Un astronomo brasiliano, Marcelo de Oliveira Souza dell’Università Statale del Nord di Rio de Janeiro, ha pubblicato su Acta Astronautica uno studio che ridisegna il viaggio su Marte. Usando i dati orbitali preliminari di un asteroide del 2001 (la roccia 2001 CA21), Souza ha individuato due rotte di andata e ritorno che si chiudono in 153 e 226 giorni complessivi.
Le finestre utili sono tre: 2027, 2029, 2031, ma solo l’ultima funziona davvero bene. La cosa curiosa è che Souza non lavora per la NASA, né per l’ESA, né per nessun’agenzia spaziale. Lavora in un’università pubblica brasiliana, e i suoi dati di partenza sono pubblici da dieci anni.
L’asteroide come righello cosmico
Funziona così: quando un asteroide viene avvistato per la prima volta, gli astronomi calcolano una traiettoria provvisoria sulla base di poche osservazioni. Con il tempo, le orbite vengono raffinate e le previsioni iniziali diventano obsolete (un po’ come le prime stime di rotta di 2024 YR4, che oscillavano tra “ci colpisce” e “no, manco la Luna”). Quei file vecchi finiscono dimenticati. Souza ha avuto un’idea diversa: e se quelle traiettorie scartate descrivessero geometrie utili a noi, non agli asteroidi?
La previsione iniziale di 2001 CA21 attraversava sia il piano orbitale della Terra sia quello di Marte, con un’inclinazione molto definita. Un corridoio geometrico, in pratica. Souza ha imposto un vincolo semplice: cercare rotte interplanetarie che restassero entro pochi gradi da quel piano. Il risultato è uno spazio di soluzioni più stretto, ma molto più efficiente in termini energetici.
2031, la finestra che si apre da sola
Souza ha testato tre opposizioni di Marte: 2027, 2029, 2031. Le prime due, con il vincolo del piano CA21, non chiudono il cerchio: o l’andata funziona ma il ritorno no, o servono manovre proibitive (perché richiedono troppa energia). Solo il 2031 regge entrambe le tratte.
In questa finestra che si apre tra 5 anni emergono due architetture complete. La rapida: 33 giorni di andata (!), 30 giorni su Marte, 90 giorni di ritorno, totale 153. La realistica: 56 giorni di andata, 35 di permanenza, 135 di ritorno, totale 226. La prima spinge i parametri energetici al limite, la seconda è quella che Souza stesso descrive come effettivamente percorribile con tecnologia raggiungibile.
Per dare un metro di paragone: una missione orbitale standard impiega circa sette mesi solo all’andata. Qui parliamo di andata e ritorno in molto meno tempo di un cantiere autostrad… Torno serio, giuro. Mi stava scappando.
Scheda Studio
Titolo: Using asteroid early orbital data for rapid mars missions
Autore: Marcelo de Oliveira Souza, UENF (Brasile)
Pubblicazione: Acta Astronautica, 2026 — DOI: 10.1016/j.actaastro.2026.04.018
Metodo: costruzione traiettorie short-way Lambert vincolate al piano orbitale di 2001 CA21 (JPL Horizons Solution #11), efemeridi ad alta fedeltà, analisi tre finestre Marte.
Il dettaglio che non torna
L’aspetto strano di questa storia non è la scoperta, se mi passate il termine: è chi l’ha fatta. Souza non ha accesso alle risorse computazionali di JPL o ESOC. Ha usato dati pubblici, vincoli geometrici e una domanda che nessuno si era posto: e se le orbite scartate non fossero rumore, ma indicazioni? La NASA e le altre agenzie spaziali ragionano su corridoi di trasferimento ottimizzati a partire dai motori. Souza ha ribaltato il problema: non come spingere più forte, ma dove guardare.
Ha trovato un corridoio già esistente, segnalato da un sasso volante che nessuno usa più come riferimento.
In altri termini? Per cinque anni, mentre SpaceX faceva esplodere razzi e la NASA testava propulsori nucleari a 2300°C, la rotta più rapida verso Marte stava in un file pubblico aspettando che qualcuno la guardasse.
Cosa serve perché succeda davvero
Sul piano teorico, lo studio è solido e peer-reviewed. Sul piano pratico, restano i problemi di sempre: serve un veicolo capace di sostenere quei delta-v, serve un equipaggio (o anche solo della strumentazione) per il 2031, serve la decisione politica di inserire questa rotta in un programma.
La NASA per il 2031 ha in cantiere altre cose, SpaceX promette Marte da otto anni e i sorvoli del pianeta rosso si fanno per andare altrove. Una scorciatoia esiste, ma le scorciatoie non si prenotano da sole.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 5-10 anni per un viaggio su Marte con una missione robotica su questa rotta, 15+ per una con equipaggio.
Il 2031 è la prossima finestra utile, e nessuno sta progettando una missione esplicitamente attorno alla rotta CA21 (lo studio è uscito ad aprile 2026: cinque anni sono pochissimi per pianificare, costruire e lanciare una missione interplanetaria). La finestra successiva utile, con la stessa geometria, andrà ricalcolata: le opposizioni si ripetono ogni 26 mesi, ma il vincolo del piano CA21 non garantisce che ogni opposizione regga.
Ne beneficeranno per primi i programmi robotici a basso costo, eventualmente cinesi o indiani: hanno più libertà di sperimentare. L’equipaggio umano resta una questione di propulsione, schermatura, supporto vitale. Tutte cose che non si risolvono guardando un asteroide.
Nel 2031, da qualche parte tra la Terra e il pianeta rosso, ci sarà un corridoio aperto. Resta da vedere se qualcuno ci passerà dentro per un viaggio su Marte, o se aspetteremo la finestra dopo, e quella dopo ancora, mentre i motori migliorano di un decimale all’anno.