Un team dell’Università di Cambridge ha sviluppato Revoice, un dispositivo indossabile dotato di AI che permette a pazienti con disartria post-ictus di comunicare naturalmente senza impianti cerebrali. È una sorta di collare, morbido, che cattura vibrazioni della gola e battito cardiaco, ricostruendo parole e frasi in tempo reale. In un trial con cinque pazienti, Revoice ha raggiunto un tasso di errore del 4,2% sulle parole e 2,9% sulle frasi.
La disartria colpisce circa metà dei sopravvissuti a un ictus, indebolendo i muscoli di viso, bocca e corde vocali. A differenza delle tecnologie assistive esistenti, che richiedono di digitare lettera per lettera o di catturare i movimenti oculari, Revoice espande poche parole sussurrate in frasi complete ed espressive. Lo studio è pubblicato su Nature Communications (come sempre trovate il link in box).
Come funziona Revoice
Il dispositivo si indossa come un collarino flessibile. Non richiede interventi chirurgici, non ha cavi visibili. I sensori ultrasensibili aderiscono alla pelle esterna della gola e captano microvibrazioni dai muscoli della laringe mentre il paziente muove le labbra in silenzio. Un po’ come ascoltare un sussurro che non è mai diventato suono.
A questo punto, due agenti AI lavorano in parallelo. Il primo ricostruisce frammenti di parole dai segnali muscolari. Il secondo interpreta lo stato emotivo analizzando il battito cardiaco (proxy semplificato ma efficace) e integra informazioni contestuali come ora del giorno o condizioni meteo. Quando il paziente sussurra “Andiamo ospedale”, l’AI rileva frequenza cardiaca elevata, deduce disagio, aggiunge contesto notturno e restituisce: “Anche se si sta facendo tardi, mi sento ancora a disagio. Possiamo andare in ospedale adesso?”
Il sistema usa un modello linguistico leggero, integrato nel dispositivo, che consuma poca energia. Il paziente può controllare l’espansione delle frasi annuendo due volte: un gesto discreto per decidere se trasformare tre parole in una frase completa oppure lasciare l’output breve.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: University of Cambridge, Department of Engineering
- Ricercatori principali: Prof. Luigi Occhipinti, Chenyu Tang et al.
- Anno pubblicazione: 2026
- Rivista: Nature Communications
- DOI: 10.1038/s41467-025-68228-9
- TRL: 4-5 – Validazione in ambiente rilevante, primo trial clinico su umani completato
Perché la disartria è così frustrante
“Quando le persone hanno disartria dopo un ictus, può essere estremamente frustrante per loro, perché sanno esattamente cosa vogliono dire, ma faticano fisicamente a dirlo, perché i segnali tra il cervello e la gola sono stati scramblati dall’ictus”, spiega il professor Occhipinti.
La frustrazione è profonda, non solo per i pazienti ma anche per caregiver e famiglie.
La maggior parte dei pazienti con disartria lavora con un logopedista per recuperare capacità comunicative, principalmente attraverso esercizi ripetitivi di pronuncia. Il recupero tipico varia da pochi mesi a oltre un anno. I pazienti riescono a eseguire i loro compiti ripetitivi dopo pratica, ma faticano con domande aperte e conversazioni quotidiane.
Le soluzioni esistenti (dispositivi elettro-laringei portatili, punture tracheo-esofagee, impianti cerebrali) sono scomode, invasive o costose. Revoice propone un’alternativa indossabile, non invasiva, lavabile.
Risultati del trial e prospettive
Il trial ha coinvolto cinque pazienti con disartria post-ictus e dieci pazienti sani (“di controllo”). I partecipanti indossavano il dispositivo e pronunciavano frasi brevi muovendo le labbra. Tasso di errore, come vi scrivevo: 4,2% sulle singole parole, 2,9% sulle frasi complete. Soddisfazione degli utenti: +55%.
I ricercatori stanno ora pianificando uno studio clinico a Cambridge per pazienti anglofoni con disartria, previsto per i prossimi mesi. Le versioni future del dispositivo includeranno capacità multilingue, gamma più ampia di stati emotivi e operatività completamente autonoma per uso quotidiano. Il prof. Luigi Occhipinti sottolinea che la tecnologia potrebbe estendersi anche a pazienti con Parkinson o malattia del motoneurone, condizioni progressive dove il deterioramento del linguaggio è graduale.
Disartria, ricadute positive
“Questo sviluppo può avere un impatto significativo su fiducia, relazioni e indipendenza dopo l’ictus”, dichiara Juliet Bouverie, CEO della Stroke Association.
“Accogliamo con favore ricerche in fase iniziale che esplorano nuovi modi per supportare sopravvissuti a ictus con difficoltà comunicative.”
La ricerca è stata supportata dal British Council, Haleon e dall’Engineering and Physical Sciences Research Council (EPSRC), parte di UK Research and Innovation (UKRI). “Si tratta di restituire alle persone la loro indipendenza”, conclude Occhipinti.
“La comunicazione è fondamentale per la dignità e il recupero.”
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