologia è che la magia non ha volontari che la testano: non ha tempistiche e protocolli per l’approvazione. Le tecnologie future hanno già iniziato ad esistere, mentre noi decidiamo se crederci o no.