L’idea era semplice, almeno sulla carta: trasformare i bombardieri in portaerei volanti. Il risultato fu l’XF-85 Goblin, un caccia parassita minuscolo, privo di carrello e progettato per essere lanciato e recuperato in volo. Doveva essere la scorta perfetta per le missioni nucleari della Guerra Fredda: si rivelò uno dei fallimenti più spettacolari e pericolosi nella storia dell’aviazione americana.
Facciamo un passo indietro, a quando il futuro aveva un sapore di cherosene e paranoia. Siamo alla fine degli anni ’40. La Seconda Guerra Mondiale è appena finita e ne sta iniziando un’altra, più fredda e silenziosa. Gli Stati Uniti hanno un asso nella manica: il Convair B-36 Peacemaker: un bestione capace di decollare dagli USA, sganciare un souvenir nucleare su Mosca (nei sogni bagnati del Campidoglio) e tornare indietro senza scalo.
Il problema? Era vulnerabile. Lento, grosso, un bersaglio facile per la caccia sovietica. E i caccia americani dell’epoca non avevano abbastanza autonomia per scortarlo fino in Russia e ritorno. Ecco il vicolo cieco strategico.
XF-85, un uovo nel ventre della balena
La soluzione dell’US Army Air Forces fu un esercizio di pensiero laterale. Un po’ troppo laterale, per la verità. Se la Marina metteva gli aerei sulle navi, perché l’Aviazione non poteva mettere gli aerei… dentro altri aerei? Nasce così l’XF-85 Goblin della McDonnell. E quando dico “nasce”, intendo che viene letteralmente scolpito per incastrarsi nel vano bombe di un B-36.
Il risultato non assomigliava a un caccia. Sembrava l’incrocio tra una Fiat 500 e un proiettile, o un uovo metallico con le ali ripiegabili. Lungo appena 4 metri e mezzo, largo 6 (ad ali aperte), era un concentrato di pesanti compromessi ingegneristici.
Il fatto è questo: per farlo entrare nel bombardiere, tolsero tutto il superfluo. E per “superfluo” intendo anche il carrello d’atterraggio. L’XF-85 Goblin non era pensato per toccare terra. Mai. Doveva essere sganciato in volo, combattere per 30 minuti, e poi tornare ad agganciarsi a un trapezio metallico calato dalla “nave madre”. Certo, come no.
Se qualcosa andava storto? Beh, c’era uno scivolo d’acciaio sotto la pancia per tentare un atterraggio di emergenza su un prato. Auguri.
La turbolenza della realtà
Sulla carta, il piano filava. Il pilota aspettava nel bombardiere, entrava nell’ovetto, veniva calato giù, accendeva il motore jet J34, apriva le ali e via a difendere la democrazia. In pratica, fu un disastro di fantozziana memoria.
Durante i test del 1948 (usando un B-29 come madre, perché il B-36 non era ancora pronto), i piloti scoprirono un dettaglio che gli ingegneri avevano sottovalutato: l’esistenza di una cosa chiamata aria. Il bombardiere creava una scia turbolenta così violenta che avvicinarsi col minuscolo XF-85 Goblin era come cercare di parcheggiare una Smart in un tornado.
Il trapezio di aggancio dondolava. L’aereo sobbalzava. C’era un effetto cuscino d’aria tra i due velivoli che respingeva il povero, piccolo caccia ogni volta che provava ad agganciarsi. Immaginate di dover infilare un ago mentre siete sulle montagne russe. Ecco.
Dati Tecnici: XF-85 Goblin
- Ruolo: Caccia parassita di scorta
- Costruttore: McDonnell Aircraft
- Primo volo: 23 agosto 1948
- Lunghezza: 4,5 metri
- Apertura alare: 6,4 metri
- Peso a vuoto: 1.700 kg
- Velocità massima: 1.069 km/h (stimata)
- Armamento: 4 mitragliatrici .50 Browning M3
- Esemplari costruiti: 2
Su sette voli liberi tentati, solo tre si conclusero con un aggancio riuscito. Gli altri finirono con atterraggi di emergenza sulla pancia nei laghi salati di Muroc. I piloti collaudatori, gente che di solito aveva il ghiaccio nelle vene, scendevano dall’abitacolo bianchi come le lenzuola di una volta.
Perché non voliamo su uova nucleari?
Il programma venne cancellato nel 1949. Non perché l’XF-85 Goblin non volasse (anzi, una volta sganciato era sorprendentemente agile e veloce), ma perché recuperarlo era un’impresa da circo equestre, non una procedura militare standard.
Mentre il Goblin lottava contro le turbolenze, arrivò una soluzione molto più noiosa e infinitamente più pratica: il rifornimento in volo. Perché portarsi dietro un caccia nella pancia quando puoi semplicemente riempire il serbatoio di un caccia normale mentre sei in aria? Oggi l’XF-85 Goblin riposa in un museo, testimone di un’era in cui “perché no?” era una risposta valida a rischi mortali.
È il futuro di ieri: audace, assurdo e, per fortuna, mai realizzato.
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