Vent’anni di corse in bagno ogni giorno, crampi che tagliano in due, sangue nelle feci, e farmaci che sopprimono tutto il sistema immunitario. Cari amici, vi presento la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, due pessimi elementi: malattie che non guariscono, che al massimo si tengono a bada.
Ma c’è un nervo, sottile come uno spaghetto, con un nome assurdo (nervo splancnico) che collega la milza all’intestino. E se lo stimoli nel modo giusto, con impulsi elettrici deboli, le cellule immunitarie si calmano, smettono di attaccare. L’infiammazione scende e il colon guarisce.
Troppo bello per essere vero? I ricercatori cinesi ci sono riusciti sui topi. Hanno costruito un impianto wireless fatto di gel conduttivo, l’hanno avvolto attorno al nervo splancnico e hanno visto sette settimane di intestini che tornavano normali. Niente farmaci, solo elettricità applicata per venti minuti al giorno. Che prodigio è mai questo?
Il problema dei farmaci
Le malattie infiammatorie croniche intestinali colpiscono 250.000 italiani. La terapia standard? Cortisonici per le fasi acute, immunosoppressori per mantenere la remissione, farmaci biologici quando gli altri falliscono. Funzionano, certo. Ma spengono il sistema immunitario intero, non solo la parte che attacca l’intestino. Risultato: infezioni più facili, effetti collaterali pesanti, costi altissimi.
E poi c’è il limite principale: circa un terzo dei pazienti non risponde ai trattamenti. O smette di rispondere dopo qualche anno. A quel punto rimane la chirurgia: rimuovere il tratto di intestino danneggiato. Il che a sua volta non risolve: sposta solo il problema.
Il nervo che controlla l’infiammazione
La colite è un problema di comunicazione sbagliata. Le cellule T dell’intestino ricevono segnali distorti e iniziano ad attaccare la parete intestinale come se fosse un invasore: producono citochine infiammatorie (TNF-alfa, interleuchine) che danneggiano i tessuti. Il colon si ulcera, sanguina, smette di assorbire nutrienti.
Ma il sistema nervoso può modulare questa risposta. Il nervo splancnico, che corre lungo l’arteria splenica fino alla milza, rilascia noradrenalina quando viene stimolato elettricamente. Questa molecola agisce sui recettori beta-2 delle cellule immunitarie, cambiando il tipo di linfociti T prodotti. Meno TH1 e TH17 (pro-infiammatori), più TH2 e Treg (anti-infiammatori).
È il cosiddetto “riflesso infiammatorio”: un circuito nervoso che spegne l’infiammazione quando serve. Solo che nella colite cronica questo riflesso non basta. Per questo l’idea è stata quella di potenziarlo dall’esterno, con impulsi elettrici precisi.
Scheda dello studio
- Ente di ricerca: Huazhong University of Science and Technology (Wuhan, Cina)
- Ricercatori principali: Wenliang Liu, Qiong Wang, Zhiqiang Luo et al.
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: National Science Review
- DOI: 10.1093/nsr/nwaf557
- TRL (Technology Readiness Level): 2-3 – Ricerca preclinica su modelli animali.
Gel, non metallo
Gli impianti neurali classici hanno un problema fisico: sono rigidi. Elettrodi di platino-iridio, circuiti stampati, materiali duri che non si piegano. Il nervo splancnico invece è morbido, si muove con la respirazione, pulsa con il battito cardiaco. Risultato: l’impianto rigido sfrega, irrita, causa fibrosi. Il corpo cerca di isolarlo con tessuto cicatriziale, l’efficacia cala, l’impianto smette di funzionare.
Il team di Huazhong ha risolto usando idrogel conduttivo, un materiale che contiene il 90% di acqua, polimeri biocompatibili e nanoparticelle d’argento per condurre elettricità. È elastico come il tessuto biologico, si adatta alla forma del nervo, non provoca reazioni immunitarie. Gli elettrodi sono fibre di gel intrecciate che si avvolgono attorno al fascio neurovascolare splenico e si fissano con un adesivo biologico. Non serve suturare, non serve stringere.
Dopo cinque settimane, nei topi non è stata riscontrata nessuna fibrosi significativa. Il gel è rimasto funzionale, e il nervo è rimasto intatto.
Alimentato attraverso la pelle
Niente batterie. L’energia arriva dall’esterno tramite accoppiamento capacitivo: un “cuscinetto” sottile di gel impiantato sotto la pelle dell’addome riceve il segnale elettrico da un cerotto esterno. Il segnale passa attraverso l’epidermide e viene raccolto dall’elettrodo sottocutaneo, che lo trasmette agli elettrodi sul nervo.
Funziona come la ricarica wireless degli smartphone, ma con correnti molto più basse. I topi ricevevano stimolazione per 20 minuti al giorno: impulsi di 10 Hz, 0,5 secondi attivi e 4,5 secondi di pausa, intensità modulata per evitare affaticamento muscolare. Il tutto senza anestesia, e senza chirurgia: basta solo indossare il cerotto e aspettare.
Risultati nei topi trattati:
- Livelli di citochine infiammatorie ridotti specificamente nell’intestino
- Peso corporeo mantenuto meglio (meno malnutrizione)
- Colon più lungo e struttura preservata
- Riduzione del danno tissutale visibile al microscopio
- Riequilibrio delle cellule T: meno TH1/TH17, più TH2/Treg
L’effetto è selettivo: i cambiamenti immunitari avvengono solo nell’intestino, non in modo sistemico. Questo è importante: significa che la stimolazione del nervo splancnico modula l’infiammazione dove serve, senza sopprimere tutta la risposta immunitaria come fanno i farmaci.
La lunga strada verso gli umani
Sette settimane di analisi, importante dirlo, sono niente. Un dispositivo umano deve durare anni, forse decenni. Deve resistere a movimenti ripetuti, variazioni di temperatura, risposte immunitarie che nei topi non si manifestano. Il nervo splancnico umano ha anatomia diversa, diametro variabile, posizione più complessa da raggiungere chirurgicamente.
E poi c’è il problema dei meccanismi. La colite indotta chimicamente nei topi non è identica al morbo di Crohn o alla colite ulcerosa negli umani. Sono processi autoimmuni multifattoriali, con componenti genetiche, ambientali, microbiotiche. Non è detto che stimolare il nervo splancnico umano produca gli stessi effetti.
Altri gruppi di ricerca hanno già testato approcci simili. La Duke University ha dimostrato che nei topi la stimolazione del nervo vago riduce l’infiammazione intestinale legata allo stress. Galvani Bioelectronics (ora parte di GSK) ha impiantato elettrodi sul nervo splancnico di maiali per 70 giorni, vedendo riduzione di TNF-alfa e aumento di mediatori pro-risolutivi. SetPoint Medical ha ottenuto l’approvazione FDA ad agosto 2025 per un neurostimolatore impiantabile nel collo che tratta l’artrite reumatoide stimolando il nervo vago.
Nessuno ha ancora testato questa specifica configurazione (gel wireless su nervo splancnico) negli umani. Ci vorranno studi di sicurezza, trial di fase 1 per verificare tollerabilità, poi fase 2 per efficacia, poi fase 3 su centinaia di pazienti. Otto-dieci anni, forse dodici come vedrete nel prospettino più giù. Sempre se tutto va bene.
Oltre la colite
Il nervo splancnico controlla la milza, che è un hub immunitario. Modula monociti, macrofagi, linfociti T e B. Questo significa che lo stesso approccio potrebbe funzionare per altre malattie infiammatorie croniche: artrite reumatoide, lupus, sclerosi multipla, diabete di tipo 1. Tutte condizioni dove il sistema immunitario attacca tessuti sani.
La piattaforma tecnologica è versatile. Il gel conduttivo può adattarsi a nervi di dimensioni diverse, la stimolazione wireless elimina il problema delle batterie, il design morbido riduce la fibrosi. Potrebbe diventare uno standard per la neuromodulazione di precisione: invece di colpire il nervo vago (che innerva un po’ tutto: cuore, polmoni, stomaco, intestino, fegato), si colpisce il singolo nervo che controlla l’organo malato.
Ma serve cautela. La neuromodulazione non è una bacchetta magica. Richiede parametri precisi (frequenza, intensità, durata) da calibrare con monitoraggio continuo. E non tutti rispondono: nei trial su artrite reumatoide, circa il 60-70% dei pazienti ottiene benefici significativi. Gli altri no, e non si sa perché.

Quando e come ci cambierà la vita
Se questa tecnologia arriva in clinica, parliamo di un cambio di paradigma per almeno 250.000 pazienti solo in Italia. Un piccolo impianto chirurgico sotto pelle una sola volta, poi 20 minuti al giorno con un cerotto wireless. Niente immunosoppressori sistemici, niente cicli di cortisone, e forse neanche chirurgia demolitiva.
Ma la timeline è lunga: primi trial umani non prima del 2028-2030, approvazione regolatoria 2032-2035 se tutto funziona. E con costi iniziali probabilmente sopra i 20.000 euro per impianto, ed accessibilità limitata ai centri specializzati.
Non è ancora dietro l’angolo, decisamente.
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Nei topi funziona. Negli umani? Si vedrà tra diversi anni. Nel frattempo, chi ha la colite continua a convivere con i farmaci, con le riacutizzazioni, con l’incertezza.
E con la speranza che un giorno, forse, basterà indossare un cerotto per venti minuti invece di prendere pillole ogni giorno.