Per quindici anni la percentuale è stata stabile: undici. Undici su cento. Tante erano le cause civili, nei tribunali federali americani, in cui qualcuno si presentava davanti al giudice senza un avvocato. Poi è arrivato ChatGPT, e quella percentuale è passata al diciassette. Ed è solo l’inizio.
A misurarlo è un paper preprint firmato da Anand Shah e Joshua Levy, intitolato Access to Justice in the Age of AI: Evidence from U.S. Federal Courts. Lo trovate qui. Gli autori hanno analizzato 4,5 milioni di cause civili non penitenziarie tra il 2005 e il 2026 e oltre 46 milioni di voci nei registri PACER (il sistema pubblico di accesso ai documenti dei tribunali federali). Il risultato è che nei tribunali qualcosa è cambiato, di colpo, dopo il 2022.
Una barriera caduta in pochi mesi
Le cause pro se (autoprodotte, senza avvocato) sono sempre esistite, ma in proporzione costante. Per un motivo strutturale, scrivono gli autori: presentare un atto in un tribunale federale americano è un esercizio tecnico. Devi identificare la giurisdizione corretta, costruire un’esposizione dei fatti capace di superare un’eventuale richiesta di archiviazione, navigare procedure che cambiano caso per caso. Senza una laurea in giurisprudenza, era una salita troppo ripida per la maggior parte delle persone.
Poi sono arrivati i modelli linguistici di grandi dimensioni accessibili a chiunque, gratis o quasi. Il salto di qualità, secondo gli autori, è stato il rilascio di GPT-4 nel marzo 2023. Da quel momento, dicono, chiunque con una connessione internet ha potuto ottenere assistenza legale specifica al proprio caso, redigere atti, identificare riferimenti normativi e produrre documenti formalmente accettabili. E senza pagare uno studio legale.
Cosa dicono i numeri
I dati raccolti dipingono uno scenario coerente. La quota di cause pro se è rimasta sull’11% per anni e ora si avvicina al 17%. La crescita arriva quasi tutta dal lato degli attori, cioè di chi le cause le promuove. Le cause iniziate da soggetti senza avvocato sono passate da una media annuale di 19.705 (2015-2022) a 39.167 nel 2025: praticamente raddoppiate. Sul fronte difensivo, niente di paragonabile. Anzi, una piccola flessione.
C’è poi un secondo dato, meno visibile ma forse più pesante per il sistema. Le cause pro se non solo sono di più: sono anche più dense. Il volume di attività interna a queste cause (mozioni, depositi, atti accessori) è cresciuto del 158% rispetto al periodo pre-AI.
Ogni causa adesso porta con sé più pratica, più scartoffie, più ore di lavoro per il giudice e per la cancelleria di un tribunale.
Per essere ancora più espliciti, gli autori hanno preso un campione casuale di 1.600 atti di citazione tra il 2019 e il 2026 e li hanno passati al rilevatore di testo AI Pangram. Risultato: dallo zero quasi assoluto del periodo pre-LLM a oltre il 18% nel 2026.
Una correlazione, non una causa dimostrata
Gli autori sono onesti su un punto: il paper è descrittivo. Non collega ogni singola causa a un modello linguistico specifico, e non pretende di farlo. Si limita a osservare che la curva temporale è difficilissima da spiegare senza tirare in ballo l’arrivo dei chatbot generativi. La concomitanza tra il rilascio di GPT-4 e l’esplosione delle cause autoprodotte è, per dirla con loro, complicata da rationalizzare in altro modo.
Vale la pena ribadire, per correttezza, che il paper è ancora un preprint, non ancora sottoposto a peer review. Ma il quadro è abbastanza eloquente, e non particolarmente fragile dal punto di vista del campione.
Tribunali USA:la porta si allarga, la coda si allunga
Qui si arriva al punto interessante. Più persone in tribunale, in linea di principio, è una vittoria democratica. Per anni il discorso politico americano sull’accesso alla giustizia ha denunciato proprio questo: le persone con risorse modeste rinunciano a far valere i propri diritti, perché un avvocato costa un occhio della testa. Se l’AI rimuove quella barriera, una fascia di cittadini ottiene accesso a un diritto che prima era teorico.
«Se restiamo democraticamente impegnati a garantire l’accesso ai tribunali come principio di base, gli LLM portano questo trade-off», dice Levy. «La porta dei tribunali si apre più larga, ma forse la coda per entrare diventa più lunga».
La metafora è precisa. Perché il sistema giudiziario federale americano non è elastico. Non puoi raddoppiare i giudici come raddoppi i moderatori di una piattaforma. Già oggi i tribunali federali soffrono di arretrati strutturali, e l’aggiunta di un’ondata di cause “automatizzate” rischia di rallentare anche le cause più tradizionali.
La soluzione? AI anche per i giudici
Una proposta, quasi inevitabile, è che anche i giudici comincino a usare l’AI per il lavoro più ripetitivo. Smistamento di pratiche, redazione di moduli standard, prima lettura di atti formalmente impeccabili ma sostanzialmente vuoti. È la posizione che Levy stesso suggerisce nel commentare i risultati: lasciare che una parte del lavoro giudiziario venga gestita da modelli, e tenere il giudizio vero (quello sul merito) in mano umana.
È ragionevole. Ed anche un po’ inquietante. Perché se l’AI scrive le cause, e l’AI le smista in entrata, e l’AI redige i moduli di risposta, il sistema giudiziario diventa una specie di tubo in cui due reti neurali si parlano e l’umano si limita a presidiare il punto di passaggio più sensibile. Funzionerà? Probabilmente sì. La domanda è se chiameremo ancora “giustizia” quello che esce da quel tubo.
Quello che vediamo dall’Italia
Il sistema americano ha le sue specificità (la quota molto alta di cause civili, l’accessibilità formale dei tribunali federali, una cultura del litigare che da noi è meno strutturale) ma il fenomeno descritto da Shah e Levy non resta confinato lì. Nel momento in cui un cittadino italiano scopre che può usare un chatbot per scrivere una lettera di diffida, una memoria difensiva, un ricorso amministrativo, la dinamica si replica con tutte le sue ambivalenze.
Questa è una di quelle storie in cui la tecnologia non risolve un problema, ma ne sposta solo la collocazione. Prima il problema era l’accesso, ed era enorme. Adesso il problema è la capacità del sistema di reggere il carico, e probabilmente è altrettanto enorme. La differenza è che la prima ingiustizia era invisibile (nessuno faceva causa, e quindi nessuno se ne accorgeva), mentre la seconda è perfettamente misurabile: bastano i registri PACER, una macchina di analisi e un paper di trentaquattro pagine.
La tecnologia non ha cambiato la quantità di torti subiti nel mondo. Ha cambiato quanti di quei torti riescono ad arrivare nei tribunali, davanti a un giudice.
Cosa farà il giudice, adesso, è un altro paio di maniche.