Le capsule intelligenti del MIT fanno un lavoro semplice, anzi due. Quali? Primo: rilasciare farmaci. Secondo: tradire il paziente col medico prima di dissolversi grazie a un chip RFID bioriassorbibile grande appena 400 micrometri, un’antenna di zinco e un po’ di cellulosa che il corpo digerisce in una settimana.
Quando la capsula si dissolve nello stomaco, inizia a trasmettere un segnale radio fino a 60 centimetri di distanza: “Missione compiuta.” Poi sparisce. Niente accumulo, niente componenti da espellere, solo la conferma che la terapia è partita.
Il problema? Metà delle ricette in America non viene mai presa. Questa capsula potrebbe chiudere quel buco da 15 miliardi di dollari l’anno.
Il problema che nessuno vuole ammettere
L’OMS stima da anni che circa il 50% dei pazienti nel mondo non assume i farmaci come prescritti, soprattutto nelle terapie croniche. Le ragioni sono tante: alcuni non possono permettersele, ad esempio. Ma c’è un’altra ragione, più banale: dimenticare. Semplicemente dimenticare di prendere la pillola.
Le conseguenze sono pesanti. Una meta-analisi di studi prospettici internazionali stima che la non-aderenza sia causa del 4,3% (mediana) dei ricoveri ospedalieri, con range da 0,7% a 10,8% a seconda del paese di provenienza. Capsule che potrebbero risolvere tutto questo non erano mai esistite. Fino a ora.
Come funziona la capsula spia
L’involucro esterno della capsula è fatto di gelatina rivestita con materiali che bloccano qualsiasi segnale radio. Funziona come una minuscola gabbia di Faraday. Quando la ingoi, il rivestimento inizia a degradarsi. Nel giro di dieci minuti, la capsula rilascia sia il farmaco che il segnale RFID. Negli esperimenti su animali, il segnale arrivava fino a 60 centimetri di distanza. Abbastanza per raggiungere un ricevitore indossabile che potrebbe notificare il team medico del paziente.
“Il nostro obiettivo è evitare l’accumulo a lungo termine pur garantendo una conferma affidabile che la pillola sia stata presa,” dice Mehmet Girayhan Say, co-autore principale dello studio. Dopo una settimana, il dispositivo è completamente sparito. Digerito.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Massachusetts Institute of Technology (MIT) / Brigham and Women’s Hospital
- Ricercatori principali: Giovanni Traverso (senior author), Mehmet Girayhan Say, Sean You (lead authors)
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: Nature Communications
- DOI: 10.1038/s41467-024-55473-9
- TRL (Technology Readiness Level): 4-5 – Validazione in ambiente di laboratorio su modelli animali, in fase di passaggio verso test clinici umani
Materiali che il corpo può digerire
La differenza rispetto ai precedenti tentativi di capsule RFID (ne abbiamo viste diverse) sta nei materiali. Altri ricercatori avevano già sviluppato dispositivi simili, ma il tratto digestivo umano non poteva disintegrarli. Tutti i componenti dovevano percorrere l’intero corpo ed essere espulsi, oppure (peggio) accumularsi all’interno. Il team del MIT, come vi dicevo, ha scelto materiali bioriassorbibili: un chip RFID da 400 micrometri disponibile in commercio, con un’antenna di zinco e cellulosa che gli esseri umani possono digerire.
“Abbiamo scelto questi materiali riconoscendone i profili di sicurezza molto favorevoli e anche la compatibilità ambientale,” spiega Giovanni Traverso, gastroenterologo al Brigham and Women’s Hospital e professore associato di ingegneria meccanica al MIT.
Per chi serve davvero
Le capsule intelligenti sono particolarmente utili per monitorare persone con infezioni croniche che richiedono trattamenti a lungo termine, o pazienti trapiantati che assumono farmaci immunosoppressori. Senza questi farmaci, il rigetto dei tessuti rimane un rischio potenzialmente letale. La capsula può rimanere intatta nel tratto digestivo per settimane, rilasciando farmaci secondo un programma preciso.
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Se lo sviluppo avrà successo con gli esseri umani, il team di Say dice che la capsula potrebbe comunicare con un monitor medico indossabile in grado di notificare il team medico del paziente. Non è l’unica innovazione MIT in dispositivi medici miniaturizzati: recentemente un altro team ha sviluppato una struttura simile a un origami che può espandersi all’interno del corpo dopo l’iniezione.
Il corpo umano può mentire. La capsula no. Sarà abbastanza per cambiare il modo in cui prendiamo le medicine? Forse.
O forse ci abitueremo anche a questo, finché qualcuno non inventerà la capsula che prende la pillola al posto nostro.