Guido Girardi è un senatore cileno con la passione per la meditazione. Nel 2023 Guido compra un visore Emotiv Insight: quattordici sensori wireless, design elegante, e la (fantastica) promessa di migliorare la concentrazione. Poi legge i termini di servizio: cosa che solitamente quasi nessuno fa. E scopre che accettandoli ha ceduto all’azienda di San Francisco una licenza mondiale, irrevocabile e perpetua sui propri dati cerebrali. Senza possibilità di accedervi, esportarli o cancellarli, a meno di non pagare un abbonamento premium. La Corte Suprema del Cile gli darà ragione: Emotiv ha violato il diritto all’integrità mentale. E allora io la notizia ve la devo dà, e voi ci dovete pensare su.
I dati neurali che regali senza saperlo
Ecco, il caso Girardi è istruttivo ma non è un’eccezione. Emotiv non è la sola: altre aziende come Muse (meditazione e sonno) e Neurosity (concentrazione per sviluppatori software) hanno costruito un settore che secondo le proiezioni di Precedence Research raddoppierà fino a superare i 55 miliardi di dollari entro un decennio. E raccoglie investimenti da alcuni dei nomi più pesanti della Silicon Valley.
Questi dispositivi leggono segnali EEG (l’attività elettrica del cervello) attraverso sensori indossabili. Alcuni aggiungono sensori PPG per frequenza cardiaca e risposte fisiologiche. Pensateli come un fitness tracker: solo che invece di contare i passi, leggono il vostro sistema nervoso e in certi casi ne deducono stati cognitivi ed emotivi.
Il parallelo con i fitness tracker è utile anche per un altro motivo. Quando sono comparsi i fitness tracker, infatti, nessuno si è chiesto granché dove finissero i dati sul battito cardiaco, chi potesse accedervi o cosa ci si potesse ricavare. Con i dati neurali la dinamica è identica, ma la posta è più alta: i segnali cerebrali possono rivelare pattern di attenzione, risposte allo stress e reazioni emotive di cui l’utente stesso non è consapevole.
Il Cile ha fatto la prima mossa (e per ora l’unica vera)
La sentenza della Corte Suprema cilena (arrivata a tempo di record già ad agosto 2023) è stata la prima al mondo in materia di dati neurali commerciali. Ha ordinato a Emotiv la cancellazione immediata dei dati di Girardi e ha vietato la vendita dell’Insight nel paese fino alla revisione delle policy sulla privacy. La sentenza si è appoggiata a una protezione costituzionale dell’integrità mentale che il Cile aveva introdotto nel 2021: un emendamento all’articolo 19 della Costituzione, pensato proprio per le neurotecnologie. La maggior parte dei paesi non ha nulla di simile. Questo significa avere lungimiranza. A cinque anni di distanza, però, i visori di questo tipo restano in vendita in tutto il resto del mondo e nessuno ha da dire. Anzi, forse qualcuno si.
E gli altri? Qualcuno si muove, molti no
Negli Stati Uniti, Colorado e California hanno approvato nel 2024 le prime leggi statali che classificano i dati neurali come dati sensibili. Montana e Connecticut hanno seguito. E a settembre 2025 i senatori Schumer, Cantwell e Markey hanno presentato il MIND Act: il primo tentativo federale di creare un quadro normativo dedicato alle neurotecnologie. MIND sta per Management of Individuals’ Neural Data, e chiede alla FTC di studiare come i dati neurali vengano raccolti, conservati, venduti e usati per addestrare modelli AI.
In Europa il GDPR potrebbe teoricamente classificare i segnali cerebrali come dati biometrici o sanitari (con protezioni più forti). Ma le neurotecnologie consumer, vendute come prodotti per il benessere e non come dispositivi medici, scivolano in una zona grigia normativa: troppo tecniche per il diritto dei consumatori, troppo commerciali per la legislazione sanitaria.
Insomma: le domande di base restano senza risposta quasi ovunque. A cosa acconsentono gli utenti quando accettano i termini di servizio di un visore neurale? Per quanto tempo quei dati possono essere conservati? Possono essere venduti a terzi, usati per profilazione pubblicitaria, condivisi con assicurazioni?
Dati neurali: il problema è che non puoi cambiarli
Il punto che rende i dati neurali diversi da qualsiasi altra categoria è semplice e scomodo: un numero di carta di credito compromesso si sostituisce, una password violata si cambia. I segnali del cervello no. Sono generati in tempo reale, sono tuoi nel senso più biologico del termine, e possono rivelare cose che non hai scelto di comunicare (e che magari non sai nemmeno di provare).
Il caso Emotiv ha mostrato che almeno un’azienda conservava dati neurali per scopi di ricerca sotto clausole di anonimizzazione, senza che l’utente avesse una consapevolezza reale di cosa venisse raccolto o perché.
Il Cile ha dimostrato che i tribunali possono intervenire. I legislatori di diversi paesi cominciano a muoversi. Ma la domanda più scomoda è un’altra: se il mercato corre a questa velocità, i framework che stiamo costruendo arriveranno in tempo?
Approfondisci
Le interfacce cervello-computer stanno diventando una realtà concreta e commerciale, non più solo medica. Ne abbiamo parlato a proposito di Neuralink e il progetto Telepathy, e più di recente con il primo chip cerebrale approvato dalla Cina, che ha scelto un approccio meno invasivo rispetto a quello di Musk. Per chi vuole esplorare le alternative non invasive, c’è il caso di AlterEgo del MIT: una fascia che legge solo i segnali muscolari del linguaggio, senza entrare nel cervello (e senza i problemi di privacy che ne derivano).