C’è un dettaglio che sfugge quasi sempre nelle discussioni sulla morte: nessuno sa esattamente cosa succede al cervello negli ultimi minuti. Lo diamo per scontato (cuore fermo, luci spente, fine) ma i dati raccontano altro. Nel 2023, un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha registrato onde gamma nei cervelli di pazienti morenti: attività ad alta frequenza, sincronizzata, nelle aree legate alla coscienza.
Non si trattava di “rumore di fondo”, né di spasmi casuali, ma di una attività organizzata: come quella di un cervello che sogna o che ricorda. Cosa significa? Che in qualche modo anche in quel momento siamo “ancora vivi”? Non lo sappiamo.
Onde gamma: il cervello che si accende al buio
Lo studio, pubblicato su PNAS, ha analizzato i segnali elettroencefalografici ed elettrocardiografici di quattro pazienti in coma a cui sono stati staccati i ventilatori (una procedura standard, per la quale ovviamente la famiglia aveva dato il consenso). In due pazienti, pochi secondi dopo la rimozione del supporto respiratorio, è successo qualcosa di inatteso: un’esplosione di onde gamma tra i 30 e i 100 hertz, le stesse frequenze che il cervello produce quando impara, ricorda e sogna.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: University of Michigan School of Medicine
- Ricercatori principali: Xu G., Borjigin J. et al.
- Anno pubblicazione: 2023
- Rivista: Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)
- DOI: 10.1073/pnas.2216268120
- TRL (Technology Readiness Level): 1 – Ricerca di base / osservazione clinica
- Link fonte: Borjigin Lab – University of Michigan
Le onde gamma non si sono limitate a comparire: si sono sincronizzate con ritmi cerebrali più lenti (theta e alfa), un accoppiamento che nei cervelli svegli corrisponde alla percezione cosciente e al sonno REM. E si sono concentrate nella zona calda posteriore della corteccia (la giunzione temporo-parieto-occipitale), quella che i neuroscienziati considerano il substrato fisico della coscienza. Lo stesso punto che si attiva durante i sogni, le allucinazioni e le esperienze premorte.
Insomma: non un guizzo casuale, ma un’orchestra che suona il suo ultimo pezzo, e lo suona fortissimo.
Perché il cervello spreca onde gamma per morire
Ecco, la domanda cui nessuno riesce a rispondere. Il cervello consuma il 20% dell’energia dell’intero corpo: quando l’ossigeno finisce, ogni risorsa è preziosa. Perché investire le ultime riserve in un’esplosione di attività cerebrale ad alta frequenza? Jimo Borjigin, neuroscienziata del Michigan e autrice principale dello studio, ha una teoria: il cervello potrebbe lanciare una ricerca interna di sopravvivenza. Un po’ come un sistema operativo che, prima di spegnersi, scansiona tutto l’archivio alla ricerca di qualcosa (un ricordo, un senso, un motivo) per restare acceso.
Chi ha vissuto esperienze premorte racconta spesso la stessa cosa: la vita che scorre davanti agli occhi, voci di persone care già morte, una luce, un tunnel. Le onde gamma registrate nel Michigan si attivano proprio nelle aree cerebrali legate alla vista, all’udito e alla memoria. La coincidenza è suggestiva. La certezza, però, non c’è: nessuno dei quattro pazienti dello studio è sopravvissuto per raccontare cosa ha visto.
La neuroscienziata Borjigin la chiama “coscienza crepuscolare”: uno stato nascosto ma attivo, invisibile dall’esterno, che potrebbe persistere anche quando ogni segno clinico di vita è scomparso. Le onde gamma sarebbero la sua firma. In un paziente, l’attività gamma ha raggiunto livelli 300 volte superiori a quelli misurati nelle ore precedenti.
Il caso Hoover: onde gamma e sale operatorie
Qui la faccenda esce dal laboratorio ed entra in una sala operatoria del Kentucky. Il 26 ottobre 2021, Anthony Hoover, 36 anni, viene dichiarato cerebralmente morto dopo un’overdose al Baptist Health di Richmond. Nessun riflesso, nessuna attività cerebrale rilevabile. La famiglia autorizza il prelievo degli organi: era donatore registrato. Lo preparano, gli radono il petto, lo portano in sala. Circa un’ora dopo, i chirurghi si fermano. Hoover ha iniziato a muoversi, a piangere, a tendere le braccia: si è svegliato.
Oggi vive con la sorella, con danni permanenti alla parola e alla mobilità. Ma vivo. Un’inchiesta della CNN e un’indagine federale hanno rivelato che almeno 28 casi simili erano stati segnalati nella stessa organizzazione. Casi rari, certo: ma il fatto che la morte clinica di Hoover fosse in realtà una coscienza nascosta sotto la superficie è esattamente il tipo di scenario che le onde gamma rilevate nel Michigan costringono a prendere sul serio.
Non tutti sono convinti (e hanno le loro ragioni)
Bruce Greyson, professore emerito di psichiatria all’Università della Virginia e veterano con quarant’anni di ricerca sulle esperienze premorte, invita alla cautela. I pazienti dello studio del Michigan avevano ancora il cuore che batteva: l’ossigeno circolava ancora. Per Greyson, questo li squalifica come dati “post-mortem” in senso stretto. E poi c’è il fatto che entrambi i pazienti con onde gamma avevano una storia di epilessia: i picchi potrebbero essere spasmi, rumore muscolare, artefatti.
La prova definitiva, insomma, non è ancora arrivata.
Greyson però aggiunge qualcosa di più sottile: le esperienze premorte, indipendentemente dalle onde gamma, suggeriscono che la coscienza potrebbe non essere interamente riducibile all’attività cerebrale.
Un’ipotesi che sfida i modelli materialisti della mente e che resta, come scrive Sam Parnia della NYU (ci siamo occupati di lui qui), “uno dei più grandi misteri della scienza”. Non è che la scienza non sappia come funziona la morte clinica: è che non sa ancora come funziona la coscienza. E senza risolvere la seconda, la prima resta un punto interrogativo.
Quando e come ci cambierà la vita
Le implicazioni concrete riguardano soprattutto i protocolli di fine vita e la donazione d’organi. Se le onde gamma confermano l’esistenza di una “coscienza nascosta” in pazienti dichiarati clinicamente morti, i criteri attuali di accertamento del decesso cerebrale (basati su EEG di superficie, spesso insufficienti a catturare attività profonda) potrebbero richiedere una revisione nei prossimi 5-10 anni.
Borjigin chiede esplicitamente una “rivalutazione scientifica globale” dei protocolli di morte. Nel frattempo, la ricerca resta su un TRL 1: osservazione di base, nessuna applicazione clinica ancora validata.
Approfondisci
Ti interessa il confine tra coscienza e morte? Leggi anche tutte le ricerche sulle esperienze premorte e scopri perché secondo gli esperti la morte non è più un punto di non ritorno. Se vuoi capire come il cervello gestisce i ricordi anche dopo l’arresto cardiaco, c’è l’approfondimento sul recupero dei ricordi dopo la morte.
Borjigin ha suggerito una cosa che suona come una battuta, ma per qualcuno non lo è:
“Forse dovremmo mettere una telecamera dentro le bare.”
In Cina, nel 2012, una donna di 95 anni dichiarata morta dai vicini è rimasta in una bara aperta per sei giorni. Si è alzata poche ore prima del funerale, è andata in cucina e ha cucinato del porridge. “Ho dormito a lungo” ha detto poi. “Avevo fame.”
Ecco: le onde gamma ci dicono che fra la morte e il silenzio c’è forse uno spazio che non abbiamo mai imparato a guardare. Non è detto che sia coscienza.
Ma neanche è detto che non lo sia.