Fincantieri ha scelto: il colosso della cantieristica navale italiana testerà un robot italiano saldatore nei suoi cantieri a partire dalla fine del 2026. L’azienda svilupperà un progetto industriale da quattro anni con Generative Bionics, startup genovese che ha appena chiuso un round da 70 milioni. Il robot umanoide lavorerà accanto agli operai, non al loro posto: monitorerà il cordone di saldatura con visione artificiale, solleverà pezzi pesanti e si muoverà in spazi complessi. L’obiettivo è affrontare la carenza di manodopera specializzata senza sostituire chi c’è già: i primi test a Sestri Ponente entro dicembre 2026, seguiranno le vere e proprie funzionalità operative nei primi due anni, e alla fine arriverà la certificazione industriale.
È tutto molto italiano (in senso buono, non come direbbe il mitico Stanis La Rochelle, se sapete di chi parlo): tecnologia sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia, partnership strategica per la sovranità europea, cantiere ligure come banco di prova. Insomma: il robot italiano e umanoide che salda esiste. Ora serve capire se funziona davvero.
Settanta milioni per un saldatore
Generative Bionics non è partita ieri: la startup ha radici profonde nell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dove sono nati progetti come iCub (il robot italiano cognitivo per la ricerca), ergoCub (l’umanoide progettato con INAIL per supportare i lavoratori) e iRonCub, l’unico robot umanoide volante al mondo. Circa 70 ingegneri del comparto tecnico sono confluiti nella società, affiancati da personale specializzato nella certificazione e produzione per robot umanoidi.
La collaborazione con Fincantieri è il primo test strutturato in un contesto produttivo ad alta complessità. Il cantiere di Sestri Ponente fungerà da laboratorio industriale dove tecnologia, sicurezza e competenze evolvono insieme: un po’ come trasformare una fabbrica in università, con gli operai che fanno da professori e il robot da studente.
Cosa deve imparare un robot italiano saldatore
L’umanoide sarà dotato di intelligenza artificiale e capacità avanzate di manipolazione, percezione e visione dedicata al monitoraggio del cordone di saldatura. La locomozione è ottimizzata per operare in contesti complessi tipici dei cantieri navali: lamiere, strutture, spazi angusti, superfici irregolari. Particolare attenzione alla sicurezza, perché il sistema deve operare in collaborazione diretta con i lavoratori, nel pieno rispetto delle normative vigenti e senza limitazioni delle aree di lavoro.
È Physical AI: intelligenza che non resta confinata dentro uno schermo ma si incarna in un corpo che deve comprendere l’ambiente reale e agire di conseguenza. Il robot italiano dovrà imparare non da dataset sterminati raccolti chissà dove, ma dall’osservazione diretta del lavoro in cantiere. Un approccio che Generative Bionics ha maturato con ergoCub e che ora deve dimostrare di funzionare su scala industriale.
Timeline realistica
Il programma di collaborazione avrà, come detto, una durata complessiva di quattro anni, con un’impostazione orientata a una rapida introduzione delle soluzioni in ambito operativo. Primi test in cantiere programmati entro la fine del 2026. Obiettivo: rendere disponibili funzionalità operative già nel corso dei primi due anni, proseguendo poi con attività di affinamento, estensione e certificazione industriale nel periodo successivo.
Nessuno promette miracoli immediati. Nessuno parla di “sostituire migliaia di lavoratori” o di “rivoluzione della cantieristica in sei mesi”. La timeline è onesta: quattro anni per passare da prototipo funzionante a robot italiano certificato per operare in contesti industriali reali. In un settore dove altri player (Tesla, Figure AI, Boston Dynamics) promettono molto ma consegnano poco, Fincantieri e Generative Bionics hanno scelto la strada del pragmatismo.
Sovranità tecnologica o slogan
La partnership tra Fincantieri e Generative Bionics assume un valore strategico nel quadro della sovranità tecnologica europea, valorizzando competenze di eccellenza sviluppate all’interno della filiera della ricerca e dell’industria avanzata. Questo il comunicato ufficiale. Tradotto: l’Europa non vuole dipendere da robot cinesi o americani per la propria industria strategica.
Daniele Pucci, CEO di Generative Bionics, ha dichiarato che i cantieri navali rappresentano un asset strategico della manifattura globale e per questo hanno scelto Fincantieri per dimostrare come le soluzioni di Physical AI possano tradursi in sistemi affidabili, sicuri e realmente utili. Pierroberto Folgiero, AD di Fincantieri, parla di “leva strategica per l’evoluzione della cantieristica e per la competitività del sistema industriale europeo”.
Alla fine, se ci pensate, il robot italiano saldatore è anche un manifesto politico: resta da vedere se la politica industriale segue o se rimane retorica da comunicato stampa. Per ora ci sono un cantiere, una startup, quattro anni di lavoro e la promessa che entro il 2028 qualcosa di concreto uscirà da Sestri Ponente. O finirà esposto in un museo della robotica come curiosità storica. Sapremo presto.
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