C’è un reattore grande più o meno come una caldaia, costruito in un parco tecnologico di Bergamo: si basa su acqua salata, un po’ di corrente e un plasma che dura pochi millisecondi. Se funziona come dice chi l’ha costruito, potrebbe scaldare un condominio senza gas, senza scorie e senza bollette. Se non funziona come dice chi l’ha costruito, è l’ennesima promessa energetica che si sgonfia nel giro di qualche anno. Il problema è che non lo sappiamo ancora. Il progetto si chiama Prometheus, la parola magica è nucleare leggero, e l’Italia ci sta scommettendo sopra con un misto di entusiasmo mediatico e cautela scientifica. Merita di essere raccontato senza alzare la voce in nessuna delle due direzioni.
Cos’è Prometheus (e cosa non è)
Prometheus è una startup italiana incubata al Kilometro Rosso di Bergamo, attiva dal 2018 e controllata dal fondo Ground Control Holding (con partecipazioni delle famiglie Bombassei e Borromeo).
Il team è guidato da Fabrizio Petrucci (CEO e avvocato d’affari) e Carlo Miglietta (responsabile scientifico). Il dispositivo si chiama UM (in memoria di Umberto Minopoli, figura storica del dibattito sul nucleare italiano): una camera di reazione in cui acqua, sale ed elettricità producono, secondo l’azienda, calore, pressione e idrogeno.
Ecco, la prima cosa da chiarire: quello “nucleare leggero” non è un reattore nucleare classico. Niente uranio, niente barre di combustibile, niente ciminiere. Prometheus lavora nell’ambito delle LENR (Low Energy Nuclear Reactions), cioè reazioni nucleari a bassa energia. Un campo che per decenni è stato chiamato con un nome molto più compromettente: fusione fredda.
Come dovrebbe funzionare
Il principio dichiarato è relativamente semplice da descrivere (un po’ meno da verificare). Una camera viene riempita con soluzione salina, si applica un impulso elettrico breve e intenso, a tensioni standard (220V o batterie da 48V). L’impulso genera un plasma concentrato che dura pochissimi millisecondi. In questo plasma si ipotizzano reazioni nucleari a bassa energia che producono calore, idrogeno e pressione in misura superiore all’energia immessa.
Il parametro chiave è il COP (Coefficient of Performance): Prometheus dichiara un valore intorno a 1,5 sul piano termico. Tradotto: per ogni 100 unità di energia elettrica in ingresso, il sistema ne restituirebbe 150 sotto forma di calore.
Un valore che, se confermato, non sarebbe il COP più alto mai visto (le pompe di calore fanno di meglio), ma avrebbe un significato completamente diverso: qui il surplus non verrebbe da un trasferimento di calore dall’ambiente esterno, ma da una reazione che, se davvero nucleare, cambierebbe le regole del gioco.
Il nodo scientifico: LENR, il nucleare leggero e il fantasma della fusione fredda
Occhio, qui si entra nel territorio minato. Le LENR portano con sé il peso di una storia controversa che comincia nel marzo 1989, quando i chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons annunciarono in conferenza stampa (prima ancora della peer review, dettaglio non secondario) di aver ottenuto la fusione nucleare a temperatura ambiente.
L’entusiasmo fu enorme. L’imbarazzo pure: quando laboratori come CalTech, MIT e Yale tentarono di replicare l’esperimento, non trovarono i neutroni che la fisica nucleare si aspetta da una reazione di fusione. La fusione fredda venne rapidamente etichettata come “scienza patologica” e spedita ai margini della ricerca accademica.
Da allora, qualcosa si è mosso. L’acronimo LENR ha sostituito “fusione fredda” (anche per ragioni di reputazione). Alcuni laboratori, in particolare in Giappone (Università di Tohoku) e negli USA (con finanziamenti ARPA-E da circa 10 milioni di dollari nel 2023), hanno continuato a studiare il fenomeno. La NASA ha sperimentato una variante chiamata Lattice Confinement Fusion. Ma il punto resta: non esiste un modello teorico condiviso di “nucleare leggero” che spieghi come possano avvenire reazioni nucleari a basse temperature senza produrre i segnali (neutroni, raggi gamma) che la fisica prevede.
I numeri di Prometheus
- La certificazione AVL: nell’ottobre 2025 la società austriaca AVL, specializzata in test e misurazioni, ha certificato per Prometheus ripetibilità, riproducibilità e scalabilità della reazione, con un rendimento termico di circa 1,48
- L’accordo ENEA: il dipartimento nucleare dell’ENEA ha siglato un accordo di programma con Prometheus per condividere competenze e strutture
- La dichiarazione Pistella: Fabio Pistella, ex presidente del CNR e direttore generale ENEA, ha stimato “almeno il 70% di probabilità” che la tecnologia arrivi all’applicazione industriale
- La conferenza al Kilometro Rosso: dal 23 al 26 marzo 2026 Prometheus ha ospitato il 17° Workshop internazionale sulle anomalie nei metalli caricati con idrogeno (IWAHLM-17)
- La roadmap: caldaie domestiche entro 3 anni, applicazioni dual-use per propulsione entro 5 anni
Sono numeri che raccontano una storia vera: c’è un team, un laboratorio, un prototipo, accordi istituzionali e investitori. Il livello tecnologico dichiarato è TRL 4 (validazione in laboratorio), con obiettivo TRL 6.
Cosa manca
Il Notiziario Finanziario ha pubblicato un’analisi che mette in fila le criticità con chiarezza non polemica: la calorimetria (la misura dell’energia termica in uscita è il punto più delicato di qualsiasi esperimento LENR), la riproducibilità indipendente (molti risultati positivi nel campo del nucleare leggero sono descritti come “intermittenti”), la coerenza tra calore rivendicato e firme nucleari attese, e infine la mancanza di un quadro teorico condiviso.
Insomma: Prometheus ha osservato qualcosa in laboratorio e ha ottenuto certificazioni su quel qualcosa. Ma non ha ancora pubblicato risultati in forma scientifica rigorosa, peer-reviewed e verificabile dalla comunità internazionale. E questo, per chi fa scienza, è il punto nodale.
Come ha osservato il CICAP in un’analisi sulla fusione fredda: l’onere della prova resta a carico di chi sostiene l’ipotesi innovativa, per quanto seducente.
Perché tutti ne parlano
La narrazione Prometheus combina elementi irresistibili per i media: nucleare “buono” (senza scorie, senza paure), idrogeno pulito (il cavallo di battaglia della transizione), startup italiana deep-tech (orgoglio nazionale) e timeline ambiziosa (caldaie in casa entro tre anni, un po’ come promettere la guida autonoma “entro il prossimo anno” da dieci anni a questa parte).
Il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera e decine di testate hanno raccontato il progetto con toni prevalentemente entusiastici. Comprensibile: la storia è troppo bella per non raccontarla. Il rischio è raccontarla come se fosse già finita.
Il verdetto (provvisorio)
Un po’ come un farmaco che ha superato i primi test di laboratorio ma non è ancora entrato nei trial clinici: definire Prometheus una bufala sarebbe scorretto. Definirlo una certezza sarebbe irresponsabile.
Il nucleare leggero nella versione Prometheus è:
- Reale come progetto di ricerca, con team, brevetti, laboratorio e accordi istituzionali
- Contestato nella sua base scientifica, perché le LENR non sono mai state validate come fenomeno nucleare dalla comunità scientifica mainstream
- Speculativo come promessa di “caldaia nucleare domestica entro tre anni”
La cosa più onesta da dire è anche la meno soddisfacente: aspettiamo i dati. Quelli pubblicati, quelli replicabili, quelli che passano il vaglio di chi non ha interesse a credere né a smentire.
Fino a quel momento, il nucleare leggero resta una scommessa affascinante su un campo minato. E le scommesse, si sa, si vincono o si perdono: non si annunciano.
Approfondisci
Il campo delle LENR è tornato sotto i riflettori anche grazie ai finanziamenti ARPA-E negli Stati Uniti: ne abbiamo parlato in Colpo di scena, torna la fusione fredda: ancora flop o è la volta buona?. L’India ha intanto presentato un proprio reattore LENR con risultati simili a quelli dichiarati da Prometheus: l’analisi completa è in Bassa energia, alte aspettative: l’India svela il segreto della fusione fredda. Per chi vuole capire perché, dopo mezzo secolo, la fusione nucleare (quella “calda”) sia ancora una promessa: Da 50 anni siamo “vicini” alla fusione nucleare. Quanto manca davvero?
Scheda progetto
Nome: Prometheus
Fondazione: 2018
Sede: Kilometro Rosso, Bergamo
Tecnologia: LENR (Low Energy Nuclear Reactions)
Dispositivo: UM (reattore compatto, versione 3.0)
Investitori: Ground Control Holding (famiglie Bombassei e Borromeo)
COP dichiarato: ~1,5 (termico)
Livello tecnologico: TRL 4
Certificazione: AVL (Austria), ottobre 2025
Partner istituzionali: ENEA, Politecnico di Milano, Università Milano-Bicocca
Roadmap: caldaie domestiche entro 2029, propulsione dual-use entro 2031