La Cina ha approvato il primo chip cerebrale commerciale della storia. Parliamo di un dispositivo che arriva al mercato, disponibile per pazienti reali con una lesione reale al midollo spinale cervicale. Si chiama NEO, è grande come una moneta, e ha otto elettrodi posizionati sulla superficie del cranio (non nel tessuto cerebrale, dettaglio che cambia tutto). Legge i segnali neurali quando il paziente immagina di muovere la mano e li manda a un computer che li traduce in comandi per un guanto robotico pneumatico. Risultato: 32 tetraplegici che non riuscivano ad afferrare nulla ora possono farlo. Tutti e 32.
Il chip cerebrale che non entra nel cervello
Ecco la cosa che vale la pena ribadire prima di andare avanti con l’articolo: NEO non perfora il tessuto cerebrale. Gli elettrodi vengono posizionati in sede epidurale, sopra la corteccia sensomotoria primaria, senza penetrare. È questa scelta tecnica, apparentemente conservativa, a spiegare perché ha ottenuto l’approvazione commerciale mentre Neuralink è ancora ferma ai trial. Meno invasività, meno rischi di lungo periodo, iter regolatorio più rapido.
Il dispositivo è stato sviluppato da Neuracle Medical Technology, azienda privata di Shanghai fondata nel 2011, e ha ricevuto il via libera dalla National Medical Products Administration (NMPA) la settimana scorsa. I dati clinici disponibili coprono fino a 18 mesi: raro, per questo campo, e probabilmente decisivo per ottenere il semaforo verde.
Il preprint pubblicato lo scorso anno su medRxiv racconta il caso del primo paziente: nove mesi di utilizzo domiciliare, tasso di successo del 100% nei test di trasferimento oggetti, miglioramento di 27 punti nel test ARAT (una scala standardizzata per la funzione motoria dell’arto superiore). Ma la cosa che colpisce davvero è un’altra: dopo quei nove mesi, il paziente riusciva a tenere oggetti anche senza il guanto. Il chip cerebrale aveva, in qualche modo, contribuito a riorganizzare i circuiti neurali rimasti. Non solo una protesi, insomma: uno strumento di riabilitazione.
Scheda: NEO di Neuracle Medical Technology
- Sviluppatore: Neuracle Medical Technology, Shanghai
- Approvazione: National Medical Products Administration (NMPA), marzo 2026
- Tipo: BCI minimamente invasivo, 8 elettrodi epidurali wireless
- Target: pazienti 18-60 anni con tetraplegia da lesione cervicale, stabile da almeno 6 mesi
- Funzionamento: legge segnali neurali → computer li decodifica → guanto robotico pneumatico si attiva
- Pazienti trattati: 32, tutti in grado di afferrare oggetti dopo l’impianto
- Follow-up massimo: 18 mesi
- Studio di riferimento: Liu et al., medRxiv 2024 (non ancora peer-reviewed)
La mossa geopolitica dietro il chip cerebrale
Sarebbe un errore leggere questa approvazione solo come notizia medica. Il 15° Piano Quinquennale cinese (2026-2030), approvato poche settimane fa, inserisce le interfacce cervello-computer tra le “industrie del futuro” da sviluppare strategicamente, insieme a tecnologia quantistica, robot umanoidi e 6G. La NMPA ha già promesso iter regolatori accelerati per i dispositivi BCI, e il mercato finanziario ha risposto di conseguenza: le azioni delle aziende cinesi del settore hanno registrato rialzi a doppia cifra il giorno dell’annuncio. StairMed, altra startup BCI di Shanghai, ha chiuso contemporaneamente un round da 500 milioni di yuan (circa 73 milioni di dollari), guidato da Alibaba.
Insomma: la Cina sta dichiarando un’intenzione industriale, è molto più che annunciare semplicemente un dispositivo medico.
E negli USA? Neuralink al momento ha 21 persone in trial e Elon Musk ha annunciato piani di “produzione ad alto volume” per il 2026. Ma resta in fase sperimentale, con un dispositivo più invasivo e un iter FDA ancora aperto. Come nota Nature, la minore invasività di NEO potrebbe essere la vera ragione della sua approvazione accelerata, non una superiorità tecnica assoluta. Sono strade diverse, con rischi e potenziali diversi.
Chi può usarlo (e chi, per ora, no)
I criteri di eleggibilità sono stringenti: età tra 18 e 60 anni, lesione cervicale del midollo spinale diagnosticata da almeno un anno, condizioni stabili da almeno sei mesi, incapacità di afferrare con le mani ma con qualche funzionalità residua nella parte superiore del braccio. Una finestra clinica precisa, che esclude molti casi di paralisi. 32 pazienti è una coorte piccola, come sottolinea Avinash Singh (in foto), ricercatore BCI all’Università di Tecnologia di Sydney: funziona, ma i dati sono ancora limitati.
Vale la pena ricordarlo, senza smorzare l’entusiasmo: un’approvazione commerciale non significa accesso universale. Significa che esiste un prodotto, con un prezzo (non ancora comunicato), per una popolazione clinica specifica, in un sistema sanitario specifico. Quanto costerà? Chi lo rimborserà? Quanto sarà accessibile fuori dalla Cina? Domande aperte, per ora.
Nel frattempo, su FuturoProssimo abbiamo raccontato il percorso parallelo di Neuralink e il progetto Telepathy, il chip MIT che parla senza aprire bocca, e le startup europee che puntano sul grafene cerebrale. Il quadro è quello di un campo che si muove veloce, su più fronti, con approcci molto diversi.
Quello che è successo a Shanghai è comunque un punto fermo: per la prima volta nella storia, un chip cerebrale per tetraplegici è appena diventato un prodotto. Con tutti i limiti del caso, e con tutta la portata del caso.
