Le app di incontri hanno un problema che nessun algoritmo può risolvere: premiano esattamente ciò che non serve. Paul Eastwick, psicologo alla UC Davis, ha passato anni a studiare come funziona davvero l’attrazione umana. La risposta, raccolta nel libro Bonded by Evolution, è scomoda: quello che crediamo di volere in un partner non ha quasi nulla a che fare con ciò che ci rende felici in una relazione.
La compatibilità si costruisce nel tempo, con gesti piccoli e ripetuti: le app, invece, ci chiedono di decidere tutto in un secondo. Come scegliere una casa guardando solo la facciata: cosa può andare storto?
Il mito del colpo di fulmine (e cosa dice la scienza delle app di incontri)
Eastwick parte da un dato che fa riflettere: se trovi qualcuno attraente, solo il 65% delle altre persone sarà d’accordo con te. Il restante 35% ti guarderà perplesso. L’attrazione, insomma, non è una scala oggettiva dall’uno al 10: è una faccenda privata, instabile e profondamente soggettiva. Il problema è che le app di incontri funzionano esattamente sul presupposto opposto: che esistano persone oggettivamente desiderabili e che basti una foto per capire chi sono.
Le donne, sulle piattaforme di dating, scartano il 95% dei profili dalla prima impressione. Gli uomini sembrano più di “bocca buona”, perché ne approvano circa la metà (il che, a pensarci, non è necessariamente un complimento). Dal vivo, però, colpo di scena, le proporzioni cambiano: le donne diventano quasi il doppio meno selettive degli uomini. Ecco, questo scarto tra il giudizio digitale e quello reale è diventato proprio il cuore del problema.
Evoluzione contro app incontri: una partita impari
Per quello che sappiamo, l’essere umano si è evoluto per trovare un partner in gruppi ristretti, più o meno 150 persone. Poca scelta, ma con il tempo necessario per costruire qualcosa. Le app di incontri ribaltano la logica: offrono milioni di opzioni e zero tempo per valutarle. Eastwick la chiama choice overload (sovraccarico di scelta): quando un partner potenzialmente migliore è sempre a uno swipe di distanza, il cervello va in tilt. Non sceglie meglio, sceglie meno. O non sceglie affatto.
E c’è di più. La ricerca di Eastwick dimostra che dopo il terzo appuntamento il livello di attrazione, piacere e connessione emotiva che provi per qualcuno è praticamente quello definitivo. Non migliora, non peggiora: resta lì. La compatibilità, quella vera, si gioca nei primi incontri reali, non nella descrizione nella biografia di un account. Ma arrivarci, a quel terzo appuntamento, è diventato il vero lusso.
Scheda del libro
- Autore: Paul Eastwick, professore di Psicologia alla UC Davis
- Titolo: Bonded by Evolution: The New Science of Love and Connection
- Lingua: Inglese (non c’è ancora edizione italiana)
- Editore: Crown (Penguin Random House)
- Pubblicazione: 10 febbraio 2026
- Link: Penguin Random House
Quello che le app di incontri non possono misurare
La psicologia evoluzionistica degli anni Novanta ci ha lasciato in eredità un repertorio di convinzioni granitiche: gli uomini non sono fatti per la monogamia, le donne cercano il maschio alfa, il bell’aspetto è tutto. Eastwick smonta queste idee una per una. La metodologia di quegli studi si basava su questionari (cosa dici di volere) e non su osservazioni reali (cosa scegli davvero). La differenza, come sanno bene i single di lunga data (per scelta e non) è abissale.
Insomma: le app incontri hanno costruito un intero modello di business su premesse scientifiche superate. Filtri per altezza, reddito, titolo di studio. Dealbreaker preimpostati. Tutto calibrato su ciò che pensiamo di volere, non su ciò che funziona. E nel frattempo il dato più interessante della ricerca di Eastwick resta sepolto: nel corso di due milioni di anni di evoluzione, le donne hanno selezionato partner progressivamente più simili a loro per corporatura e temperamento. Non quelli più grossi, né ipiù dominanti: quelli più vicini.Quelli più gentili.
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Eastwick propone di tornare a cercare l’amore come facevamo prima degli smartphone: nelle reti sociali reali, tra amici di amici, a cene collettive, in contesti dove il giudizio ha tempo di maturare.
Sono ancora relativamente pochi quelli che pensano che le app di incontri siano il modo migliore per trovare un partner: eppure sono diventate il modo più comune. Toh, tipo come sapere che il fast food fa male e andarci lo stesso. Con la differenza che qui in gioco non c’è il colesterolo: c’è la solitudine.