Seimila anni fa, sull’altopiano che oggi circonda Bogotá, un gruppo di cacciatori-raccoglitori viveva, cacciava, probabilmente si raccontava storie attorno al fuoco. Poi, a un certo punto, è scomparso improvvisamente dal registro genetico, come se qualcuno avesse cancellato una riga dal codice sorgente dell’umanità sudamericana e nessuno se ne fosse accorto. Per sessanta secoli.
La scoperta arriva da un team internazionale guidato dall’Università di Tubinga e dall’Universidad Nacional de Colombia, che ha analizzato il DNA antico estratto da 21 individui rinvenuti in cinque siti archeologici dell’Altiplano di Bogotá. I risultati, pubblicati su Science Advances, raccontano una storia che nessuno si aspettava: i sette individui più antichi (risalenti a circa 6.000 anni fa, dal sito di Checua) appartengono a un lignaggio genetico mai documentato prima. Non hanno affinità con nessuna popolazione antica o moderna del Sud America. Nessuna.
Un lignaggio fantasma nel DNA antico
Dopo attenta quanto profana lettura, ve lo dico: la faccenda è più strana di quanto sembri a prima lettura. Il DNA antico dei cacciatori-raccoglitori di Checua non mostra legami con il genoma Anzick-1 (quello del bambino Clovis di 12.700 anni fa, considerato l’antenato comune di quasi tutti i nativi americani) né con gli antichi abitanti delle Channel Islands in California, né con nessun altro lignaggio sudamericano conosciuto. Kim-Louise Krettek, del Centro Senckenberg per l’Evoluzione Umana, lo ha detto con una chiarezza quasi brutale:
“Non siamo riusciti a trovare discendenti di questi primi cacciatori-raccoglitori. I geni non sono stati trasmessi. Nell’area intorno a Bogotá c’è stato un ricambio completo della popolazione”.
È come trovare un libro scritto in una lingua che nessun altro popolo ha mai parlato, in una biblioteca dove tutti gli altri volumi sono imparentati tra loro. E non sapere chi l’ha scritto, né perché sia rimasto lì da solo.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Università di Tubinga / Universidad Nacional de Colombia
- Ricercatori principali: Kim-Louise Krettek, Andrea Casas-Vargas, Cosimo Posth et al.
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: Science Advances
- DOI: 10.1126/sciadv.ads6284
- Campione: 21 individui, da 6.000 a 500 anni fa, 5 siti archeologici sull’Altiplano di Bogotá
- Link fonte: Copertura CNN
Il DNA antico riscrive il popolamento delle Americhe
Per capire perché questa scoperta pesa, serve un passo indietro. La storia genetica delle Americhe ha una struttura relativamente ordinata: gruppi siberiani e dell’Asia orientale si mescolarono circa 20.000 anni fa, attraversarono la Beringia (l’odierno Stretto di Bering) verso il Nord America intorno a 16.000 anni fa, poi si divisero in due grandi rami (nativo-americano settentrionale e meridionale). Dal ramo meridionale derivano tre lignaggi principali, tutti rintracciabili fino ai loro antenati più remoti. Insomma: si sa chi è arrivato, da dove, e più o meno quando.
Però i cacciatori-raccoglitori di Checua non rientrano in nessuno di questi rami. Derivano dalla prima ondata migratoria che si diffuse rapidamente in tutto il Sud America, ma poi hanno preso una strada tutta loro. Una strada che non porta da nessuna parte.
Come ha detto Andrea Casas-Vargas, genetista dell’Universidad Nacional de Colombia: “Non ci aspettavamo di trovare un lignaggio mai riportato in nessun’altra popolazione”. Sono i primi genomi antichi mai pubblicati dalla Colombia, e il primo risultato è un enigma.
Chi li ha sostituiti (e il DNA antico delle lingue Chibchane)
La parte che non torna del tutto (e che rende questa storia più interessante di un semplice “popolo scomparso”) è quello che è successo dopo. Duemila anni fa, sull’Altiplano compare un’altra popolazione, geneticamente diversa, con affinità centroamericane. Portano con sé la ceramica, probabilmente l’agricoltura e quasi certamente le lingue chibchane: una famiglia linguistica ancora parlata oggi in America Centrale e nella Colombia settentrionale.
Il DNA antico degli individui più recenti analizzati nello studio (dal periodo Herrera fino alla cultura Muisca, quella che gli spagnoli trovarono al loro arrivo) mostra una continuità genetica con questi nuovi arrivati, non con i cacciatori-raccoglitori di Checua.
Insomma: chi viveva sull’Altiplano seimila anni fa non ha nulla a che fare con chi ci viveva duemila anni fa. Un ricambio completo. Christina Warinner di Harvard, non coinvolta nello studio, ha sottolineato che la Colombia era rimasta finora “un punto cieco negli studi di DNA antico delle Americhe”. Ecco, quel punto cieco ora mostra qualcosa che nessuno aveva previsto.
I numeri della scoperta:
- 21 individui analizzati, da 5 siti archeologici diversi
- Arco temporale: da 6.000 a 500 anni fa
- 7 individui Checua appartenenti al lignaggio sconosciuto
- ~1,24 milioni di polimorfismi a singolo nucleotide analizzati per ciascun individuo
- Primi genomi antichi completi mai pubblicati dalla Colombia
Scomparire senza lasciare traccia nel DNA antico
Le ipotesi su cosa sia successo ai cacciatori-raccoglitori di Checua sono tre, e nessuna è particolarmente rassicurante. La prima: sono stati sostituiti da nuove popolazioni migrate dal Centro America, che li hanno semplicemente soppiantati. La seconda: si sono mescolati così tanto e così a lungo con i gruppi circostanti che il loro patrimonio genetico si è diluito fino a diventare irrintracciabile. La terza: cambiamenti ambientali li hanno spinti via o decimati.
Il problema è che nessuna di queste spiegazioni è pienamente soddisfacente. Se si fossero mescolati, dovremmo trovare frammenti del loro DNA antico nelle popolazioni successive: non ce ne sono. Se fossero stati sostituiti da migranti, ci aspetteremmo un periodo di sovrapposizione: il record genetico mostra invece una discontinuità netta. Guardate, è come se qualcuno avesse premuto “elimina” su un’intera linea evolutiva.
Cosa manca ancora al puzzle del DNA antico
Il team ha già annunciato nuove ricerche in altre regioni della Colombia, e i ricercatori stessi ammettono che senza dati genomici dalla Colombia occidentale, dal Venezuela occidentale e dall’Ecuador sarà impossibile definire tempi e percorsi delle migrazioni umane in Sud America. La Colombia è il punto di ingresso obbligato nel subcontinente: un corridoio stretto tra due oceani, un imbuto attraverso cui sono passati tutti i popoli che hanno colonizzato il Sud America. Eppure, fino a questo studio, non avevamo neanche un genoma antico colombiano pubblicato.
Il DNA antico, in fondo, funziona così: ogni risposta apre dieci domande nuove. Sapevamo che le Americhe erano state popolate attraverso ondate migratorie successive dalla Siberia, con ramificazioni e mescolamenti lungo il percorso. Quello che non sapevamo è che alcune di quelle ramificazioni si sono spente completamente, senza lasciare eredi. Come ha osservato Andre Luiz Campelo dos Santos della Florida Atlantic University:
“Fino a questo momento, non credevamo che potesse esistere un altro lignaggio in Sud America”.
Quando e come ci cambierà la vita
Non domani, e non in modo diretto. Ma questa scoperta cambia il modo in cui ricostruiamo la storia umana: ogni nuovo genoma antico estratto da regioni tropicali (finora considerate troppo calde e umide per conservare DNA utilizzabile) allarga la mappa.
Nei prossimi 5-10 anni, l’archeogenetica potrebbe riscrivere completamente la cronologia del popolamento sudamericano, con implicazioni per la comprensione delle migrazioni moderne, delle malattie genetiche delle popolazioni native e dei diritti territoriali delle comunità indigene.
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Seimila anni fa, su un altopiano andino, un gruppo di esseri umani ha vissuto abbastanza a lungo da lasciare le ossa, ma non abbastanza da lasciare figli che portassero avanti il loro DNA antico.
Nessun discendente, nessun parente riconoscibile, nessuna traccia nel sangue di chi è venuto dopo. Hanno attraversato la storia in punta di piedi, senza fare rumore. Adesso le loro ossa parlano, e dicono cose che non sappiamo ancora come interpretare.