Diciannove giorni: da tanto dura il blackout di internet più sofisticato e severo nella storia dell’Iran, secondo il Georgia Tech Internet Intelligence Lab. Le app di messaggistica sono morte, i pagamenti digitali congelati, le consegne bloccate: Tipax, l’equivalente iraniano di FedEx, gestiva 320.000 spedizioni al giorno e ora ne processa poche centinaia. Dentro i palazzi governativi a Teheran, nel frattempo, qualcuno naviga come se nulla fosse.
Sono i possessori di “SIM bianche”: circa 16.000 privilegiati con accesso illimitato al web globale. Il resto del paese è murato dentro una sorta di intranet controllata, una rete dietro barricate digitali.
Non è una crisi temporanea: è il futuro che l’Iran sta testando su 85 milioni di persone.
Quando spegnere costa più che restare accesi
Il viceministro delle comunicazioni iraniano stima perdite quotidiane di 4,3 milioni di dollari. NetBlocks, organizzazione che monitora la censura digitale, dice che la cifra reale potrebbe superare i 37 milioni al giorno.
Più di 10 milioni di iraniani dipendono direttamente dalle piattaforme digitali per comunicare e lavorare. Indirettamente, per vivere.
Alireza Rafiei, CEO di Irancell (il secondo operatore mobile del paese con 66 milioni di abbonati), è stato licenziato per aver ritardato l’esecuzione degli ordini di shutdown. L’agenzia Fars ha confermato: rimosso per “disobbedienza su restrizioni di accesso in situazioni di crisi”. Un segnale chiaro: chi controlla le infrastrutture telecom non deve discutere.
Il resto del quadro è noto: i tecnici stranieri delle compagnie telecom hanno lasciato l’Iran sotto scorta di sicurezza, senza copertura mediatica, secondo Filterwatch. E questo segna la probabile fine della cooperazione internazionale sulle infrastrutture critiche, sostituita dal braccio edilizio dei Pasdaran o da collaborazioni (limitate) con la cinese Huawei.
I numeri del muro
- Durata blackout internet: 19 giorni (al 26 gennaio 2026)
- Popolazione offline: 85 milioni
- SIM bianche attive: ~16.000 (élite con accesso illimitato)
- Costo economico giornaliero: fino a 37 milioni di dollari
- Connettività residua: ~3% (servizi governativi e funzionari)
- Ripristino previsto: “Mai nella forma precedente” (fonti governative)
Il privilegio di navigare
L’idea di un blackout di internet a due livelli non è nuova in Iran. Dal 2013 il regime distribuisce SIM bianche che garantiscono accesso illimitato al web globale. Il sistema è emerso pubblicamente a novembre 2025, quando la funzione di geolocalizzazione di X ha rivelato che certi account (compreso quello del ministro delle comunicazioni) si connettevano direttamente dall’Iran. Lì, peraltro, X è bloccato dal 2009, quando si chiamava ancora Twitter.
Quello che cambiano ora saranno la scala e la permanenza. Il blackout di internet attuale testa un’infrastruttura progettata per far diventare l’accesso a due livelli lo standard, non una risposta d’emergenza. Sotto questo sistema, per navigare “in mare aperto” bisogna far parte di una whitelist di sicurezza. Chi non è approvato resta dentro un’intranet di stato.
“Il regime è terrorizzato da una cosa: che gli iraniani vengano ascoltati mentre raccontano la loro verità e documentano i crimini,” ha detto a Rest of World Mahsa Alimardani, ricercatrice di diritti digitali presso Witness, organizzazione USA che addestra attivisti all’uso del video per testimoniare cosa accade.
“La domanda diventa: come diamo agli iraniani una voce indistruttibile?”
Blackout internet in Iran, costruire muri quando tutti sono già dentro
Solo una manciata di nazioni, per adesso (ce ne aspettiamo tante), ha tentato di murare i propri cittadini dal web globale. L’intranet Kwangmyong della Corea del Nord fu costruita da zero per una popolazione che non aveva mai avuto connettività. La Cina ha eretto il Great Firewall nell’arco di due decenni, coltivando alternative domestiche come WeChat e Alibaba. L’Iran sta tentando di fare entrambe le cose in poche settimane, e senza valide alternative interne.
Kaveh Ranjbar, ex chief technology officer di RIPE NCC (ente che gestisce l’infrastruttura internet europea), chiama il piano una “camera stagna digitale” che non può sigillare completamente un’economia moderna. Nessun paese ha mai isolato ermeticamente un’economia digitale funzionante, ha dichiarato a The New Arab.
Non è l’unico a pensarlo: in Rete sono diversi gli esperti tecnici a dubitare che il regime possa sostenere questo blocco senza paralizzare l’economia. Le misurazioni del Georgia Tech mostrano circa il 3% di connettività residua, probabilmente funzionari governativi e servizi di stato.
Starlink: ultima speranza o illusione?
Gli attivisti iraniani (e probabilmente servizi segreti come il Mossad, che hanno rivendicato la loro presenza nel paese) hanno fatto entrare clandestinamente circa 50.000 terminali satellitari Starlink in Iran a partire dal 2022, da quando cioè l’amministrazione Biden ha esentato il servizio dalle sanzioni che hanno bloccato merci e servizi USA in Iran. SpaceX, dal canto suo, ha reso gratuito il servizio per gli utenti iraniani. Il governo iraniano sostiene di aver “abbattuto” 40.000 connessioni Starlink e disturbato alcuni terminali durante il blackout di internet, anche se altri restano operativi (dopo aggiornamenti firmware) per bypassare i blocchi governativi.
La tecnologia resta vulnerabile al jamming dei segnali. Il regime ha la leva finale. “Dobbiamo rivoluzionare l’accesso a internet,” ha detto Alimardani. “E andare oltre le strutture e norme limitanti della ‘sovranità digitale’.”
La portavoce governativa Fatemeh Mohajerani ha confermato che l’accesso internazionale non sarà ripristinato almeno fino a fine marzo. Filterwatch, citando fonti governative compresa Mohajerani, riporta che l’accesso “non tornerà mai nella forma precedente”.
Il blackout di internet non è più una risposta d’emergenza. È un test su larga scala di cosa succede quando lo Stato decide che navigare non è un diritto, ma un privilegio da guadagnare.
E il test sta andando avanti.
Approfondisci
Ti interessa il tema del controllo digitale autoritario? Approfondisci con “Ve lo dico io: la censura internet non è mai stata così forte”, che riporta 4,6 miliardi colpiti nel 2025 e 81 nuove restrizioni. Oppure “Ma va, le IA non sono neutrali: l’influenza politica di ChatGPT” sulla censura AI.