Chi ha guidato a Napoli lo sa: la mattina il traffico entra. Dalle tangenziali, dai comuni vesuviani, dalla provincia. Lento, distribuito, quasi gestibile (chiaramente non alle 7:30, e non all’uscita di Corso Malta). Poi arrivano le cinque del pomeriggio, inizia il grande rientro a casa e tutto si inverte: le stesse strade, ma compresse. Lo stesso sistema, ma sotto pressione.
Ecco: il rientro di Artemis II funziona esattamente così. Andare verso la Luna è questione di spinta e tempismo, ma tornare è tutta un’altra cosa. Perché nello spazio la velocità non è opzionale: è l’unica cosa che ti tiene in quota. E per scendere, devi rinunciarci.
Il rientro di Artemis II in numeri (da tenere a mente)
- Velocità di rientro: circa 40.000 km/h, Mach 32. Il rientro più veloce mai tentato con esseri umani a bordo.
- Temperatura sullo scudo termico: fino a 2.800 °C, quasi la metà della temperatura sulla superficie del Sole.
- Durata della fase critica: circa 8 minuti. Otto minuti in cui lo scudo termico deve reggere, la traiettoria deve essere esatta e i sistemi devono funzionare tutti insieme.
- Tecnica di rientro: si chiama skip reentry, un “rimbalzo” controllato. La capsula entra nell’atmosfera, sfrutta la portanza per risalire brevemente, poi si tuffa di nuovo. Un po’ come un sasso piatto lanciato sull’acqua, solo che il sasso pesa 8 tonnellate e dentro ci sono quattro persone.
- Ammaraggio previsto: notte tra venerdì 10 e sabato 11 aprile, ore 2:07 italiane, nell’Oceano Pacifico al largo di San Diego.
Lo scudo che si è già crepato una volta
L’incognita principale ha un nome tecnico: Avcoat. È il rivestimento ablativo dello scudo termico, progettato per carbonizzarsi e staccarsi a strati portando via il calore. Durante il rientro di Artemis I nel 2022 (senza equipaggio), l’Avcoat non si è comportato come previsto: invece di consumarsi uniformemente, ha perso pezzi in modo irregolare e si è crepato.
La capsula è rientrata intatta, ma il pattern di danneggiamento ha acceso più di un campanello. La NASA ha indagato per mesi e ha concluso che il problema non era il materiale, ma la traiettoria. La soluzione è controintuitiva: esporre lo scudo a temperature più alte, ma per meno tempo. Otto minuti critici invece di quattordici. Alcuni ingegneri hanno definito la scelta una pazzia; altri, visti i dati, si sono ricreduti.
Artemis II vola con uno scudo sostanzialmente identico a quello crepato. La differenza starà tutta nella traiettoria.
Il corridoio verso casa
Il rientro atmosferico non ammette zone grigie: se l’angolo è troppo basso, la capsula rimbalza sull’atmosfera e si perde in un’orbita che non la riporta a casa. Se è troppo alto, la decelerazione e il calore superano i limiti strutturali. In mezzo c’è una finestra stretta dove la fisica concede un margine: il corridoio di rientro.
A complicare le cose, c’è un momento in cui gli astronauti diventano invisibili. Quando la capsula attraversa gli strati più densi dell’atmosfera, il plasma incandescente che la avvolge blocca ogni segnale radio. Un blackout delle comunicazioni che dura qualche minuto: Houston non parla, Orion non risponde. Si aspetta.
Insomma
Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono a circa 380.000 chilometri da qui. Stanno ripassando le procedure di rientro, testando i paracadute e facendo esercizio fisico (considerato il fatto che mangiano anche la Nutella, ha senso). Venerdì notte la capsula Orion si separerà dal modulo di servizio europeo (che si disintegrerà nell’atmosfera) e punterà lo scudo termico verso la Terra.
Il viaggio di andata è andato bene. Il sorvolo lunare è andato bene. Adesso resta la parte che conta: tornare a casa interi, ma col tifo tutto a favore, attraversando un muro di plasma con uno scudo che ha qualcosa da dimostrare. Forza!
Approfondisci
Se hai seguito la missione Artemis II fin dall’inizio, su Futuro Prossimo abbiamo raccontato il lancio e le manovre giorno per giorno, comprese le operazioni di prossimità e il guasto alla toilette (dettaglio non trascurabile per dieci giorni in un monolocale). Prima ancora, avevamo analizzato nel dettaglio la questione dello scudo termico crepato e il dibattito tra chi voleva cambiarlo e chi ha deciso di cambiare la traiettoria. E se ti interessa sapere cosa fa lo spazio al corpo umano (spoiler: niente di buono), c’è anche il nostro pezzo sugli effetti fisici dei viaggi spaziali.