Il vento, di solito, è un problema per i robot. Li rovescia, li sposta, li costringe a sprecare energia per restare in piedi. WANDER-bot ha deciso di cambiare approccio: invece di combattere il vento, ci cammina. Questo robot eolico stampato in 3D dalla Cranfield University non ha una batteria per muoversi, ma una turbina Savonius e le gambe di una scultura olandese. Suona assurdo, ma funziona.
Perché il punto è proprio questo: il movimento consuma circa il 20% dell’energia di un robot tradizionale. Eliminalo dall’equazione e il resto (sensori, trasmissione dati, raccolta campioni) diventa più leggero, più semplice, più longevo. Il robot eolico non risolve tutto, ma toglie dal tavolo il problema più vecchio dell’esplorazione robotica: la batteria che si scarica.
Le “bestie” della spiaggia
L’ispirazione viene da un posto improbabile. Theo Jansen è quel famoso artista olandese che dal 1990 costruisce creature cinetiche fatte di tubi di PVC: le Strandbeesten, “bestie da spiaggia”. Camminano col vento, senza motori, senza elettronica. Solo geometria e aria. Il meccanismo Jansen (un sistema di aste e giunti che converte la rotazione in un passo fluido) è diventato un classico della robotica a basso costo: elegante, replicabile e sorprendentemente efficace su superfici irregolari.
WANDER-bot prende quel meccanismo e lo combina con una turbina eolica del tipo più semplice che esista: due semicilindri che girano col vento da qualsiasi direzione. Il risultato è un robot eolico che si muove senza elettricità, interamente stampato in 3D, con componenti sostituibili ovunque ci sia una stampante. Un po’ come un mobile IKEA dell’esplorazione planetaria.
Dove vuole arrivare il robot eolico
Saurabh Upadhyay, ingegnere spaziale a Cranfield, e il ricercatore Sam Kurian hanno progettato WANDER-bot pensando a posti dove gli esseri umani non possono restare a lungo: deserti, regioni polari, e (in prospettiva) la superficie di altri pianeti.
La logica è granitica: se puoi stampare un robot eolico sul posto e ripararlo con pezzi nuovi fatti lì, non hai bisogno di missioni di rifornimento. Niente spedizioni, niente logistica pesante, niente dipendenza da batterie che degradano nel tempo.
I numeri di WANDER-bot: prototipo a basso TRL (livello di maturità tecnologica), presentato all’ESA ASTRA Conference 2025. Interamente stampato in 3D, zero batteria per la locomozione, design ispirato al meccanismo Jansen. Finanziato da EPSRC/UKRI attraverso la UK-RAS Network+ dell’Università di Manchester.
Ma ha anche dei difetti
Attenzione: WANDER-bot non sa ancora cambiare direzione. Il prossimo passo della ricerca è proprio questo: dargli manovrabilità, la capacità di affrontare terreni più impegnativi e di decidere dove andare. Per ora cammina dritto, col vento, sulla sabbia. Il che lo rende più una dimostrazione di principio che un esploratore operativo. Beh, vale la pena di lavorarci su: l’energia naturale al posto della batteria, la stampabilità al posto della complessità e la riparabilità al posto della perfezione valgono la pena.
Così come vale la pena sottolineare un dettaglio: le fonti di energia tradizionali dei robot spaziali (celle solari, generatori termoelettrici a radioisotopi) degradano nel tempo. Un robot eolico no. Finché c’è vento, cammina. E su Marte il vento c’è: sottile, freddo, ma c’è.
Resta da capire se basterà a muovere una struttura di plastica stampata su un altro mondo. Ma insomma: il fatto che qualcuno ci stia lavorando, con tubi e ingranaggi ispirati a un artista che costruisce creature da spiaggia da trent’anni, ha qualcosa di poeticamente ostinato.
Nel frattempo WANDER-bot resta sulla sabbia, a Cranfield, con le sue gambe da scultura e la sua turbina da principiante. Non sa girare, non sa raccogliere campioni, non sa ancora fare quasi niente. Ma cammina col vento.
E da qualche parte bisogna pur cominciare.
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