Quattro mesi. Tanto è servito al prezzo dei Bitcoin per passare da 126.000 a meno di 68.000 dollari. In mezzo ci sono 800 miliardi evaporati, 2,5 miliardi in posizioni liquidate in un solo giorno, e un nuovo presidente della Federal Reserve (Kevin Warsh) che i mercati leggono come il becchino della liquidità facile.
Perché l’oro, nello stesso periodo, è salito del 70% mentre i fondi ETF Bitcoin, che un anno fa attiravano miliardi, adesso perdono investitori ogni settimana. E perché il Segretario al Tesoro americano ha detto una frase che vale più di mille grafici:
“Non possiamo salvare le crypto.”
Non è un crollo qualunque. È il tipo di discesa che riscrive le narrative, quelle che fino a ottobre suonavano tipo come: “il Bitcoin è oro digitale, una riserva di valore, un bene rifugio”.
Il prezzo dei Bitcoin oggi racconta un’altra storia, più prosaica e meno fotogenica.
Chi mette il prezzo ai Bitcoin (e perché)
La risposta breve: tutti quelli che contano. Secondo i dati di CryptoQuant, la domanda istituzionale di Bitcoin è passata da un picco di 279.000 BTC a circa 70.000. Un po’ come un ristorante che passa da lista d’attesa a tavoli vuoti in una sola stagione. Gli investitori degli ETF, stima Citi, hanno un prezzo medio di carico intorno agli 81.600 dollari. Oggi sono tutti in perdita.
E poi c’è il dettaglio che sa di sceneggiatura: oggi, mentre il prezzo Bitcoin sfondava al ribasso la soglia dei 70.000$, World Liberty Financial (la società crypto della famiglia Trump) ha liquidato oltre 5 milioni di dollari in Bitcoin. Lo stesso Trump che un anno fa prometteva di fare degli USA la capitale mondiale delle crypto. Diciamo che le priorità si aggiornano.
I numeri del crollo:
- Picco ottobre 2025: 126.000$
- Prezzo Bitcoin attuale: sotto 68.000$ (minimo da novembre 2024)
- Calo dal picco: -48%
- Capitalizzazione persa: 800 miliardi di dollari
- Oro nello stesso periodo: +70%
L’effetto Warsh
Il 30 gennaio Kevin Warsh, vi dicevo, viene nominato alla guida della Fed. È un falco, uno che crede nella stretta monetaria come cura amara, ma necessaria. I mercati hanno capito subito: il dollaro si è rafforzato, il prezzo Bitcoin è sceso del 17% in 72 ore, e la narrativa del “bene rifugio digitale” ha sbattuto contro una realtà piuttosto concreta: quando i tassi salgono, gli asset che non pagano cedole né dividendi diventano meno attraenti. Come un appartamento senza condizionatore in pieno agosto.
Non è solo la Fed. Le tensioni geopolitiche (Iran, Groenlandia, Venezuela) hanno accelerato la rotazione dagli asset rischiosi. L’argento ha avuto il peggior giorno dal marzo 1980. Il prezzo dei Bitcoin, che doveva essere decorrelato da tutto, si è scoperto invece correlato a tutto: la sua sincronia con il Nasdaq 100 ha raggiunto 0,80.
Intanto Strategy (ex MicroStrategy) tiene in pancia 713.000 Bitcoin comprati a un prezzo medio di 76.000 dollari. Oggi valgono meno di quanto li ha pagati. Michael Burry, l’investitore di “The Big Short”, parla di possibile spirale mortale. Gli analisti di Stifel vedono un target a 38.000 dollari, usando un modello che attraversa i minimi storici di ogni ciclo: -93% nel 2011, -84% nel 2015, -83% nel 2018, -76% nel 2022.
Il prezzo Bitcoin, insomma, si muove come un titolo tech, non certo come l’oro. Aspettatevi altri ribassi. Oppure no?
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In sintesi: il mercato crypto ha smesso di essere una questione di tecnologia. È diventato una questione di flussi, di margini, di chi esce prima. Il prezzo Bitcoin oggi non misura il valore della blockchain, misura la fiducia degli investitori istituzionali. Che al momento hanno altro a cui pensare. Tipo l’inflazione, i tassi, e un presidente della Fed che non sembra il tipo da regalare liquidità.
Qualcuno, in minoranza, vede nel crollo un’opportunità. Standard Chartered mantiene un target a 150.000 dollari per fine anno (rivisto al ribasso dai 300.000). Jeff Park di Bitwise ipotizza che proprio la stretta di Warsh possa generare una crisi di credibilità della Fed, e che Bitcoin ne uscirebbe rafforzato.
Succede, nelle profezie crypto: il peggio è sempre l’anticamera del meglio.
Finché non lo è.
Voi cosa farete?