La matematica potrebbe essere il linguaggio universale per comunicare con civiltà extraterrestri. È la conclusione (empiricamente ovvia, almeno per me) di uno studio pubblicato su Leonardo che ha testato l’ipotesi sulle api mellifere.
Tra il 2016 e il 2024, ricercatori australiani e francesi hanno dimostrato che questi insetti, separati da noi da oltre 600 milioni di anni di evoluzione, possono imparare operazioni aritmetiche elementari. Dopo aver imparato anche il codice morse, queste piccole meraviglie si sono cimentate anche con addizioni, sottrazioni, concetto di zero, associazione simboli-numeri.
Con meno di un milione di neuroni contro i nostri 86 miliardi, le api hanno fatto quello che solo scimpanzé e pappagalli grigi avevano dimostrato prima. Se due specie così diverse condividono la capacità matematica, forse i numeri sono davvero universali.
Il problema è noto. Se mai riceveremo un messaggio da una civiltà aliena, sappiamo che la distanza non sarà l’ostacolo principale. Anche il sistema stellare più vicino dista oltre quattro anni luce: un dialogo a botta e risposta richiederebbe più di un decennio. Parole, gesti, simboli culturali non funzionerebbero. Servono quando si condividono biologia ed esperienza, condizioni impossibili tra mondi nati su pianeti diversi. E allora, che linguaggio universale dovremmo cercare?
Il test sulle api
I ricercatori hanno preso una scorciatoia intelligente. Non potendo testare il linguaggio universale sugli alieni, hanno cercato l’intelligenza più aliena disponibile sulla Terra dopo i polpi: le api mellifere.
Umani e api hanno preso strade evolutive separate 600 milioni di anni fa: i cervelli sono drammaticamente diversi per dimensioni, struttura e funzionamento. Noi usiamo linguaggio parlato e scritto, loro la danza dell’addome (waggle dance), un movimento fisico che codifica informazioni su fonti di cibo: direzione, distanza, angolo rispetto al sole, qualità.
Eppure entrambe le specie vivono in società complesse e scambiano informazioni significative. Gli esperimenti hanno funzionato così: delle api in volo libero guardavano display visivi con quantità diverse di forme. I colori facevano da istruzioni. Blu significava “+1”, giallo significava “-1”. Risposta corretta: acqua zuccherata. Risposta sbagliata: niente ricompensa. Dopo diversi tentativi, le api hanno imparato le regole e le hanno applicate anche a situazioni mai viste prima.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: RMIT University (Melbourne) / CNRS (Francia)
- Ricercatori principali: Scarlett R. Howard, Adrian Dyer et al.
- Periodo esperimenti: 2016-2024
- Rivista principale: Science Advances (2019)
- DOI: 10.1126/sciadv.aav0961
- TRL: 2-3 – Ricerca di base su cognizione animale, proof of concept per comunicazione interstellare
Cosa hanno imparato le api
I risultati sono sorprendenti. Le api hanno dimostrato di saper fare addizioni e sottrazioni semplici (aggiungere o togliere uno), comprendere il concetto di zero, ordinare quantità, distinguere quale gruppo aveva più o meno elementi, classificare numeri come pari o dispari, associare simboli a numeri (come noi impariamo 1, 2, 3). Con meno di un milione di neuroni, contro gli 86 miliardi umani, hanno afferrato concetti numerici.
I ricercatori fanno notare che una volta che un organismo sa aggiungere o sottrarre uno, ha teoricamente le basi per rappresentare tutti i numeri naturali. Le api mostrano i primi mattoni della matematica. Non attraverso il linguaggio, ma attraverso la cognizione pura.
Linguaggio universale, le implicazioni cosmiche
Se l’intelligenza extraterrestre esiste e ha cognizione sufficientemente avanzata, è probabile che capisca la matematica. Questo significa che se due specie diverse come umani e api possono sviluppare e comprendere la matematica indipendentemente, allora forse i numeri non sono un’invenzione umana. Sarebbero invece un esito naturale dell’intelligenza stessa, e potrebbero funzionare come linguaggio universale.
L’idea non è nuova. Galileo Galilei descrisse l’universo come scritto in linguaggio matematico: la sfida dei nostri tempi e di quelli futuri è capire quanto sia flessibile la matematica tra specie diverse, e se concetti condivisi possano essere scalati dal conteggio semplice a idee più astratte. Queste intuizioni non daranno forma solo alla ricerca di intelligenza extraterrestre: potrebbero ridefinire il nostro modo di considerare l’intelligenza in sé.
Approfondisci
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In poche parole: non sappiamo se là fuori ci sia qualcuno ma sappiamo che qui, su questo pianeta, specie separate da centinaia di milioni di anni condividono la capacità di ragionare con i numeri.
L’intelligenza, ovunque emerga, sembra convergere verso gli stessi strumenti fondamentali. La matematica non sarebbe un caso culturale terrestre, ma una proprietà emergente della cognizione complessa. Se vero, significa che quando (e se) riceveremo quel messaggio dallo spazio, avremo già il vocabolario di base per rispondere.
Sempre che loro usino lo stesso linguaggio universale. O che noi riusciamo a riconoscerlo in tempo.