La serra del laboratorio di Oxford è chiusa, sigillata. Dentro, migliaia di api mellifere si muovono tra telai e mangiatoie artificiali, senza un solo fiore a portata d’antenna. Mangiano una polvere grigiastra ricavata da un lievito che un team di genetisti ha riscritto con CRISPR. Fuori, nel mondo reale, le loro cugine perdono colonie al ritmo del 50% l’anno. Qui dentro, però, succede qualcosa che nessun sostituto del polline era mai riuscito a innescare: la covata non si ferma. Per tre mesi, queste colonie producono larve. Quindici volte più del normale.
Le api mellifere avevano tutto tranne la cosa giusta
Ecco, il paradosso era questo: le api mangiavano, ma non crescevano. I sostituti del polline usati dagli apicoltori (farina proteica, zuccheri, oli vegetali) fornivano calorie in abbondanza, ma mancavano di un gruppo di lipidi chiamati steroli, composti essenziali per lo sviluppo larvale. Un po’ come nutrire un bambino solo con pasta e pane: cresce, forse, ma non come dovrebbe.
Il team guidato dalla professoressa Geraldine Wright del Dipartimento di Biologia di Oxford, insieme ai Royal Botanic Gardens Kew, all’Università di Greenwich e alla Technical University of Denmark, ha deciso di capire esattamente quali steroli servissero. Hanno analizzato i tessuti di pupe e api adulte (un lavoro delicatissimo: bisognava dissezionare singole api nutrici separando l’intestino) e hanno identificato sei composti dominanti: 24-metilencolesterolo, campesterolo, isofucosterolo, β-sitosterolo, colesterolo e desmosterolo.
Sei molecole, appena sei. E nessun mangime commerciale le conteneva.
Un lievito riscritto con CRISPR per nutrire le api mellifere
Per produrre quegli steroli su scala industriale, i ricercatori hanno usato l’editing genetico CRISPR-Cas9 sul lievito Yarrowia lipolytica, un organismo oleaginoso già impiegato nell’acquacoltura e considerato sicuro per uso alimentare. Lo hanno riprogrammato per sintetizzare il mix preciso di sei steroli, poi lo hanno coltivato in bioreattori, essiccato in polvere e mescolato a una dieta artificiale completa.
I test sono durati tre mesi in serre chiuse (per garantire che le api mellifere mangiassero solo il mangime sperimentale). I risultati, pubblicati su Nature, parlano da soli: le colonie alimentate con il lievito arricchito hanno prodotto, come detto, fino a 15 volte più larve allo stadio pupale rispetto a quelle nutrite con diete standard. Le colonie senza steroli hanno smesso di produrre covata dopo circa 90 giorni. Quelle con il supplemento non si sono mai fermate.
Il dettaglio più sorprendente: il profilo sterolico delle larve corrispondeva a quello di api alimentate con polline naturale. Le nutrici, insomma, selezionavano e trasferivano solo gli steroli biologicamente rilevanti alla prole.
Scheda studio
- Titolo: Engineered yeast provides rare but essential pollen sterols for honeybees
- Autori: Elynor Moore, Ramiro Saide, Geraldine Wright et al.
- Istituzione: University of Oxford, Royal Botanic Gardens Kew, University of Greenwich, Technical University of Denmark
- Rivista: Nature
- DOI: 10.1038/s41586-025-09431-y
E adesso?
Le api mellifere impollinano oltre il 70% delle principali colture globali. Negli Stati Uniti, le perdite annuali di colonie oscillano tra il 40 e il 50%, con punte che nel 2025 potrebbero raggiungere il 60-70%. Un integratore che funziona davvero potrebbe fare la differenza, senza competere con i fiori selvatici già scarsi (anzi, riducendo la pressione delle api domestiche sulle risorse dei pronubi selvatici).
Ma servono trial su larga scala in campo aperto, non solo in serre controllate. Se i risultati si confermano, il supplemento potrebbe arrivare agli apicoltori entro due anni. La stessa tecnologia, in teoria, potrebbe essere adattata ad altri impollinatori o insetti allevati.
Insomma: per decenni abbiamo dato alle api mellifere cibo abbondante e nutrizionalmente vuoto. Scoprire che bastavano sei molecole per cambiare tutto ha qualcosa di imbarazzante. La domanda ora non è se funziona (funziona), ma se riusciremo a portarlo dove serve prima che le colonie smettano di aspettare.
Approfondisci
La crisi degli impollinatori non è solo questione di nutrizione: pesticidi, parassiti e perdita di habitat giocano un ruolo altrettanto pesante. Ne abbiamo parlato a proposito del “vaccino” sviluppato alla Cornell per proteggere le api dai neonicotinoidi, e della biologia sintetica applicata al lievito con il 50% di DNA artificiale, la stessa piattaforma tecnologica alla base di questo studio.