Le corde vocali cicatrizzate significano spesso perdita permanente della voce. E i trattamenti attuali, a base di iniezioni, si degradano in pochi giorni, costringendo i pazienti a procedure ripetute che danneggiano ulteriormente il tessuto fragile.
I ricercatori della McGill University hanno sviluppato un idrogel che resiste settimane nei test preclinici, superando i materiali iniettabili esistenti. Il gel usa proteine tissutali naturali stabilizzate tramite “click chemistry”, una tecnica che agisce come colla molecolare. Pubblicato su Biomaterials, lo studio apre la strada ai trial umani dopo simulazioni computerizzate. Sarà una bella cosa: un adulto su 13 sperimenta disturbi vocali ogni anno.
Il circolo vizioso delle iniezioni
Quando le corde vocali si cicatrizzano dopo un trauma, un intervento o per usura cronica, smettono di vibrare correttamente. La voce diventa rauca, poi debole, poi scompare. Le terapie iniettabili esistenti (grasso autologo, collagene, acido ialuronico) cercano di riempire il tessuto danneggiato, ma si riassorbono troppo velocemente.
Il paziente torna dopo tre-cinque giorni per una nuova iniezione, e ogni procedura è un nuovo microtrauma. Il tessuto cicatrizza ancora, perde elasticità, e alla fine diventa addirittura più rigido.
Nicole Li-Jessen, professoressa alla McGill e Canada Research Chair in medicina personalizzata delle vie aeree superiori, ha visto cantanti abbandonare la carriera per questo motivo.
“La gente dà la voce per scontata finché non la perde”, spiega. “Per chi ne dipende professionalmente (insegnanti, speaker, artisti) è devastante anche dal punto di vista psicologico”.
Per le corde vocali arriva una colla molecolare che non si stacca
Come detto, il nuovo idrogel parte da proteine tissutali naturali (matrice extracellulare decellularizzata e alginato) processate in polvere e poi convertite in gel. La svolta sta nella stabilizzazione: i ricercatori hanno applicato la click chemistry, una reazione chimica che lega le molecole in modo rapido, efficiente e irreversibile. Un po’ come un velcro, ma su scala nanometrica.
“È questo processo che rende unico il nostro approccio”, spiega Maryam Tabrizian, co-autrice senior dello studio e titolare della Canada Research Chair in nanomedicina e medicina rigenerativa.
“Agisce come una colla molecolare: blocca il materiale insieme così non si disintegra troppo rapidamente una volta iniettato”.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: McGill University (Canada)
- Ricercatori principali: Mika Brown, Maryam Tabrizian, Nicole Li-Jessen
- Anno pubblicazione: 2025 (ottobre)
- Rivista: Biomaterials
- DOI: 10.1016/j.biomaterials.2025.123590
- TRL (Technology Readiness Level): 3-4 – Validazione preclinica completata su modelli animali, prossima fase simulazioni computerizzate
Settimane contro giorni
Nei test di laboratorio e su animali, l’idrogel è rimasto intatto per diverse settimane. I materiali iniettabili esistenti si degradano in tre-cinque giorni. La differenza non è solo quantitativa: più tempo significa che le corde vocali hanno una finestra di guarigione reale prima che il supporto strutturale scompaia. Meno iniezioni significa meno cicatrici secondarie, meno rischio di danneggiare ulteriormente un tessuto già compromesso.
Il team ha anche verificato che il gel mantiene proprietà biomeccaniche simili a quelle del tessuto cordale naturale: flessibilità, elasticità, capacità di vibrare. Serve che il materiale sia biocompatibile ma anche funzionale. Non basta riempire lo spazio, bisogna restituire mobilità.
Chi ne ha bisogno
Le lesioni alle corde vocali colpiscono soprattutto anziani con reflusso gastroesofageo o fumatori, ma anche professionisti della voce: cantanti, insegnanti, conduttori radiofonici, attori. Secondo i National Institutes of Health statunitensi, circa un adulto su 13 sperimenta un disturbo vocale ogni anno. Non tutti arrivano alla perdita permanente, ma quando le cicatrici si formano, le opzioni sono limitate e invasive.
Li-Jessen, che oltre a essere ricercatrice è pianista e lavora regolarmente con cantanti, conosce bene l’impatto.
“Perdere la voce non colpisce solo il lavoro. Influenza profondamente la salute mentale e la qualità della vita, specialmente per chi ne dipende economicamente”.
Prossimi passi
Il gruppo di ricerca sta ora testando l’idrogel in simulazioni computerizzate che riproducono il comportamento del materiale all’interno del corpo umano. Se i risultati confermano i dati preclinici, il passo successivo sarà avviare trial clinici sull’uomo. L’obiettivo è sviluppare un trattamento minimamente invasivo, duraturo e che riduca drasticamente la necessità di procedure ripetute.
La ricerca è stata finanziata dal Natural Sciences and Engineering Research Council of Canada e dalle borse di ricerca delle Canada Research Chairs. Un percorso lungo, ma con un punto fermo: le corde vocali ora hanno un alleato che dura.
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