C’è un problema di fondo con le terapie più avanzate del mondo: sono terribilmente artigianali. Prendete i farmaci viventi, quelle cure che riprogrammano le nostre cellule per combattere il cancro. Funzionano? Spesso sì, in modo spettacolare. Sono accessibili? Nemmeno per sogno. Costano quanto un appartamento, richiedono settimane di preparazione e sono fatte su misura per ogni singolo paziente.
Immaginate se per prendere un’aspirina doveste aspettare che un chimico la sintetizzasse partendo dal vostro DNA, facendovi pagare centinaia di migliaia di euro. Ecco, siamo a quel punto lì.
O meglio, eravamo a quel punto lì. Perché in un laboratorio della British Columbia qualcuno ha appena trovato il modo di trasformare questa sartoria di lusso in una produzione industriale. E no, la mia non è un’esagerazione, poi leggerete.
La fine dell’artigianato cellulare
Il collo di bottiglia dei farmaci viventi è sempre stato la fonte. Fino a ieri, bisognava prelevare le cellule del paziente, lavorarle in laboratorio e rimetterle dentro. Un processo lento, costoso e logisticamente da incubo. La soluzione ideale sarebbe avere cure “off-the-shelf”, pronte all’uso, prelevabili da uno scaffale come una qualsiasi scatola di antibiotici (dei quali, tuttavia, non dobbiamo abusare: scusate l’off topic).
Un team dell’Università della British Columbia (UBC) guidato da Peter Zandstra e Megan Levings ha fatto esattamente questo: ha capito come produrre in serie cellule immunitarie umane partendo da cellule staminali. Non una tipologia qualsiasi, ma i linfociti T, quelli che coordinano l’intera risposta immunitaria.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: University of British Columbia (UBC)
- Ricercatori principali: Peter Zandstra, Megan Levings, Ross Jones
- Anno pubblicazione: 2026
- Rivista: Cell Stem Cell
- Oggetto: Produzione di linfociti T helper da staminali
- TRL: 4 – Validazione della tecnologia in ambiente di laboratorio
Il segreto è nel timing (e nel segnale Notch)
Qui la faccenda si fa interessante (e un filo tecnica, ma restate con me). Per creare farmaci viventi efficaci, servono due tipi di cellule: i killer T (quelli che sparano) e gli helper T (quelli che dicono dove sparare e mantengono la carica). I killer li sapevamo già fare. Gli helper? Un disastro. Non venivano mai bene.
Il problema era un segnale biologico chiamato Notch. I ricercatori hanno scoperto che è come la cottura della pasta: se lo lasci attivo troppo a lungo, scuoce tutto (e non ottieni le cellule helper). Se lo spegni troppo presto, resta crudo. Hanno trovato il minuto esatto in cui “scolare” le cellule, regolando il segnale Notch per indirizzare le staminali verso il destino desiderato.
Il risultato? Cellule che non solo sembrano helper T, ma si comportano come tali. Hanno i recettori giusti, fanno il loro lavoro e, soprattutto, si possono produrre in quantità industriali.
Farmaci viventi: perché cambia tutto
Non stiamo parlando solo di cancro. La possibilità di avere farmaci viventi pronti all’uso apre porte che finora erano sprangate. Malattie autoimmuni, rigetto dei trapianti, malattie infettive. Se puoi produrre cellule che regolano il sistema immunitario (come i T reg, un sottotipo di helper) e averle pronte in frigo, cambi la prognosi di milioni di persone.
Ross Jones, uno degli autori (quello che vedete in foto), lo dice chiaramente: questo sistema è “direttamente applicabile alla bio-produzione nel mondo reale”. Tradotto dal ricercatorese: non è una cosa che funziona solo in una provetta fortunata il giovedì pomeriggio. È un processo scalabile.
Approfondisci
Il mondo delle terapie cellulari corre veloce. Se vuoi capire dove stiamo andando, dai un’occhiata a come la terapia CAR-T sta attaccando i tumori solidi. Ci sono stati risultati sorprendenti anche per i tumori cerebrali in tre pazienti, e persino applicazioni inaspettate dove la terapia anti-cancro ha curato il Lupus.
Dallo scaffale al paziente: quanto manca?
Ora, non corriamo. Avere la ricetta e la cucina industriale non significa che il piatto sia già sul tavolo. Siamo ancora in una fase in cui questi farmaci viventi devono dimostrare di essere sicuri ed efficaci sugli esseri umani quanto lo sono le versioni personalizzate.
L’obiettivo a lungo termine, come dice la dottoressa Levings, è avere scorte di cellule prodotte da fonti rinnovabili (le staminali) molto prima che il paziente entri in ospedale. Niente più attese di settimane mentre il tumore avanza. Niente più costi proibitivi che mandano in bancarotta i sistemi sanitari.
Allora quando e come ci cambierà la vita?
L’arrivo dei farmaci viventi “off-the-shelf” potrebbe abbattere i costi delle terapie CAR-T del 90% entro il 2032. Significa che cure oggi riservate a pochissimi casi disperati potrebbero diventare la prima linea di difesa standard anche negli ospedali di provincia.
Mi chiedo spesso quando la medicina smetterà di essere un’arte eroica per diventare ingegneria affidabile. Con questi nuovi farmaci viventi, forse abbiamo appena posato il primo mattone della fabbrica. Resta da vedere se riusciremo a tenerla aperta per tutti, o solo per chi ha il biglietto vip.
Ma questa è un’altra storia, amici miei, e non dipende dalle cellule.