New York, 4 marzo 2026. Apple presenta il MacBook Neo, un portatile da 599 dollari: e a fare la grande rivelazione non è Tim Cook, ma John Ternus, 50 anni, ingegnere, responsabile di tutto l’hardware Apple. Chi accidenti è? Il giorno dopo va a Good Morning America, da solo. E Bloomberg Businessweek gli dedica un ritratto lungo e dettagliato, il tipo di pezzo che si scrive sui futuri presidenti, non sui vicepresidenti.
Il messaggio è chiaro anche senza comunicati ufficiali: il prossimo CEO di Apple ha già un nome. Resta solo da capire se questo nome basta per quello che Apple deve diventare.
Il curriculum dell’uomo invisibile
La storia di John Ternus è una di quelle che in Silicon Valley non fanno rumore, e forse è proprio questo il punto. Nel 2001 entra in Apple per progettare monitor: gli Apple Cinema Display, oggetti bellissimi che quasi nessuno ricorda (me compreso). Prima ancora, lavorava alla Virtual Research Systems, una startup di visori per la realtà virtuale negli anni Novanta (un dettaglio che oggi suona quasi profetico, visto il Vision Pro). All’Università della Pennsylvania studiava ingegneria meccanica e nuotava nella squadra agonistica. Il suo progetto di laurea era un braccio meccanico controllato con i movimenti della testa, pensato per persone con quadriplegia.
Ecco, questo dettaglio racconta qualcosa. John Ternus non è il tipo che costruisce gadget per impressionare: è il tipo che costruisce cose che funzionano per chi ne ha bisogno. Un po’ come progettare batterie che durano di più invece che telefoni più sottili di un millimetro (cosa che, guarda caso, ha fatto anche in Apple).
Da quei monitor è salito piano. Ha guidato il design hardware dell’iPad originale, poi ha preso in mano il Mac, gli AirPods, i primi iPhone 5G. Nel 2021 ha sostituito il suo mentore Dan Riccio come capo dell’hardware. Da quel momento, secondo diverse fonti interne citate da Bloomberg, ha invertito una tendenza che preoccupava molti dentro Cupertino: la qualità dei prodotti stava scendendo, sacrificata sull’altare della sottigliezza e dell’estetica.
Ternus ha riportato l’attenzione su batteria, prestazioni e connettività. Cose concrete, misurabili, poco instagrammabili ma utili: hai detto niente.
L’uomo che ha (quasi) già il potere
A guardare l’organigramma attuale, John Ternus è già molto più di un capo dell’hardware. Alla fine del 2025, Tim Cook gli ha affidato la supervisione dei team di design hardware e software: un ruolo che prima era di Jeff Williams (ora in pensione), e prima ancora di Sir Jony Ive (andato via nel 2019).
In pratica, Ternus è il collegamento tra l’organizzazione di design più famosa del mondo tech e il vertice aziendale.
A questo si aggiungono la divisione robotica segreta (compreso un dispositivo da tavolo con schermo motorizzato previsto per il 2027), una presenza crescente nel marketing di prodotto, e un ruolo sempre più visibile nelle relazioni pubbliche internazionali. Ha presentato lui l’iPhone Air, l’iPhone 17 e il MacBook Neo. Ha accompagnato altri dirigenti in tour internazionali, ha incontrato regolatori e ha parlato con la stampa locale in diversi paesi.
Insomma: se cammina come un CEO, parla come un CEO e fa le cose che fa un CEO, probabilmente è un CEO. O lo sarà presto.
Il paradosso del nice guy
Bloomberg lo definisce “nice guy”. I colleghi lo descrivono come un comunicatore efficace che responsabilizza i dipendenti invece di controllarli e porta i colleghi a fare rally fuoristrada nello stato di Washington.
Ha uno stile di gestione che ricorda quello di Cook: composto, collaborativo, poco incline al rischio e al conflitto. E questo potrebbe essere un limite. Una persona vicina a lui usa un gioco di parole perfetto: Ternus è riluttante a “upset the Apple cart” (rovesciare il carretto delle mele: un modo elegante per dire che non vuole cambiare nulla). Un dirigente di lunga data riassume in modo mooooolto diplomatico:
“Se pensi che Tim Cook stia facendo un buon lavoro, penserai che John Ternus farà un buon lavoro.”
E se qualcuno pensa che Tim Cook stia facendo il compitino? Apple potrebbe aver bisogno esattamente del contrario. Qualcuno disposto a rompere qualcosa. E la prima cosa da rompere, per dire, è il ritardo nell’intelligenza artificiale.
La questione Siri (e tutto il resto)
Apple Intelligence, la strategia AI annunciata nel 2024, è diventata un caso di studio su come non gestire le aspettative. La nuova Siri potenziata dall’AI, promessa come rivoluzione dell’esperienza utente, è stata rimandata più volte. Dopo quasi due anni, gennaio 2026, Apple e Google hanno annunciato una collaborazione pluriennale: i modelli fondazionali di Apple saranno basati su Gemini di Google. Una resa travestita da innovazione, come dire “se non puoi fare da solo, fatti aiutare”.
A dicembre 2025, in una sola settimana, Apple ha perso il capo dell’intelligenza artificiale, il responsabile delle interfacce utente e la dirigente delle iniziative ambientali. Il guru dei chip Johny Srouji ha fatto sapere di stare “valutando il suo futuro”. L’analista Walter Piecyk di LightShed Partners è stato tra i più duri: dipendere da Google per l’AI equivale a cedere il futuro, esattamente come è successo con la ricerca web.
John Ternus ha risposto a modo suo, a Good Morning America: “Se lo facciamo bene, le persone non ci penseranno nemmeno.” Una frase che può suonare saggia o evasiva, a seconda di quanto credi che Apple abbia davvero una strategia AI. Il fatto è questo: i dispositivi Apple hanno capacità di elaborazione AI eccellenti grazie alla forza dei chip sviluppati internamente, ma le funzioni software più interessanti arrivano da app di OpenAI, Anthropic e Google.
L’hardware c’è: manca il cervello. Questo conterà pur qualcosa, nel bene o (credo) nel male.
Tre scenari per il dopo Cook
Proviamo a immaginare cosa succede se (quando) John Ternus diventerà il nuovo CEO, erede di Cook e del fu Steve Jobs. Ci sono almeno tre scenari plausibili, e nessuno è scontato.
Scenario 1: Apple diventa una infrastruttura invisibile. È lo scenario più coerente con il profilo di John Ternus. Apple smette di inseguire la gara dei modelli linguistici e si concentra su ciò che sa fare meglio: integrare hardware, software e servizi in un ecosistema che funziona senza che l’utente debba pensarci. L’AI non è un prodotto, è il collante. Siri migliora gradualmente, i dispositivi diventano più intelligenti nel contesto, e Apple monetizza attraverso l’ecosistema di 2,5 miliardi di dispositivi attivi. È uno scenario prudente, redditizio e perfettamente in linea con il DNA dell’azienda. Il rischio: restare un distributore di AI altrui, perdendo il controllo dell’esperienza.
Scenario 2: la scommessa sull’hardware post-iPhone. Ternus sta guidando lo sviluppo di occhiali AR con fotocamera (quelli tipo Meta-Ray Ban, non i desolanti Vision Pro), AirPods con visione artificiale, un iPad pieghevole da quasi 20 pollici e il più grande redesign dell’iPhone nella storia del prodotto (incluso un modello pieghevole nel 2026 e uno schermo edge-to-edge entro il 2027). Se anche solo due di questi prodotti funzionano, Apple entra nella fase successiva con un vantaggio competitivo enorme: nessuno sa costruire hardware integrato come Cupertino. Il rischio: altre aziende hanno già provato dispositivi AI indossabili con risultati disastrosi (qualcuno ricorda l’Humane Ai Pin?). Il fatto che Apple sappia fare hardware non significa automaticamente che saprà fare questo hardware.
Scenario 3: la crisi creativa. È lo scenario che nessuno dentro Apple vuole considerare, ma che la storia del tech suggerisce come possibile. John Ternus è un ingegnere meticoloso, non un visionario. Jobs era un innovatore di prodotto, Cook un genio della supply chain: Ternus è l’uomo che fa funzionare le cose. Ma “far funzionare le cose” non è sufficiente se il mercato chiede una nuova categoria di prodotto. Il Vision Pro è stato un insuccesso commerciale. L’auto Apple è stata cancellata.
Se i dispositivi per la casa e gli occhiali AR non decollano, Apple rischia di diventare un’azienda ricchissima che ha smesso di definire il futuro. Un po’ come Microsoft negli anni di Ballmer: profitti record, zero entusiasmo.
Il fantasma nella stanza
C’è un aspetto della transizione che merita un passaggio: durante la pandemia, Tim Cook ha iniziato a comparire nelle videoconferenze da una villa enorme a Palm Desert, in California meridionale. Il tipico posto dove vanno a svernare i pensionati. L’ha comprata nel 2019 per 10 milioni di dollari. Oggi Cook va ancora in ufficio a Cupertino quasi tutti i giorni, anche di lunedì e venerdì, quando molti dipendenti scelgono di lavorare da casa. Ma la villa c’è. E tutti l’hanno notata.
Cook non ha condiviso i suoi piani di pensionamento nemmeno con i collaboratori più stretti. Ha detto di passare “molto tempo” a pensare a chi sarà nella stanza tra 5, 10, 15 anni. L’alternativa interna più logica a Ternus sarebbe Sabih Khan, veterano da decenni che è diventato COO: lo stesso ruolo che Cook aveva prima di diventare CEO. Ma la traiettoria di Ternus è più visibile, più rapida, più pubblica.
E poi c’è la questione Trump. Se la transizione avviene mentre Donald Trump è ancora presidente, la gestione di quel rapporto (che Cook ha coltivato per anni) non ricadrebbe sul successore: diversi colleghi di Cook dicono che, anche da pensionato, continuerebbe a fare da ambasciatore diplomatico di Apple. Un po’ come un ex presidente che torna a fare le telefonate importanti.
Un’azienda che compie 50 anni e deve decidere cosa vuole diventare
Apple festeggerà il suo cinquantesimo compleanno il 1° aprile 2026 con una grande festa al quartier generale di Cupertino. John Ternus sarà al centro del palco. Anche Tim Cook, naturalmente. E tra cinque anni chi ci sarà? E con quali prodotti in mano?
Alla fine Apple ha bisogno di un ingegnere che faccia funzionare tutto alla perfezione, o di qualcuno disposto a rischiare che qualcosa si rompa? John Ternus è, per consenso quasi unanime, la scelta migliore se Apple resta ciò che è. Ma se Apple deve diventare qualcos’altro, la risposta è meno chiara. E forse è proprio questa l’incertezza che Cook, con la sua villa a Palm Desert e la sua frase sospesa su “alcuni che vanno in pensione,” si sta concedendo il lusso di non risolvere.
Ancora per un po’.
Approfondisci
Abbiamo raccontato di recente i 50 anni di storia Apple, con le crisi e le sliding doors che hanno definito l’azienda: una lettura utile per capire da dove arriva la sfida che attende Ternus. E se il tema è il futuro del dispositivo più iconico dell’azienda, vale la pena rileggere perché il futuro dell’iPhone potrebbe essere nessun iPhone, con Apple che prepara il “dopo” tra occhiali AR e intelligenza artificiale.