TikTok ha cambiato proprietario il 22 gennaio 2026. Oracle, Silver Lake e MGX sono entrati con il 45%. ByteDance è rimasta col 19,9% e l’ultimo 30% e andato al resto degli investitori. Tutto quanto serve, sulla carta, per soddisfare la legge del 2024 che imponeva a ByteDance di cedere o sparire. Pochi giorni dopo, gli utenti del nuovo TikTok USA iniziano a notare che qualcosa nel flusso dei contenuti non torna più. E non è un’impressione.
I primi casi arrivano sabato 25 gennaio. Alcuni video che documentavano retate della polizia anti immigrazione ICE a Minneapolis, virali su Instagram e condivisi migliaia di volte, non arrivano mai su TikTok USA. Nessun messaggio di errore. Nessuna notifica di rimozione. Semplicemente, non compaiono. La comica Megan Stalter prova a caricare il suo video tre volte, poi cancella il suo account in segno di protesta e spiega tutto su Instagram. Non è l’unica “vittima”, e non è l’unico “misfatto”.
La parola che non si può scrivere su TikTok USA
Il 26 gennaio emerge un dettaglio ancora più preciso. Nella sezione messaggi diretti sull’app americana, la parola “Epstein” viene bloccata. Non nella sezione video, non nei commenti: proprio nei messaggi privati tra utenti. TikTok, raggiunto dalla domanda, dice che non ha regole contro quella parola e che sta indagando. Poi dice che si tratta di un major infrastructure issue triggered by power outage. Un guasto di corrente.
Un guasto di corrente che blocca una parola specifica, in una sezione specifica, proprio nella settimana in cui il controllo dell’algoritmo passa a un consorzio che include Larry Ellison. Lo stesso Ellison che, come ricorda il nostro articolo di settembre 2025, gestisce già CBS, CNN, Paramount e una visione di sorveglianza digitale che inizia dalle telecamere per strada e finisce nei datacenter di Oracle.

Il governatore della California Gavin Newsom non aspetta. Il 27 gennaio avvia un’indagine ufficiale per verificare se l’algoritmo di TikTok USA stia violando la legge statale californiana sulla censura. Il suo ufficio dice di aver ricevuto segnalazioni e di aver “indipendentemente confermato” casi di contenuti critici nei confronti di Trump soppressi dalla piattaforma.
Il senatore Chris Murphy ci va giù duro e aggiunge che, tra le minacce alla democrazia, questa sta “in cima alla lista”.
I numeri della situazione
- 170 milioni di utenti americani sotto il nuovo controllo algoritmico
- 22 gennaio 2026: chiusura vendita TikTok USA a consorzio a guida Oracle
- 25-27 gennaio: primi casi documentati di contenuti anti-ICE soppressi
- Oracle gestisce dati, cloud e revisione codice sorgente dell’algoritmo
La sovranità digitale cambia lingua in TikTok USA
Il paradosso è limpido. Nel 2024 il Congresso ha approvato la legge di vendita perché TikTok USA poteva essere uno strumento di sovranità digitale cinese: Pechino poteva decidere cosa vedevano 170 milioni di americani. Ora, dopo la vendita, la stessa sovranità algoritmica funziona in altra direzione. Non serve più preoccuparsi della Cina. C’è l’America.
La struttura proprietaria è chiara: Oracle, Silver Lake e MGX al 15% ciascuno, un board da sette membri a maggioranza americana, Adam Presser ad amministrare. Tutto legale, almeno sulla carta. Ma la censura algoritmica su TikTok USA non richiede opacità esplicita. Basta che il filtro sia nel codice. Non serve premere dall’esterno quando la porta è già chiusa dall’interno.
Questa porta ha un nome ufficiale: moderazione dei contenuti. E nessuno, finora, ha visto le regole scritte.
TikTok ha una risposta per tutto: bug, guasti, migrazione cloud. Forse è così. La documentazione raccolta da Agenda Digitale mostra che i contenuti non vengono rimossi con takedown visibili, ma con shadowban: la trasparenza diventa il primo problema di una piattaforma che doveva essere la risposta a un problema di trasparenza.
In queste forme, amici, la censura dell’algoritmo è quasi impossibile da provare con certezza. Non lascia tracce. Non genera notifiche. È come un cancello che si chiude da solo, senza un cartello che dica perché.
Quello che conta, nella breve storia di TikTok USA dopo il passaggio di proprietà, è che la questione non riguarda più un’azienda cinese che potrebbe spiare gli americani. Riguarda un’azienda americana che decide cosa gli americani vedono. Un cambiamento di prospettiva, non di problema.
La forma resta la stessa: un algoritmo che sceglie, un utente che scorre, e tra i due nessun elemento di controllo visibile.
Approfondisci
Ti interessa la sovranità digitale? Leggi anche come nel 2024 TikTok divideva già il mondo occidentale. Oppure scopri come l’algoritmo di TikTok ha già riscritto la vita dei campus americani, per capire quanto potere ha un feed quando nessuno lo guarda da vicino.
L’indagine di Newsom produrrà risultati in settimane: magari emergerà che sono stati solo bug, magari no. Nel frattempo, 170 milioni di americani scorrono un feed che mostra quello che qualcuno, da qualche parte, ha deciso per loro.
Niente di nuovo, in Oriente e in Occidente.